domenica 30 novembre 2014

"PRIMA IL COLLE POI LE RIFORME"/MA RENZI DICE NO AL RICATTO DELL'EX CAV.NELL'INTEMERATA DI MILANO/ANNICHILITO DAL VOTO PER FI ALLE REGIONALI

APS – Anno XIX ( nuova serie ) – N°688 di domenica 30 novembre 2014 “PRIMA IL COLLE POI LE RIFORME”/MA RENZI DICE NO AL RICATTO DELL’EX CAV.NELL’INTEMERATA DI MILANO/ANNICHILITO DAL VOTO FI ALLE REGIONALI Roma,30/11/14 – (APS) – In una domenica lavorativa a tutti gli effetti per la politica,a Montecitorio è arrivato questo pomeriggio il via libera della Camera - dopo che ieri aveva già largamente superato la fiducia posta per tre volte sui maxi emendamenti in cui è stato spacchettato il provvedimento - alla Legge di Stabilità.Un tassello questo tutt’altro che indifferente per la politica economica del Governo,a favore delle famiglie e delle imprese;in una cornice anche temporale che da il senso e la misura di quanto sia impegnativo l’attuale passaggio del quadro politico.Ma la domenica politica registra anche un altro rilevante botta e risposta tra il Premier e l’ex Cav.Berlusconi che, scottato dalle ultime brucianti sconfitte (l’8 per cento appena alle regionali emiliane), si era lanciato ieri in una temeraria uscita pubblica sulla piazza di Milano, dalla quale ha lanciato il suo guanto di sfida:prima delle riforme di Renzi (che poi a detta dell’exCav. sarebbero quelle da sempre proposte dal centrodestra!) accordo sul successore di Napolitano che peraltro ancora non si è formalmente dimesso,come sappiamo.Renzi non ha atteso a replicare : il patto del Nazzareno va rispettato nella sua sostanza e da entramber le parti.Dunque,niente ricatti. Dobbiamo peraltro ricordare che è appena di sette giorni fa il voto regionale in Emilia Romagna e Calabria – altre due Regioni conquistate dalla Sinistra( senza trattino,come Renzi stesso tiene a precisare anche se in contrasto con le forti dispute interne al Pd e con il Sindacato di riferimento che da sempre è stata la Cgil) che hanno evidenziato un pauroso balzo in avanti dell’astensionismo,con soltanto il 37% recatosi alle urne nell’Emilia Romagna e con poco più,il 42%,in Calabria, che non possono non far seriamenre riflettere la classe politica, sul largo senso di sfiducia che prevale trai cittadini verso la politica stessa.Ed anche a proposito dei minori consensi attorno alle liste del Pd in Emilia-Romagna - regione tradizionalmente “rossa” e per definizione sempre schierata con la Sinistra – la flessione del voto al Pd(che ha vinto comunque la competizione amministrativa ma con una cifra assoluta di voti consistentemente inferiore rispetto ad ogni altra consultazione popolare) non poteva non essere messa in relazione con lo strappo a “sinistra” determinatosi attorno ai democrat con il Jobs,art.18 e tutte le polemiche che ne sono discese,a cominciare dall’essere di sinistra oggi,.per finire all’encomio recentissimo di Renzi agli imprenditori” : ai lavoratori no?”,gli è stato obbiettato. Insomma,in una temperie che certo non appare rasserenata all’interno di quello che oggi si conferma il solo partito-risorsa per il consolidamento democratico e per un mirato piano di crescita del Paese,ci si avvia ad una fase ancor più impegnativa in cui al completamento urgente e necessario del piano delle riforme, attese anche in Europa,si somma oggi la questione non meno spinosa di un ormai preannunciato avvicendamento a scadenza breve,probabilmente non ravvicinatissima,al Quirinale tra Napolitano – il cui rinnovo per ragioni eccezionali era stato accolto da Napolitano stesso soltanto alla condizione di una sua breve durata – ed il suo successore.Non si può non aggiungere che - mentre prende corpo un’alternativa di destra lepenista poco promettente,cui sta abilmente dando vita il successore di Bossi,Salvini,su una piattaforma di questa nuova Lega che da federalista diventa nazionalista, viene mandato in soffitta il secessionismo per anni sbandierato più che altro folcloristicamente.Sfruttando viceversa oggi,da parte di Salvini, la disperazione e la rabbia,di varia origine che è certo presente in larghi strati della popolazione Infine,per completare il panorama,la crisi progressiva profonda dell’MS5,che ad ogni elezione ormai perde colpi,mettendo in mostra la vacuità ed il velleitarismo dei propri inutili proclami.Beppe Grillo – che si “sente un pò stanchino”,come ha lui stesso dichiarato in uno dei suoi ultimi show,dedicato alle pulizie interne trai cittadini-deputati,con minacce o decretazioni di espulsione,sempre sulla base formale delle irregolarità o mancanza di rendicontazione spese – ha confessato in buona sostanza la propria delusione per la fermata così brusca del movimento.Dal Parlamento come pure dalle altre pochissime esperienze di potere locale emerge con chiarezza che lo stare in panchina non giova.Si da la conferma definitiva della totale incapacità dei 5S a misurarsi con i problemi reali della gente.del Paese.Una coclusione sulla quale in verità vi erano pochi dubbi.

