Osservatorio politico attento,APS nella presente era “post-ideologica”può apparire anche in controtendenza verso mode superficialmente innovative.Verso la socialdemocrazia,di cui incoraggia l'aggiornamento,od il fronte del progressismo nei continenti emergenti.Promotore ne è Antonio CIAMPAGLIA: giornalista Rai di”lungo corso”,ultimo direttore del Gr3;,notista con prolungata esperienza nei Gr e Tg. Politologo ed editorialista,senjor della Stampa parlamentare.
domenica 28 giugno 2015
NULLA DI FATTO NEL NEGOZIATO ATENE-BRUXELLES/VERSO IL REFERENDUM SU CONTROPROPOSTA UE,DUBBIO IL CONSENSO A TSYPRAS/CRONACHE DI UN LOGORAMENTO DEL QUADRO POLITICO:RENZI FURBO O INTELLIGENTE?
Lunedì 29 giugno 2015
APS – Anno XIX ( nuova serie ) - n°708 di lunedì 29 giugno 2015
COME PREVISTO,NULLA DI FATTO NEL NEGOZIATO GRECIA- UE/IL REFERENDUM NON CHIUDE UN DISCORSO CHE VA TENUTO APERTO PER ATENE E PER L’UE
Roma,29/06/15 – (Aps) -Vigilia,agitata e densa di preoccupazioni per l’ora X che sta per scattare in Grecia dove forse potrà partire alla fine di questa stessa settimana il referendum brandito,come ultima arma di pressione, da Tsipras dinanzi ai suoi interlocutori Ue a Bruxellex ed agli altri componenti della ex-Troika(Fondo Monetario Internazionale,Bce,e la stessa Unione europea),tutti maldisposti ad accogliere le proposte, considerate inaccettabili, del Governo di Atene.Si attendono di ora in ora le notizie dalla capitale greca circa gli effetti sulla assai malferma struttura dell’economia e e della finanza elleniche dopo la rottura determinatasi a Bruxelles.Un esito che purtroppo andava via via prefigurandosi sulla base di un presupposto.Vale a dire la declaratoria di immodificabilità delle proposte ateniesi destinate ad avviare una difficilissima uscita dalla attuale bancarotta.A complicare le cose – per Tsipras,Syriza, ma non solo – ci sono già da ieri le notizie di un consistente orientamento maggioritario dei cittadini ellenici a bocciare il piano di salvataggio governativo,giudicato del tutto insufficiente a Bruxelles e per questa ragione respinto quindi dalla Ue.Se così effettivamente evolvessero le cose ad Atene e dintorni si aprirebbero scenari ulteriormente preoccupanti per l’avvenire del popolo greco che ha già conosciuto una dittattura militare nei lustri passati,cui ha fatto seguito un ritorno assai flebile alla democrazia – nel pieno senso del termine – ed un assetto pubblico-istituzionale che mostrava abbondanti falle da tutte le parti.La fiammata del socialismo di lotta e di governo – che Tsypras ha voluto rappresentare in questi ultimi tempi – ha mostrato subito le pesanti contraddizioni e lacune di una “filosofia” di governo,diciamo così,che usa ignorare mezzi e risorse su cui far leva per possibili riforme.Il Ministro delle finanze di Atene, Varufakis,con tutte le sue eccentricità che ha voluto incarnare, è stato un po’ l’emblema di di questa insufficienza di sistema.Economicamente la Grecia non è certo una grande potenza,anzi,Ma Atene rappresenta storicamente,culturalmente,il simbolo,la culla della democrazia cui l’Europa,l’Occidente hanno continuato a guardare nei secoli.Ed è anche per questo che il discorso sulla Grecia in Europa,nel mondo, non può fermarsi oggi e quì .
CRONACHE DI UN LOGIORAMENTO DEL QUADRO POLITICO CHE COINVOLGE LO STESSO PD /IL DIBATTITO:RENZI E’PIU’ FURBO O PIU’ INTELLIGENTE ?