sabato 15 novembre 2014

RECESSIONE CHE NON ARRETRA,SCIOPERO SOCIALE E MALESSERE IN MOLTE PIAZZE D'ITALIA/NEPPURE RENZI ARRETRA CON LE SUE RIFORME/IL DIBATTITO NEL PD SUL CHI DEVE CAMBIARE CANALIZZATO IN UNA SALUTARE DIALETTICA?

APS – Anno XIX ( nuova serie ) n°687 di sabato 15 novembre 2014 RECESSIONE CHE NON ARRETRA,DISAGIO SOCIALE NELLE PIAZZE/LO SFORZO DI RENZI:DARE SBOCCO ALLE SUE RIFORME IMPEGNATIVE MA NECESSARIE Roma,15/11/14 – (Aps)-E’ un dibattito ininterrotto quello che è dato da registrare all’interno od attorno al Pd quando è sembrato che la”irruenza “ del giovane Premier potesse mettere a repentaglio la stessa coesione del partito di cui egli è Segretario(oltrechè ,appunto,attivissimo Premier).Riguarda, da caso a caso,.l’auspicio di un cambio di passo del Leader,o viceversa di un diverso atteggiamento dell’altra componente,quella minoritaria,della” vecchia guardia” che raccoglie come si sa anche molti big democrat ,da Bersani a D’Alema, a tanti altri esponenti ,vecchi e nuovi,di rilievo del Partito.Dibattito ed interrogativi che diventano tanto più incalzanti dinanzi ad occasioni in cui “i due Pd”,come vengono individuati,sono addirittura impegnati in eventi diversi,ed apparentemente contrapposti.Come è accaduto qualche settimana fa con la riunione annuale renziana della Leopolda a Firenze ed,in contemporanea, la riuscita mobilitazione di Cgil e Fiom a piazza San Giovanni a Roma.Chi e come dovrebbe dunque cambiare?La risposta la possiamo riprendere da un bell’editoriale del quotidiano Europa,dedicato alla predetta circostanza: “È da quando è sulla scena, che più o meno ogni giorno – scrive Europa - qualcuno chiede a Matteo Renzi di essere diverso da come è. Per un periodo l’ha fatto anche Europa, quando temeva che gli scossoni che il rottamatore dava al Pd, allora malato, potessero ammazzarlo.Era un pronostico assai diffuso al tempo (sembra un secolo fa, sono appena due anni). Non so se fosse da assimilare alle odierne gufate, in ogni caso era un timore sbagliato. Oggi dire che Renzi abbia guarito il Pd è un eufemismo. E dovrebbe bastare questo a chiudere le polemiche sulla Leopolda: pur senza esporre bandiere del Pd, la verità è che le Leopolde hanno salvato il Pd, fin dalla prima edizione. Prima come incubatrici, poi come vettori del gruppo dirigente che ha portato i democratici a governare l’Italia, a battersi in prima fila in Europa, a divenire oggetto d’attenzione per i progressisti nel mondo.Più che sbagliato, è inutile chiedere a Renzi di cambiare. Qualsiasi istanza di normalizzazione, rivolta con le migliori intenzioni, cadrà nel vuoto. Renzi può cambiare tattica e tempi, anzi è rapidissimo a farlo, ma non cambierà mai prassi operativa. È un po’ come per la Leopolda: tutti si interrogano su come debba per forza cambiare (o sparire) ora che il renzismo è partito, governo, istituzione; Renzi, senza interrogarsi troppo, si siede al solito banco da dj e conduce il solito gioco.Il fatto è che sono gli altri, sostenitori e avversari, che dovrebbero cambiare e non l’hanno fatto.” Ecco,partendo da questa conclusione che si può forse andare nella giusta direzione.Nel senso che un dibattito plurale indirizzato ad individuare una nuova identità riformista calata nel tempo che attraversiamo e che ha cambiato molti dati di fondo della società,del contesto in cui ci muoviamo,in Europa e non solo;tutto questo non solo non è limitativo,può dare bensì maggior forza ad un partito della grande tradizione socialdemocratica europea e che in Italia e nel Vecchio Continente mira oggi a giocare una partita di primo piano. Si vorrà probabilmente obbiettare:ma con tutto quello che sta accadendo non solo sullo scenario italiano(su tante piazze lo “sciopero sociale” che è segnale nuovo di malessere diffuso ed assieme un ottimo investimento per gli imprenditori della violenza,dai Salvini,ai Borghezio -non parliamo dell’usurato showman dei 5Stelle e dei suoi comprimari - ai vecchi e sfiancati burattinai del rigurgito fascista sempre in agguato) il Pd crede ancora di poter governare il quadro d’assieme del Paese percorso da così tante tensioni?La risposta non può essere che sì.Intanto per mancanza della benchè minima alternativa credibile e concretamente spendibile.In secondo luogo,perché il Pd è appunto una grande forza democratica riformista, erede di una collaudata esperienza della cultura politica,di proposta e di governo, socialdemocratica europea,consistentemente premiata dal consenso popolare(quasi il 41%) alle ultime consultazioni di fine maggio per le europee,facendone il principale partito del riformismo democratico(il Partito del socialismo europeo,il Pse).Infine,perché esso è impegnato in un duro ma sin qui vittorioso tentativo di dare all’Italia una cornice di riforme in materia economica,del lavoro,delle istituzioni che dovrebbero farne uno dei paesi che meglio di ogni altro in Europa sta per compiere il grande balzo in avanti,con l’assetto più innovativo in materia politica,economica iastituzionale,come della garanzia dei diritti del cittadino.Passaggi certamente assai impegnativi,ma sin qui positivamente già avviati in sede parlamentare.Portare a compimento l’opera riformatrice del Governo Renzi significherà oltretutto affrontare con più fondate ragioni nella Ue,con la nuova Commissione appena insediata, la partita imperniata sul trinomio riforme-flessibilità-austerity a cui l’Italia resta,come sappiamo,fermamente interessata. Anche in virtù di una siffatta promettente cornice,ben venga dunque il dibattito interno al Pd sul cambiamento,sul chi deve prima cambiare e cosa.Sarà motivo utile a rivitalizzare energie per un interno salutare confronto di cui un grande partito come il Pd ha sempre estremo bisogno.