Roma,29/06/15 – (Aps) - Cronache di un logoramento del quadro politico.Frutto non solo delle tensioni e degli strappi - che forse si potevano anche evitare o quanto meno limitare - all'interno del Pd.Ma anche ed in prevalenza delle insofferenze di molta parte dell'opinione pubblica su cui Leghisti e M5S si esercitano,senza freni o riguardi, in prove generali di opposizione di piazza.Ovvero di una improbabile ricomposizione di una alternativa di governo priva di tutto fuorché di logori slogan demagogici.
Ma non solo.Perchè Interrogarsi,più che semplicemente parlare,sull'intelligenza di Renzi ? Questo il punto di svolta nel dibattito politico in corso.Può non essere poco! Ieri,ieri l’altro, all'Assemblea della minoranza Dem col severo intervento di Reichlin ;cui è seguìto Scalfari con l'intervista a Sky 24.Il dibattito politico in Italia si è spostato dunque sull'intelligenza di Renzi che soccombe alla sua furbizia.E' l'indubbio segno di una svolta che caratterizza il quadro generale in Italia,dove Matteo cerca come al solito.ma parecchio più faticosamente,di portare avanti il suo programma di riforme.Riforme le quali tutte danno la stura a diffusi malcontenti.Dalla scuola - ultima in ordine di tempo,col voto di fiducia di giovedì a Palazzo Madama - al Jobs Act,,all'Italicum,alla Riforma del Senato e via dicendo,il malumore sembra crescere assieme al calo dei consensi che ripetuti sondaggi vanno evidenziando a favore di Renzi e del "suo"Pd.Altro segnale di allarme - per Renzi e per il Paese,anche se il Premier fa la mossa di non darsene pena - è la crescita del dissenso nel Pd.Dove le minoranze, riunite in un'unica assemblea, danno finalmente qualche ancora troppo flebile segnale di riscossa.Insomma,ci sono abbastanza ragioni per cominciare a parlare della intelligenza di Renzi oltre che della sua astuzia e simpatia.Ma non c’è da chiedersi se questo cambio di spartito non sia anche un segnale di allarme per il futuro di quella che un anno e mezzo fa era partita – sia pure con qualche “strasfalcione” istituzionale e di etichetta – come una grande nuova stagione per una socialdermocrazia di stampo europeo che l’Italia non aveva avuto il bene di conoscere se non al governo locale di comuni e comunelli, di Toscana ed Emilia, e poche altre piccole isole amministrative sparse quà e là per lo Stivale,quasi sempre al Nord.E la conferma di questo miracoloso vaticinio era arrivata alla fine di maggio dello scorso,con le elezioni europee.Il Pd sfiorava quota 41%.40,8,per la precisione.E’ stato quello in fondo lo spartiacque che ha diviso in due il corso dell’avventura renziana al Nazzareno ed a Palazzo Chigi.Di Leopolda in Leopolda il modernismo del nuovo Pd renziano ha cominciato a mostrare qualche sbrego o qualcosa di più rispetto alla liturgìa della Ditta,quella di Bersani, del 25% ,con la quale tuttavia – c’è chi osserva – oggi Renzi governa più o meno comodamente.Il fraintendimento centrista(il Partito della Nazione)non poteva e non può portare lontano.E sempre che non si ignori del tutto lo zoccolo duro,del popolo della sinistra,della Ditta,o comunque lo si voglia chiamare.
giovedì 18 giugno 2015
DOPO LE REGIONALI ED I BALLOTTAGGI DI DOMANI IL PD SI PREPARI AD UN'ANALISI MENO UMORALE DEL VOTO E DEI FLUSSI ELETTORALI
APS – Anno XIX ( nuova serie ) – n° 707 di sabato 13 giugno 2015
DOPO LE REGIONALI E DOPO IL BALLOTTAGGI DI DOMANI IL PD SI PREPARI AD UN’ANALISI MENO UMORALE DEL VOTO E DEI FLUSSI ELETTORALI
Roma,13/06/15 – (Aps) – Lo scenario del post-voto regionale ed amministrativo – e nel=
l’attesa non priva di preoccupazione dei ballottaggi di domani,Venezia in testa ma non solo – non sembrano aver modificato più di tanto gli umori,diciamo meglio le intenzioni del Premier e Segretario Pd,Matteo Renzi.Lo si è visto alla Direzione notturna del Partito,di lunedì,dedicato all’analisi del voto certo non gran che confortante .”Nessuno può dire che abbiamo perso con sei regioni su otto – ha detto lunedì notte il Premier – confermate”.Vero anche questo,ma ci sarebbe da dire che la Liguria – area simbolo del vessillo rosso della sinistra da lungo tempo piantatovi,con tutti i valori e le immagini legate alla storia recente di quel territorio,dalla Resistenza alla ferma contrapposizione al terrorismo,alle Brigate Rosse – è stata ignominiosamente persa.Compensata,è vero, dalla conquista della Campania dove l’affermazione di De Luca è stata però accompagnata e seguita da una scia di polemiche poco edificanti sulla cosiddetta impresentabilità dei candidati. Specie se poi eletti al massimo scranno regionale,come è appunto avvenuto – al di là del merito delle contestazioni – con l’ex-Sindaco di Salerno,Vincenzo De Luca.