martedì 4 novembre 2014

RICUCIRE I FILI DI UN MODERNO RIFORMISMO DI GOVERNO/DI CERTO SGRADITO A DESTRA ED ESTREMA POPULISTA/INDISPENSABILE ALLA RIPARTENZA ED ALLA CRESCITA DEL PAESE

APS – Anno XIX ( nuova serie ) –n° 686 di martedì 4 novembre 2014 RICUCIRE I FILI DI UN MODERNO RIFORMISMO DI GOVERNO CERTO SGRADITO A DESTRA E ALL’ESTREMA POPULISTA/UTILE ALLA RIPARTENZA DEL PAESE Roma,04/11/14 – (Aps) – Non è proprio dei migliori il clima politico in questo momento.In generale, ma soprattutto all’interno della maggioranza e del più vasto universo della politica, della cultura, del mondo del lavoro,sindacati in primis,che sono sempre stati catalogati,per antonomasia, come la sinistra. Fibrillazioni attraversano in tutti i sensi di marcia il vasto corpo del Pd.Dai vertici agli esponenti impegnati in prima linea nell’opera di governo,con la complessa agenda che la connota, a tutti i dirigenti di fede renziana o della cosiddetta minoranza che mordono il freno per dare più visibilità a progetti,contropoposte La cosa che più allarma è la nuova categoria politica - imperiosamente lanciata da “superautorevoli” esponenti del nuovo corso - che vorrebbe di “sinistra” unicamente chi si allinea alla”trasformazione” (non al trasformismo?) che si vuole attuare,altrimenti fatalmente si è di “destra”.In verità ci sembra un gioco un po’ bizzarro,mirato a trasformare,si,ma che cosa?Per effetto di illusionistiche magìe, la realtà, politica ,sociale, economica,italiana e non solo,forse anche del più esteso contesto geopolitico in cui ci muoviamo? Il quadro purtroppo è più serio.Perchè che la situazione del nostro Paese in particolare, ma anche dell’Europa,eurozona,non,v’è dubbio che essa rimanga pesante.Dati statistici - e rilevazioni autorevoli anche in sede internazionale alla mano - confermano l’andamento sostanzialmente fermo,non lontano dal segno negativo dell’economia ,i limitati se non controproducenti effetti di alcune delle misure contenute dal nostro Piano di Stabilità,che riducono la crescita auspicata a frazioni di punto.C’è in altri termini da lavorare ancora sodo da noi.E così anche per tentare di modernizzare ed efficientare la macchina dello Stato, come di amministrazioni periferiche ed enti locali ;e via dicendo anche per gli numerosi ed importanti campi toccati dalle riforme di Renzi, per risalire la china sulla quale eravamo decisamente incamminati dalla seconda metà del primo decennio duemilla.Per non parlare degli ancora più lontani inizi del nostro disastro contabile ed economico.In altre parole,è venuto anche per Matteo Renzi il tempo delle scelte.Il nuovismo come sinonimo di moderenizzazione, come adeguamento alle nuove dinamiche delle realtà sociali ed economiche,lo sveltimento delle regole per lo stesso mercato del lavoro,va bene.Mettere mano alla demolizione di conquiste simboliche fin che si vuole,che rappresentano tuttavia anche nel mondo di oggi diritti fondamentali dei prestatori d’opera:questo davvero non si può.Come non si possono usare toni sprezzanti nei confronti dei sindacati,come la Cgil, che con più coerenza quei lavoratori continua a rappresentare..Sindacati e lavoratori che devono continuare ad essere e rappresentare l’ineliminabile base di una forza di netta impronta riformista quale deve evidentemente ancora poter essere il Pd.Un limite obbligatorio,questo,e perciò invalicabile. Che abbiamo sentito viceversa fortemente scosso in queste settimane.Dall’ultima Leopolda ed alla non sempre edificante passerella più volte rimirata tra le suggestioni della vecchia stazione medicea,alla imponente manifestazione sindacale di sabato scorso a piazza S.Giovanni a Roma,ai poco esaltanti episodi di violenza,due giorni dopo, a danno dei manifestanti:i cinquecento operai della Thiyssen di Terni,radunati nella Capitale in difesa del proprio posto di lavoro seriamente minacciato.Ecco, se veramente tutti vogliamo “cambiar verso” al Paese,oggi dobbiamo e subito compiere un gesto che è nella nostra piena disponibilità.Dobbiamo voltar pagina nella dialettica e nelle relazioni – rafforzandole e migliorandole - all’interno di un partito e del suo mondo di riferimento naturale che è e rimane il il sindacato.Se vogliamo conservare la forza propulsiva del riformismo socialdemocratico del Pd.Con esso salvaguardare e possibilmente incrementare quel ragguardevole capitale di consensi raccolto nel voto europeo del maggio scorso.E’ vero che il Pd deve coltivare la legittima ambizione di conservare ed andare oltre l’inaspettato 40,08 % delle europee.Ma attenti a non confondere le lingue,come suol dirsi,con improbabili e poco definiti “partiti della nazione” di cui pure si è sentito,ed in più occasioni parlare.Si tratta di progetti ed idee che davvero non possono avere appeal nel vasto popolo del Pd.

domenica 12 ottobre 2014

COME UNA DISSOLVENZA CINEMATOGRAFICA.LA TRAGEDIA DI GENOVA,IL VELO CHE SOLLEVA SULLE VARIE RESPONSABILITA',L'OPERA TENACE DI RENZI PER PORTARE AVANTI LA SUA INIZIATIVA MODERNIZZATRICE

APS – Anno XIX ( nuova serie ) – n°685 di sabato 11 ottobre 2014 GENOVA COME EMBLEMA DI UNA DISFATTA GENERALE IN UN QUADRO PUR SEMPRE DOMINATO DALLO SFORZO TENACE DI RENZI DI FAR RISALIRE IL PAESE. Roma,11/10/14 – (Aps) – E’ come una drammatica dissolvenza cinematografica.Le immagini del nuovo tracollo di Genova a tre anni distanza da un’analogo e, per il bilancio di vite umane, più tragico episodio di tre anni fà.E gli sforzi quotidiani di Matteo Renzi per dare un senso ed una direzione di marcia alla risalita dell’Italia.Perchè Genova gia’ segnalava allora, in maniera che sembrò perentoria,il dovere di liberarsi di ogni esitazione o torpore per mettere mano ad un’opera di consolidamento delle strutture della città che non reggono all’impeto degli eventi metereoligici e naturali che probabilmente vanno accentuandosi in talune determinate aree con più particolare virulenza.E quello di Genova sembra proprio uno di questi casi,anche se tutto il territorio nazionale,sta confermando una fragilità che va affrontata.Soprattutto per tempo.Specialmente in alcune aree del Mezzogiorno che hanno sofferto di siffatte ferite inferte ad un ambiente divenuto anche per mano dell’uomo, o di certi “disattenti” manipolatori del bene comune - da tutelare non offendere o farne strumernto di speculazione e di illeciti arricchimenti.- nuove più pericolosi punti di debolezza offerti ad eventi della natura che si stanno appalesando di straordinaria aggressività. Si è ripetuta a Genova la scena dell’inerzia dei pubblici poteri – bloccati anche da inusitate solerzie degli organi di giustizia amministrativa – e la “supplenza” coraggiosa delle squadre di giovani,centinaia,mobilitatisi a spalare il fango, e ad un primo ripristino dei luoghi.E,per contrappunto,gli insulti anche pesanti indirizzati al sindaco,di Sinistra della città della Lanterna,Doria. Che – ricordiamolo – fu portato allo scranno sindacale dalle primarie di coalizione che prescindevano dalle effettive capacità amministrative dei candidati.Un test cui era stata sottoposta invece senza esitazioni il sindaco uscente,la esponente Pd,Vincenti.Che poi forse di colpe non aveva poi tante,rispetto a quelle di oggi,per la precedente alluvione del 2011.Ma,insomma,poiché non è neppure tanto utile stilare una graduatoria delle responsabilità presenti e passate di Sindaci,Governatori e via discorrendo,occorre - a Genova come in ogni altro sperduto comunello di qualsiasi zona del nostro Bel Paese – “cambiar verso”,per davvero, nella gestione della cosa pubblica.Mirando anche o soprattutto a quei “centri di ritardo” - rispetto ai criteri di efficienza e tempestività che devono sempre connotare l’intervento della mano pubblica.A maggior ragione di fronte ad emergenze di siffatta portata.Altrimente la giusta reazione della popolazione bisogna aspettarsela dalle urne, alla prima occasione utile.Una ragione in più per correre ai ripari,subito. BREVE ANNOTAZIONE SULLA TENACE FATICA DI RENZI PER PORTARE AVANTI LA SUA INIZIATIVA RIFORMATRICE. Roma,11/10/14 – (Aps) – Inevitabilmente attratti dall’emergenza di Genova,come molti osservatori politici,siamo stati indotti a trascurare il discorso che viene di solito fatto con puntualità sullo stato dell’arte del quadro politico.Ma un breve cenno non possiamo risparmiarcelo neppure oggi.E’ quanto abbiamo scritto rapidamente più sù,sulla disssolvenza di questo film italiano sui tragici eventi naturali che devastano una città bella ed importante,sotto ogni aspetto,come Genova,le responsabilità e le “pigrizie” di chi s’attarda a compiere il proprio dovere di farvi fronte, dinanzi a così straordinari e catastrofici eventi..E poi l’opera infaticabile del Presidente del Consiglio che si sta spendendo oltre ogni limite,sul piano interno come su quello europeo,per portare aventi le ragioni di una rinascita italiana su basi mai conosciute di equità,e di moderna solidarietà.Al di là di qualche enfasi eccedente, crediamo che tale sforzo potrà avere buon esito se confortato dal credito e dalla fiducia degli italiani,come confidiamo che sia...

domenica 5 ottobre 2014

IL JOBS ACT PASSAGGIO IMPEGNATIVO PER IL PD/CANALIZZARE IL CONFRONTO INTERNO NELLA PROSPETTIVA DI RAFFORZARE L'IMPULSO RIFORMATORE DEL PARTITO E DEL GOVERNO RENZI