Al di là anche degli umori,sono tuttavia le intenzioni del giovane Premier democrat quelle che destano le maggiori preoccupazioni.Manifestatosi un anno e mezzo fa come una cometa abbagliante nel cielo piuttosto cupo e spento dello star system politico italiano,siamo stati sempre sostenitori – entro i limiti possibili – che ad una stella nascente,in un Paese come il nostro così bisognoso di una una netta inversione di rotta rispetto alle pigre,opache anche ambigue cadenze di una liturgìa di goverrno che con il berlusconismo ci aveva portato a sciupare i frutti del boom e della crescita dei decenni precedenti.Sembravano i segnali per far ben sperare per l’Italia.Per questo,nonostante certe “arditezze” in talune non marginali riforme targate Renzi – dal Jobs Act,alle riforme costituzionali(ma il Senato non elettivo portava in nuce una contraddizione),alla legge elettorale,che oltre la mancanza assoluta di preferenze a disposiziodell’elettore,sembrava
eccessivamente ritagliata sulle previsioni ottimistiche del confezionatore – nonostante tutto
ciò siamo stati inclini al lasciapassare dinanzi alla sua frenesìa del fare e del fare presto.Anche se la “precipitazione” portava magari con sè un po’ di approssimazioni e di in sufficienze in più.
Oggi però a sentire da Renzi – come è accaduto nella relazione di lunedì in tarda serata, al Nazzareno – che “i numeri ci sono”;che se “non va bene potete sfiduciarmi”;che se il Renzi2 non va bene,si può tornare al Renzi1 – si resta piuttosto interdett e preoccupati. Occorrerà forse fare un po’ di conti daccapo,assemblando tutti i dati utili,dall’astensionismo,in crescita,alle flessione netta dei consnsi Pd alle europee dello scorso anno,ai costi ed ai perchè del frazionismo della sinistra dem.Rispondendo anche o soprattutto alla domanda se l’ondata nuovistica trascinata da Matteo risponde realmente ad attese e prospettive di una fascia assai alta di elettorato.Quella che ha votato i simboli e le suggestioni di una socialdemocrazia europea che nel nostro Paese avrebbe ancora da compiere un lungo ed impegnativo percorso.
LA SINISTRA RIFORMISTA ONORA LE RADICI DEL SUO IMPEGNO POLITICO/L’AN=
NIVERSARIO DI MATTEOTTI / TRENT’ANNI DALLA MORTE DI BERLINGUER
Romas,13/06/15 – (Aps)-L’assassinio di Giacomo Matteotti – leader socialista che si oppose con coraggio e determinazione al disegno liberticida del fascismo – venne ucciso
dagli emissari neri il 24 giugno del 1924.La ricorrenza è stata ricordata anche quest’anno con celebrazioni svoltesi presso le due assemblee parlamentari,con cerimonie cui hanno dato vita le fondazioni che ai martiri ed esponenti del socialismo riformista ispirano la propria azione.Il Capo dello Stato Mattarella ha indirizzato un proprio significativo messaggio.Il senso delle riflessioni espresse dal Presidente della Repubblica ne4ll’anniversario della scomparsa di Matteotti si possono sintetizzare in un concetto ben evidenziato da Mattarella nel suo intervento.Il martire socialista – egli ha detto – non conobbe la democrazia come pratica attuazione nel proprio Paese.Ma a distanza di oltre novant’anni dalla sua morte l’Italia ricorda il sacrificio di Giacomo Matteotti come valore fondante della nascita della democrazia nel nostro Paese.Altrettanto ha fatto la Presidente della Assemblea di Montecitorio,Boldrini,in una cerimonia,presente la nipote del Martire socialista
La tragica scomparsa di Enrico Berlinguer – uno dei più amati capi comunisti italiani – avvenne a Padova,a seguito di un malore nel corso di un comizio che stava pronunciando nella città veneta nel 1985.In trent’anni è rimasto vivo e prondo il legame che uni Enrico Berlinguer non solo ai militanti dell’allora partito comunista,ma – si può ben dire – all’intera comunità dei cittadini e di tutto il ceto politico del Paese,dell’intero arco dei partiti antifascisti.Berlinguer è passato alla storia politica del nostro Paese come principale sostenitore della questione morale nella vita pubblica italiana,elevandolo così al ruolo di costruttore di una democrazia da far nascere sul concorso di tutte forze politiche e della società.Legate alla prospettiva di un moderno Stato sociale e diritto che non avesse più
avanti a se inciampi ed intrecci nascenti dalla illegalità.La questione morale,appunto,nella vita pubblica italiana.
domenica 7 giugno 2015
UN RISOLUTA BONIFICA A ROMA PER MAFIA CAPITALE//GLI ALTRI INTERROGATIVI CHE INTERPELLANO RENZI ED IL PD DOPO IL POCO BRILLANTE RISULTATO DELLE REGIONALI
Sabato 6 giugno 2015
APS – Anno XIX ( nuova serie ) – n°706 di sabato 6 giugno 2015
DALLA RISOLUTA BONIFICA DI MAFIA CAPITALE A TUTTI GLI ALTRI INTERROGATIVI CHE INTERPELLANO RENZI ED IL PD DOPO IL NON BRILLANTE ESITO DELLE REGIONALE
Roma,06/06/15 – (Aps) – La seconda devastante ondata di “Mafia capitale “ è giunta per tempo,per così dire,a salvare Renzi dall’assedio dei tanti interrogatvi che interpellano l’uomo nuovo del Pd,dopo il deludente – che tale è stato - risultato elettorale regionale di domenica scorsa.II secondo più fragoroso tempo, esploso tre giorni fà,nell’inchiesta del Procuratore di Roma Pignatone sul malaffare diffuso nell’amministrazione locale (Comune e Regione)lascia ormai pochi margini al Partito di Renzi ed ai suoi stessi massimi esponenti nelle istituzioni territoriali (indirettamente chimaati in causa in “Mafia Capitale”) per non far fronte ai propri doveri di risanamento.Nello stile dei rapporti con le centrali della corruzione che svelato ramificazioni insospettabili.Un risamento che potrebbe con molte probabilità arrivare sino ad un commissariamento dello stesso Campidoglio.E’ certasmente quanto di peggio si potesse pensare dinanzi alla ondata demagogica e moralistica del Movimento % Stelle che ha dimostrato,nel voto di domenica scorsa,una capacità pressocchè intatta di di far breccia nei punti più attaccabili.Un ritorno alle urne,a caldo, sulle vicende romane e laziali non potrebbe non favorire le pretese populistiche del Movimento di Grillo.
Ma andiamo al punto centrale,al 5 a 2 delle regionali di domenica scorsa, ed al sostanziale arretramento delle liste del Pd che hanno pagato il prezzo dell’usura ed anche delle pigre abitudini delle strutture locali del partito,per di più sottoposte, come in Liguria,all’erosione - - rivelarasi,tardivamente forse,poco contenibile - di una sinistra interna che sotto la guida Cofferati-Civati è riuscita,con una lista alternativa( quella di Pastorino,chiaramente di disturbo) è riuscita a portare via quella fetta di voti che hanno consentito al canidato unitario di Forza Italia e della Destra, alla men peggio consorziate,di portare via la riconquista della Regione alla candidata ufficiale del Pd,Paita.Brutto colpo per la Liguria e per i democrat ,per la sinistra riformista di sempre, che avevano sempre fatto di quella regione un proprio vessillo simbolico.Dalla Resistenza sino al blocco della pericolosa estesione negli anni ’70 della sanguinaria offensiva delle Brigate Rosse.Si ricorderà la barbara uccisione dell’esponente sindacale Rossa.