APS – Anno XIX ( nuova serie ) - n° 684 di sabato 4 ottobre 2014 JOBS ACT/IL PD AD UN PASSAGGIO DECISIVO:SENZA INDEBOLIRE LA SPINTA AL “CAMBIO DI PASSO” E LA FELICE SINTONIA CON LE ATTESE DEL PAESE Roma,04//10/14 – (Aps) – Le aspettative per l’autunno politico,che molti e da molti anni si attendono sempre caldo e foriero di svolte anche inattese,è venuto alla ribalta con connotati nient’affatto banali.Temuto da tempo,lo scontro all’interno del Pd a guida renziana, tra vecchia e nuova guardia nel partito e nei gruppi parlamentari, è venuto alla ribalta con inattesa virulenza dopo l’avvio sostanzialmente collaborativo sulle prime impegnative scadenze del calendario legislativo proposto dal Governo.Leggi ddl costituzionale sul nuovo Senato non elettivo e privato, tra l’altro, del voto di fiducia al governo e di quello sulle leggi di bilancio.E’ stato, sino alla prima decade di agosto scorso, lo spunto per un dibattito vivace e contrastato,ma che si prevedeva, come poi è accaduto ,che non potesse non arrivare ad un esito positivo.Il più aspro scontro in Direzione Pd tra maggioranza renziana e minoranze di sinistra sta ancora fando parlare osservatori e media di lacerazioni insanabili da parete dei dissenzienti; ed addirittura di scissione.Molto probabilmente si tratta di parole e di ipotesi sproporzionate alla realtà dei fatti e delle polemiche attorno a proposte del Governo – come quelle del Jobs Act su ridimensionamento dell’art.18 e nuove regole e strumenti nel mercato del lavoro,che si accompagnano ad altre misure di sollievo per i lavoratori,come la meta del Tfr nelle buste paga mensili – che certo banali non sono ma che con tutta probabilità non giustificherebbero una così accesa contrapposizione tra modernizzatori e tradizionalisti all’interno dello stesso partito.V’è da osservare anzi in proposito che in tale “scontro” può più leggersi un conflitto tra due opposti “simbolismi”,sventolati da ciascuna delle due parti.Da un lato Renzi e la sua impostazione “nuovista” con cui ha voluto esaltare – forse senza neppure ce ne fosse tutto intero il bisogno – la bandiera anti- art.18 per i nuovi assunti,quando poi nella formulazione del testo-delega neppure è esattamente così.Dall’altro le minoranze di sinistra del Pd, che hanno sbandierato l’altro simbolismo, il vessillo della difesa dei diritti dei lavoratori; diritti sempre da accrescere mai da ritoccare al ribasso,contro una comparazione estesa con gli altri maggiori Paesi europei che dimostra generalmente l’esatto contrario.A questa vertenza dentro il Pd – alimentata robustamente da impulsi esterni che hanno preso via via corpo, a cominciare dal noto editoriale del Direttore del Corriere che ha intanto sollevato tanti interrogativi e tentativi di decriptaziione di alcuni suoi passaggi – si è aggiunto un altro argomento polemico.Il calo netto del tesseramento nel Pd che, seguendo un trend in discesa costante,che quest’anno a partire per un ritardo da fine aprile,avrebbe ad toccato ad oggi soltanto quota 100mila,che è certo un flop rispetto al risultato dello scorso anno(dicembre) di 400mila.La discussione – sempre intonata ai toni non proprio concilianti di questi giorni – ha investito allora temi più generali.I voti (tanti,il 41% alle europee di maggio) e le tessere che marciano a rilento.Quindi partito solido o fluido,il ruolo della rappresentanza,dei Partiti,del Pd in ispecie.Noi crediamo in conclusione che occorre dare sfogo e spazio a momenti malumore che possono investire anche i ceti politici dirigenti.Sempre che poi ritornino,come c’è ragione di ritenere,nell’alveo di una necessaria, costruttiva convivenza e collaborazione. FUORI DAI PICCOLI VELENI;RAFFORZARE L’INIZIATIVA RIFORMATRICE DEL PD Roma,04/10/14-(Aps)-Segnaliamo una dichiarazione di Antonio Ciampaglia affidata oggi ad un post su Facebook:” Credo che al punto in cui è giunta la discussione - ed anche le polemiche non di rado molto sopra le righe su articolo 18 e sulla riforma del mercato del lavoro- occorra una riflessione seria sui contenuti delle riforme che Renzi intende portare avanti e la direzione di marcia complessiva del Pd.Un partito socialdemocratico e riformista che sembra incontrare consensi mai conosciuti sino ad oggi.Allora,lungi dall’ invelenire il dibattito interno al Pd, ritrovare anzi le ragioni che uniscono i vari soggetti e componenti,per rafforzare l'iniziativa riformatrice dei democrat che il Paese attende ed apprezza”.

martedì 12 agosto 2014

TRA IL PRIMO VARO DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE - IL SENATO - ED I PERDURANTI SEGNALI SEPPUR MODESTI DI RECESSIONE LA NAVE DI RENZI PUNTA DRITTO SU RIPRESA E CRESCITA