Quando si dice i corpi intermedi,come il sindacato,la funzione essenziale da essi sempre disimpegnata nella necessaria interlocuzione tra le parti sociali,le rappresentanze politiche le istituzioni,come avviene in Europa, in tutti i paesi di avanzata democrazia.In questa nostra più affannata democrazia non possiamo però farci irretire da incerti e sperimentali “nuovismi” poco ortodossi e di cui più prima che poi siu finisce per pagare un prezzo forse troppo salato.
Questo per un verso che investe assieme il sociale e l’economia,le relazioni industriali,etc, etc.Ma l’elenco è lungo e non può non comprendere il Jobs Act,con tutte le novità – da sottoporre a seria sperimentazione,quanto meno – in materia di legislazione contrattuale in campo lavoristico e che ha creato le prime non marginali frizioni con le centrali sindacali,Cgil ed Uil in primo luogo.Frizioni propedeutiche al clima di ostilità che si registra oggi tra sindacati e Governo.Senza parlare di riforme istituzionali e legge elettorale che benchè approvate,come l’Italicum, in entrambi i rami del Parlamento non hanno evitato di produrre effetti e reazioni pesanti, come si è visto domenica scorsa in Liguria.
In conlusione,è lecito dire che è arrivato per Matteo Renzi il momento di scegliere.Siamo tutti d’accordo,in premessa,che è e resta necessario un impulso nuovo a questa straordinaria risorsa che il Pd rappresenta,per la democrazia italiana,a fronte del lunghi anni di inerzia e di sfregi all’immagine dell’Italia,ad opera di un CentroDestra senza ritegno
e senza pudori.Basta però con il nuovismo d’accatto,con il Partito della Nazione buono per tutti gusti,consono semmai ad una idea di grande Centro.Se siamo consapevoli di muoverci,di agire nell’era della globalizzazione,non possiamo ignorare che il riformismo democratico deve avere,il suo popolo,i suoi valori,gli obbiettivi ed i programmi nei quali riconoscersi in ogni momento.Bisogna riconoscere ed ascoltare le voci del pluralismo interno,senza iattanza.Guardare la community del Partito nelle sue articolazioni territoriali;sentire i lamenti della gente,degli amministrati,non consentire che vi si annidino pezzi perversi di un affarismo – e un eufemismo forse – che può arrivare,come è accaduto a Roma,a speculare(un tanto a testa) sui poveri e negletti migranti.
Un attenzione sul territorio avrebbe forse evitato il caso Liguria(persa dal Pd) od il caso Campania(conquistata alla Destra) con le coplicazioni e la scarsa limpidezza che tutti conoscono.Chissà,forse anche in Veneto si sarebbe potuto evitare la così dura batosta che è arrivata in testa alla Moretti.
venerdì 5 giugno 2015
domenica 31 maggio 2015
UNA VIGILIA ELETTORALE AD IMPATTO IMPRESENTABILITA'/TENSIONI E POLEMICHE NEL PD ATTORNO ALLE TARDIVE CONCLUSIONI DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA/UNIFORMARE LA NORMATIVA IN MATERIA ANCHE CON LA SEVERINO
SABATO 30 MAGGIO 2015
APS – Anno XIX ( nuova serie ) – n° 705 di sabato 30 maggio 2015
UNA VIGILIA ELETTORALE AD IMPATTO DI “IMPRESENTABILITA’”/TENSIONI E POLEMICHE NEL PD ATTORNO ALLE TARDIVE CONCLUSIONI DELLA COMM.AN=
TIMAFIA/CORREGGERE ED UNIFORMARE LA NORMATIVA ACHE CON LA SEVERINO
Roma,30/05/15 – (Aps) – A poche ore ormai dall’apertura dei seggi per il voto regionale ed amministrativo di numerosi comuni grandi e piccoli che in coinvolgono in totale una popolazione di circa ventidue milioni di cittadini,conviene rispettosamente attendere l’esito degli scrutini.Questi inizieranno nella serata stessa di domani,subitp dopo la chiusura dei seggi alle ventitrè.Eccettuati i comuni della Sicilia dove si è preferito lasciare in vigore ancora per questa consultazione la doppia giornata di votazioni,sino a lunedì alle 15.Soltanto alcune considerazioni da cui non possi amo esimerci e che in ogni caso non influiranno sugli orientamenti degli elettori,ancora il giorno prima della manifestazione del voto.
Non c’è alcun dubbio che il clima di questa vigilia appare influenzato da tensioni di questi ultimissimi giorni,non solo per l’obbiettivo contrasto che vede opposti alla maggioranza governativa del Pd e di Renzi gli altri movimenti che anima l’ondata populista ed antieuropea che anche in Italia fa gonfiare le vele di quel genewrico ribellismo che nasce poi dalle conseguenze della crisi economica e da tutte le altre strozzature di antica data del nostro sistema amministrativo pubblico,dei diristti a livello locale come e sdoprattutto in sede nazionale.il dato caratterizzante di questa opposizione – M5S dfi Grillo e la nuova Lega di Salvini,non più secessionista ma con forte impronta nazionalistica e con il preciso distintivo antisolidaristico verso l’ondata immigratoria che il nostro Paese deve fronteggiare.Si può dire quotidianamente,in attesa che il programma di cooperazione europeo,della Ue,su questo terenno si manifesti organicamente.E purtroppo i primi segnali che ci sono arrivati non sono del tutto incoraggianti,a conferma delle preoccupazioni e dei dubbi sulle prospettive dell’unità politica del Vecchio Continente che in tanti appuntamentie scadenze tarda a farsi viva.
Ma la scossa più forte che è arrivata sul clima della vigilia elettorale,è stata, come si sa,
quella del verdetto – reso noto soltanto all’ora della pausa pranzo di venerdì - della Commisione parlamentare antimafia investita – ope legis – della definizione della lista dei cosiddetti “impresentabili” nelle liste per le Regioni chiamate al voro (Liguria,Veneto,Toscana ,Marche,Umbria,Campania,Puglia),oltre le altre amministrazioni locali da rinnovare.Il caso più eclatante – pur nella consistente pattuglia di nomi segnalati per la loro inidoneita,ben dodici in Campania(nove del centrodestra) e quattro in Puglia – è subito emerso quello del candidato governatore del Pd per la Campania,Vincenzo De Luca.Gli strali che nello tesso Pd si sono immediatamente indirizzati verso la Presidente della Commisione Antimafia suddetta,Rosy Bindi,accusata in sostanza di aver tirato un colpo mancino al Pd stesso ed al suo tentativo di recupero della Regione stessa,dopo l’era Bassolino,non possono tuttavia impedire che vengano approfonditi metodi procedure e sostanza della materia che rende lecita la pronuncia di “impresentabilità”.A far chiarezza su tutta la materia vi concorrono una serie di elementi.Essi vanno da una consonanza con l’altra più famosa legge Severino(quella che ha decretato la decadenza senatoriale di Berlusconi e la sua incandidabilità per un periodo di sei anni ),ad una più precisa determinazione dell’imputazione ovvero della condanna “pronunciata” per un reato qualificante al fine degli obbiettivi e della ratio che ispirano la legge medesima.La concitazione dell’ultima ora hanno creato non poca confusione ed anche un bisticcio che potremmo dire normativo da risolvere e superare in tempi rapidi.