APS – Anno XIX ( nuova serie ) – n°683 di sabato 9 agosto 2014 IL RAGGIUNTO TRAGUARDO DELLA RIFORMA DEL SENATO BILANCIATO DALLE OMBRE DI UNA PERSISTENTE RECESSIONE/LA SPINTA AD ACCELERARE SULL’ECONOMIA Roma,09/08/14 – (Aps) –I Palazzi parlamentari ed anche quelli della Politica si sono già frettolosamente svuotati degli inutili occupanti che vi hanno praticato anche in queste settimane soltanto forme di spettacolare quanto vuoto ostruzionismo Doppio passaggio dunque ieri per la maggioranza d Renzi.Al Senato dove è stato finalmente varata in prima lettura la travagliata riforma della Camera Alta,con la quale viene archiviato il cosiddetto cameralismo perfetto tra le due assemblee parlamentari di Montecitorio e di Palazzo Madama, in quanto a questa ultima restano affidati soltanto più limitati compiti legislativi(in materia di leggi costituzionali,ma senza voto di fiducia e sul bilancio) essenzialmente come Camera delle Autonomie.Solo cento senatori non elettivi,privi di specifica indennità se non quella dei corpi di provenienza,come Sindaci o Consiglieri regionali.Una riforma che seppure trai molti contrasti che l’hanno accompagnata da parte di settori parlamentari più oltranzisti,ricalca il modello di molti alltri Paesi di più avanzata democrazia in Europa.Da Germania,Francia,Spagna,Gran Bretagna,etc,sia pure con alcune diversità da parte di ciscun paese.Una riforma indomma che non hanno mancato di apprezzare esperti costituzionalisti e che era nei voti e nei programmi delle più progredite forze politiche a cominciare dal Pd.Per Renzi e la sua compagine un risultato che non poteva non essere annoverato trai principali traguardi della sua azione di governo dove la semplificazione e lo svecchiamento istituzionale – oltre che amministrativo – non possono non essere valutati come premessa indispensabile ai più complessive ed ugenti riforme dell’economia,del sociale,della produzione,dopo la batostata della crisi del primo decennio 2000. Le riforme delle istituzioni servono a Renzi anche come biglietto da visita da esibire in Ue,in pieno semestre “italiano”, per la propria rivendicazione di flessibilità sul terreno della austerity comunitaria. Senonchè l’altro passaggio che ha fatto purtroppo da contrappunto all’esito della prima lettura per la riforma del Senato ha riguardato i dati della nostra Istat sulla nuova lieve flessione del Pil anche per il 2°trimestre 2014,che segnala la permanenza in una sia pure modesta fase recessiva( -0,3 % per il semestre) che certo non aiuta gli sforzi di Renzi per ottenere più aperture da Bruxelles. L’effetto combinato di questi due elementi creano indubbiamente motivi contraddittori d’ottimismo e di preoccupazione che sostengono meno bene di come dovrebbero l’iniziativa di governo italiana.Anche se più meditate ragioni di riflessione portano a non indulgere ad eccessivi pessimismi:semmai a serrare i ranghi perché gli interventi e le riforme sul piano economico vengano portate avanti a ritmi serrati.Certo è che siamo arrivati ad uno snodo decisivo dell’avventura politica di Renzi,come si suol definire la discesa in campo del sindaco fiorentino,prima al Nazzareno poi a Palazzo Chigi. I GIUDIZI NON DETTI SULLA CONGIUNTURA POLITICA ATTUALE/ SCONFINANDO SPESSO NEL “GUFISMO” PIU’ VOLTE EVOCATO IN QUESTI MESI Roma,09/08/14 – (Aps) – La politica,la pubblicistica politica sembrano da ieri l’altro sospese,da quando si si sono incrociati ,come si diceva più sopra, due dati decisivi dell’attuale corso politico.L’approvazione al Senato della riforma costituzionale della Camera Alta ed il verdetto Istat sul permanere di un’ancora seppur bassa recessione.Non abbiamo più visto commenti – se non estremamente indiretti – sul momento politico attuale dalla maggior parte degli organi di stampa indipendente.Dopo che sugli stessi giornali abbiamo assistito ancora in queste ultime settimane allo sforzo di promozione della Destra,berlusconiana e non, in preda ad una profonda crisi di motivazione e di consensi.Bene,questi ambienti editoriali e giornalistici sebrano entrati in un crisi di apnea,per rimettersi dalla quale risparmiano il fiato.Tutte le scelte vanno rispettate ed anche quella prima descritta.Diverso il caso di alcuni preminenti organi di stampa internazionale,come il FT che ha parlato di “fine della luna di miele” di Renzi con gli italiani,cui si aggiungono incitamenti e sprone non solo al governo italiano ma anche ad Ue e Bce perchè sostengano appieno gli sforzi dei governanti romani non lontani dal perseguimento di risulatati utili sullna via di una ripresa da riagganciare ed a portata di mano.In agenda,sempre sul Financial, anche un’intervista al Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi.

martedì 29 luglio 2014

LA LETTERA DI RENZI AI SENATORI DI MAGGIORANZA/POSSIBILI MODIFICHE ALL'ITALICUM E VOCI DI UNO SLITTAMENTO A SETTEMBRE DEL VOTO SULLA RIFORMA DEL SENATO