Le reazioni che davvero non sono mancate nel Pd – ed in entrambe le direzioni,pro e contro la Bindi,soprattutto - la dicono lunga sul nuovo dibattito che si aprirà trai democrat ed indipendentemente dagli esiti elettorali .Potrebbe anche essere una positiva occasione per ridimensionare certe asprezze nei rapporti interni che hanno già prodotto i primi guasti e che invece potrebbero ancora essere riassorbiti in una proficua ricerca di un dialogo unitario tra le componenti.Facendo anche chiarezze su certe “impazienze rinnovatrici” di cui il Premier-Segretario si è fatto interprete sin dasl primo momento del suo avvento al potere nel Pd,con la vasta consacrazione avuta dalle primarie del dicembre 2013.Tenendo anche bene a mente che non “si sfonda” la centro se non si consolida la fascia elettorale che è lo “zoccolo duro” – i ceti formativi,la scuola e poi il sindacato,unico o plurimo che sia - del riformismo socialista del Pd.Che talvolta,in congiunture di crisi, può anche potuto aver dato al Partito un piccolo 25%;ma che non si è mai distaccato dalla sua connotazione fondativa originaria.
lunedì 18 maggio 2015
INTRALCI E RILANCI NEL CAMMINO DEL GOVERNO RENZI/TRA MUGUGNI E PROTESTE IL RIMBORSO DEI MANCATI ADEGUAMENTI PENSIONISTICI
Lunedì 18 maggio 2015
APS – Anno XIX ( nuova serie ) – n° 704 di lunedì 18 maggio 2015
TRA INTRALCI E RILANCI IL PERCORSO DEL GOVERNO RENZI. E’ LA VOLTA DEL RIMBORSO,TRAI MUGUGNI, AI PENSIONATI DECRETATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE
Roma,18/05/15 – (Aps) – Questa è la volta del rimborso ai pensionati delle fasce più deboli, del blocco degli adeguamenti fissati dal governo Monti nel suo primo decreto Salva Italia,che è stato deciso qualche settimana fa dalla Consulta.Per un bilancio come quello del nostro Paese che ha avuto ed ancora ha il suo bel da fare per riportare a livelli accet=
tabili dai Trattati europei il rapporto deficit-Pil,la decisione della Corte Costituzionale è piovuta come fulmine a ciel sereno - si fa per dire naturalmente - sulla testa di Renzi e del suo Governo.Matteo Renzi, con la consueta irruenza che lo distingue, sia pure immerso tra le non poche né lievi grane che lo circondano(lo strappo nel Pd che si è materializzato col voto contrario a Montecitorio di ben sessantuno deputati che si sono espressi contro l’Italicum) ha ritenuto di aver trovato la quadra, secondo il gergo introdotto nel linguaggio parlamentare da un esponente che era e rimane non proprio un purista come Bossi .Con l’aggiunta di una scorciatoia non proprio insignificante per il rimborso ai pensionati.Che ,secondo i calcoli fatti dal Premier e dalla sua squadra ministeriale. ammonterebbero a quattro milioni Almeno quelli nelle fasce più deboli di rimborsabili,con un assegno previdenziale lordo sino a 3mila euro mensili.L’operazione rimborso, così limitata a questa fascia di “fortunati”, porta ad un esborso di oltre due miliardi di euro per un rimborso “un tantum” che gira attorno ai cinquecento euro;in casi più ristretti sale attorno o sopra i settecento euro.Ma – fanno notare già da Palazzo Chigi – un rimborso più pieno e generalizzato avrebbe toccato cifre di vero dissesto per il nostro pubblico Erario:circa 18 miliardi di euro,insopportabili in un quadro finanzanziario ispirato al risanamento a breve dei conti dello Stato.
Laddove non arrivano i calcoli ragionieristici dei bravi tecnici ministeriali arrivano tuttavia le inquietudini e le rimostranze dei pensionati esclusi; o che si ritengono comunque beffati dall’irrisorietà del “rimborso”.Soprattutto di sindacati e parti politiche che oltretutto sono stati sempre lo “zoccolo duro” dell’elettorato del Pd.Un partito dal quale per la prima volta cominciano a prendere le distanze.Se non a mostrare anche all’interno del Pd la loro insofferenza e contrarietà verso scelte opinabili, che sembrano compiute in nome di una malintesa “modernità” che a sua volta si richiama a Blair,all’ex Cancelliere socialdemo= cratico Schoereder,scomodando anche Clinton e molti altri capi del progressismo mondiale.Il che in tempi di globalizzazione neppure guasterebbe,se non portasse qualche sconquasso anche in ambiti che ai tempi d’oggi sono attraversati da molti dubbi ripensamenti.Come accade nel campo dell’Internazionale socialista che non vive attualmente uno dei suoi momenti più felici.Ne trova in generale motivi di grande soddisfazione nella situazione politica dei principali paesi europei dove – attanagliati dallo psicodramma che è divenuta la prospettiva futura della unità del vecchio Continente – i partiti ispirati alla socialdemocrazia non sembrano godere di grande favore.Vedi i recentissimi esiti del voto nel Regno Unito.In Italia,nonostante lo sconcerto di una partenza troppo “a razzo”,con Renzi era sembrato andar meglio.Ed alle europpe del maggio scorso il Premier e Segretario Pd si era potuto vantare di un “quasi 41%” che era certo un bel risultato,e non solo per l’Italia e non solo per il “campo socialista”,come suol dirsi.Poi è venuta a farsi sempre più strada quell’idea del “Partito della Nazione”, che fa pensare a molte cose,che t’interroga e ti fa capire che forse c’entra poco,molto poco,con la socialdemocrazia di stampo europeo.Che sì,è certo,il Partito della Nazione non ci può, né ci deve interessare.
sabato 9 maggio 2015
LA SCONFITTA LABURISTA E LA CRISI DELLA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA/MA IL VECCHIO CONTINENTE HA PIU'CHE MAI BISOGNO DELLA SOCIADEMOCRAZIA PER SALVARE IL DESTINO DELLA UE
SABATO 9 MAGGIO 2015
APS - ANNO XIX ( NUOVA SERIE ) - N°703 di SABATO 9 MAGGIO 2015
Roma,09/05/15 - (Aps) - La sconfitta laburista alle elezioni di ieri l'altro giovedì nel Regno Unito segnala una situazione che non concerne soltanto l'appannamento dell'astro socialdemocratico nell'intera Europa.Fatta eccezione per l'exploit italiano alle scorse europee di maggio dello scorso anno - il 41%,un risultato inusitato sino a quel momento per le liste socialiste che fortemente inorgoglì il Premier e Segretario del Pd Matteo Renzi,fresco di insediamento a Palazzo Chihi come al Nazzareno(la sede del Partito) - lo scenario dell'Europa non è gran che incoraggiante per i partiti socialdemocratici e laburisti che non riescono a superare la china.Hanno ovunque o quasi posizioni di primo piano,ma generalmente come principale opposisitore dei governi imperniati sull'altro partito competitore.In altri casi - vedi la Germania della Cancelliera Merkel - sono in governi di coaliazione,come a Berlino,assieme al più forte partito cristiano-cattolico guidato appunto dalla Cancelliera.Abbiamo citato il risultato delle elezioni inglesi di per sé sufficientemente emblematico del trend di equilibrio trai due principali partiti di un bipolarismo che ha sino ad ora ha costituito la regola del gioco.Ma a Londra - e purtroppo non solo oltremanica,ma anche a Parigi come a Roma,e così via;per fortuna non ancora a Berlino - c'erano altri fattori in gioco.Innnzitutto la forte spinta antieuro che ha collocato ormai in ogni caso la Gran Bretagna in una posizione di distanza da Bruxelles.Cameron ed il partito Tory dovranno giocare con molta attenzione la carta del referendum per impedire che esso veramente sancisca l'uscita inglese dalla Ue,prima ancora del non ingresso nell'eurozona.Gli inglesi per vocazione guardano soprattutto e con orgoglio alla loro "relazione speciale"con gli Stati Uniti.Sono stati sempre molto diffidenti del passo e dei litigi della veccia Europa continentale.C'è di più anche in Gran Bretagna un risorgente populismo
che ha attecchito assai bene e con il quale non si può evitare di fare i conti.Un quadro complesso che è fatto delle diffuse debolezza della sinistra tradizionale,come in Francia con lo scarso vigore dell'esperienza Hollande,senza trascurare l'Italia.Non sono bastati i vent'anni dell'esperienza mortificante del berlusconismo,perchè arrivato Renzi al potere sono entrate in circolo idee a dir poco strane(il Partito della Nazione:che cosa è,a che ed a chi serve?).Si sono poste anche le premesse di uno strappo assolutamente da evitare.
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