APS – Anno XIX ( nuova serie ) – n° 682 di martedì 29 luglio 2014 LA LETTERA DI RENZI ALLA SUA MAGGIORANZA/MODIFICHE E RINVIO A SET= TEMBRE/REAZIONI OPPOSTE DA BERLUSCONI E DA GRILLO Roma,29/07/14 – (Aps) - Lo dice anche Eugenio Scalfari questa settimana.Il problema - sostiene il Direttore emerito - non è la pletora dei senatori possibilmente ancora elettivi,ma l'Alta burocrazia che intasa inoperosamente il vertice ministeriale( titolari.vice e loro staff) rendendo inefficaci le più significative riforme prive per anni e anni dei loro decreti attuativi.Nei Palazzi dove sinora le leggi sono state formate ed approvate accade di diverso e forse di peggio.Ad intasare uffici,strutture e servizi - anche quelli meno prestigiosi - sono nel nostro caso i componenti di una casta ormai numerosa di stipendiati "fuori livello" per così dire,vale a dire assolutamente non paragonabili ad altre categorie di "lavoratori" del ramo,a qualsiasi livello.Ora,di fronte all'impietosa avanzata anche in Parlamento della macchina della "spending rewieu",essi oppongono coraggiosamente i loro petti,rivendicando i loro diritti(sic!).Però,come poscriptum,se lo diciamo tutti – sia pure in diverse sfumature – perché non spingiamo tutti assieme perché queste riforme,che hanno comicamente dilaniato l’Assemblea di Palazzo Madama con i loro famosi ottomila emendamenti,finalmente si facciano e senza falsi ed infondati casi di coscienza..D’altra parte un Grillo od una compagnia di guitii di provata arte o mestiere non li trovi dietro ogni angolo.Sta di fatto che in Senato ha preso il via la attesa “prova del fuoco” dopo il contingentamento dei tempi di discussione e d approvazione di ciascuno degli emendamenti .Il fatto nuovo all’avvio della settimana decisiva per le sorti immediate della riforma a Palazzo Madama è la lettera che il Premier Matteo Renzi ha inviato ai senatori della sua maggioranza.Accompagnata da più di una anticipazione circa disponibilità del iPremier ad uno scambio:ritiro degli emendamenti-farsa,rinvio a settembre della votazione della riforma “So che in queste ore – scrive Renzi - vedere il Senato costretto a perdere tempo senza poter discutere in modo civile, ma attraverso emendamenti burla, è triste. È umiliante, immagino, trascorrere il vostro tempo, prezioso come il tempo di tutti i rappresentanti dello Stato, a discutere di argomenti assurdi, come cambiare il nome della Camera dei Deputati in “Gilda” dei Deputati»”. «Svolta autoritaria? È litigare con la realtà!» «La modifica costituzionale di cui state discutendo supera il bicameralismo perfetto, semplifica il processo legislativo, riequilibra il rapporto Stato Regioni, abolisce il Cnel, disegna uno Stato più efficace e semplice. Una rivoluzione del buon senso» spiega « in linea con le principali esperienze costituzionali europee. Si può essere d’accordo o meno con questa riforma: definirla svolta autoritaria però significa litigare con la realtà».«Verrà il giorno in cui finalmente anche certi «difensori» della dignità delle Istituzioni si renderanno conto di quanto male fa al prestigio del Senato e del Parlamento mostrarsi ai cittadini come si stanno mostrando oggi», ha scritto Renzi. «C’è chi vuole bloccare tutto. E c’è chi vuole cambiare, iniziando da se stesso. Dalla vostra capacità di tenuta dipende molto del futuro dell’Italia. Con il vostro sostegno, garantite la fiducia e la maggioranza al governo». Il presidente del Consiglio conclude la lettera con un «in bocca al lupo e buon lavoro» ai senatori. «Siamo chiamati a una grande responsabilità: non la sprecheremo», scrive Renzi che accenna anche ed è questo un punto-chiave della sua strategia alla possibilità di modificare l’Iralicum,su soglie e preferenze.Il che potrebbe oltreche riconciliare la dissidenza interna agganciare i grillini in una trattativa a quel punto non più eludibile sul tema forse .nevralgico delle “riforme” di Renzi.Il riscontro si è avuto quasi in diretta con le prime dichiarazioni di Grillo. «Faremo guerriglie democratiche».aggiungendo: «Con il Partito Democratico c’è un confronto sulla legge elettorale, ma sia chiaro che noi non ci faremo prendere in giro». IL CORSIVO/IL “QUID” PER LE ALTE CARICHE E L’OSTRUZIONISMO AD OLTRANZA E SENZA RAGIONI Ascoltando le parole pronunciate dal Presidente del Senato Piero Grasso,venerdì mattina per la cerimonia del tradizionale Ventaglio a Palazzo Giustiniani,non è che se ne sia ricavato particolare motivo conforto.Grasso ha un passato meritorio di magistrato, impegnato su versanti difficili della giustizia;è venuto alla politica, col Pd,direttamente dal più alto scranno dell'Antimafia.Forse però è questa la ragione per la quale - alla prova della politica,nella seconda carica dello Stato da Luj attualmente ricoperta - non dimostra di possedere quel "quid" specifico (sarebbe questo lo stesso giudizio che Berlusconi avrebbe dato di Alfano,ad esempiio ) adatto allo scopo.D'altra parte,si potrebbe aggiungere come attenuante,che questo benedetto quid o ce l'hai o non te l'inventi.Non è di sicuro un discorso serio,d’altra parte,pensare che la accentuata estremizzazione del conflitto di questi giorni in Parlamento sulla riforma costituzionale della Camera Alta abbia trovato una sponda nella condotta del Presidente Grasso.Il quale si è certamente ispirato nelle sue decisioni di questi giorni alle ragioni di interprete e di difensore delle ragioni sia della maggioranza che delle opposizioni.Si potrebbe tutt'al più dire che molto probabilmente non è stato aiutato da quelle ragioni di "concerto" tra le opposte ragioni che dovrebbe sempre sorreggere le delicate decisioni adottate in momenti così arroventati come quelli appena passati a Palazzo Madama.