sabato 15 marzo 2014

ACCOLTA CON FIDUCIA ED INTERESSE LA"SVOLTA BUONA" DI RENZI/I DUBBI SULLE COPERTURE FANNO PARTE DELL'ANTICO "TIRO AL PICCIONE"





APS – Anno XIX ( nuova serie ) – n°664 di venerdì 14 marzo 2014


LA “SVOLTA BUONA” DI RENZI ACCOLTA CON FIDUCIA ED INTERESSE/I DUBBI SULLE COPERTURE FANNO PARTE DELL’ANTICO “TIRO AL PICCIONE”
Roma,14/03/14 – (Aps) – Delle performance di Matteo Renzi nella conferenza stampa a Palazzo Chigi di ieri l’altro,sulle decisioni che il governo si prepara a varare,si è detto già sufficientemente;come dei due elementi che hanno caratterizzato questa prima uscita di Renzi da Presidente del Consiglio.La portata dei provvedimenti ed il loro indirizzo sono chiaramente il primo di tali elementi:sono piaciuti subito alla sinistra, senza dispiacere – e non poteva essere diversamente – alle altre parti politiche,soprattutto dal Centrodestra in giù, ammesso che abbiano ancora la capacità e la coscienza a posto per poter dare consigli, indicazioni dinanzi alla gravità e complessità della crisi che tuttora morde il nostro Paese.L’altro elemento – è la stessa conferenza stampa del Capo del Governo trasformata presto in un rutilante show, quasi fuochi d’artificio, con supporfti grafici,quali slides  sui singoli punti illustrati,gestiti con naturale istintiva sapienza,con grande talento comunicativo e simpatia che ha coinvolto la platea dei numerosissimi giornalisti presenti.Lo spettacolo – se così si può dire senza ovviamente alcunchè di offensivo verso il personaggio – ha avuto una replica l’ndomani con l’intervento a “Porta a Porta” ,dove al conduttore Bruno Vespa non deve essere sembrato vero di aver trovato in un così autorevole personaggio la sponda giusta, quasi confidenziale, nella gestione del suo “format” televisivo che, caduto ai minimi termini negli ascolti,ha ritrovato ieri sera un nuovo insperato exploit,per merito appunto di Matteo Renzi.Per il neoPresidente del Consiglio un nuovo pieno successo mediatico assicurato.
Ma al di là di questi  ottimi risultati di comunicazione,i riflettori dell’opinione pubblica,degli osservatori,della stampa,e all’interno dello stesso Pd – dove,come si è già avuto modo di annotare,sembravano tutt’altro che spenti malumori e mugugni specie sulla vexata quaestio della legge elettorale appena varata a Montecitorio nella stessa giornata di mercoledì – tutto di mercoledì – gli interventi annunciati dagli sgravi Irpef per la fasce più basse di reddito(10 miliardi per 10 milioni di italiani),la riduzione dell’Irap assieme ad altre significative riduzione degli oneri sulle imprese(bolletta energetica e così via).Nel campo del lavoro,quali stralci dal più generale “Job Act”, le misure di flessibilità per agevolare l’entrata a beneficio dei giovani soprattutto hanno lasciato una favorevole impressione.Senza addentrarsi nell’elenco dei provvedimenti annunciati,è stata presentata anche una previsione  delle coperture finanziarie dei costi,nella quale sono convogliati gli esiti di più rapidi ed incisivi interventi della spending review,come i minori interessi del debito pubblico, per effetto del calo,si spera progressivo, del famigerato spread.Oltre alle coperture per complessivi 68 miliardi di debiti della P.A.verso le imprese private.E’ questa la parte –quantificazione finanziaria e coperture-su cui si sono però appuntate le principali riserve e i dubbi di quanti – come ha detto esplicitamente il Premier – “gufano” contro,e stanno aspettando che “l’acrobata cada dal filo” Questo non toglie che l’aspettativa nel Paese sia generalmente  fiduciosa e positiva,coinvolgendo significativamente i settori produttivi ed anche del sindacato che in definitiva riconoscono l’ispirazione “di sinistra” del programma annunciato  da Matteo Renzi.Anche se tendono a riprendere vigore polemiche e contrasti da parte della Cgil che batte principalmente il tasto dei pericoli di nuove precarietà annidate nella regolamentazione dei contratti a tempo determinato.Vedremo presto se questi motivi di dubbio e di preoccupazione potranno essere superati.

CAMBIA LINEAMENTI IL QUADRO POLITICO CON L’AVVIO DELL’ERA RENZI ?
   
Roma,14/03/14 –(Aps) – Con l’approvazione a Montecitorio dell’Italicum che allo stato regolerebbe soltanto le elezioni per Camera – in senso stretto, il condizionale è d’obbligo perché,fino a quando non verrà varata la cessazione del Senato nelle sue attuali funzioni, come altro ramo di un bicameralismo di cui viene invocata la fine,sarebbe pleonasrtico dire che nuove regole possano valere anche per la Camera Alta – e con il primo impegnativo impatto del Gabinetto Renzi con le “incombenze” di governo ( di cui si parla sopra ) il quadro politico appare in significativo movimento.Siamo dinanzi ad un trentativo di correggere il ritratto di sostanziale impotenza uscito dalle urne nel febbraio dello scorso anno,recuperato da un tentativo di emergenza – le larghe intese – sostenuto dal rieletto Capo dello Stato,Napolitano,ma presto naufragato per effetto dell’intreccio tra le vicende giudiziarie di Berlusconi e la sua assurda rivendicazione di “impunità”.Ci sono state le primarie “pro Renzi” nel Pd,il patto delle riforme con Berlusconi “pregiudicato”(con tutti i mal di pancia creati nel Pd stesso),l’ascesa a Palazzo Chigi del Sindaco di Firenze ed è iniziato il nuovo tratto della traversata.L’accordo,in termini statici,di suddetto patto sia pure a fatica ha retto ancora,ma sono evidenti i segni di insofferenza che crescono ad Arcore (o Palazzo Grazioli) di un Cavaliere inedebolito politicamente(malgrado i sondaggi  mantegano ancora in vita Forza Italia) e che tuttora reclama,con il suo inner circle,la propria candidabilità alle europee di maggio,contro tutti i dispositivi di legge e la logica che la escludono.Ancora non abbandonato mediaticamente si insiste nel paragonare il carisma del vecchio leader della Destra con quello del giovane Premier e Leader del Pd, che viceversa non sono confrontabili per diversità di ispirazione e di “predica” politica.La guerra di posizione trai due schieramenti di centroDestra(Berlusconi contro Alfano e viceversa) pesano in maniera fastidiosa nella nuova dialettica politica che sembra prender corpo.Essa si sviluppa attraverso vecchi e logori spot propagandistici propri alla Destra.Un peso non indifferente,specie per quanto riguarda il Ncd che Renzi si è dovuto caricare sulle spalle del suo governo e della coalizione di governo.Proprio mentre per molti segni la partita politica sembrerebbe star cambiando.E speriamo davvero

domenica 9 marzo 2014

RENZI,LE RIFORME,IL PROGRAMMA DI GOVERNO/LA L:ELETTORALE AL GIRO DI BOA A MONTECITORIO:REALISMI INTEMPESTIVI ?







APS – Anno XIX ( nuova serie ) n°663 di sabato 8 marzo 2014



RENZI,IL PROGRAMMA,LE RIFORME/AL GIRO DI BOA DI MONTECITORIO LA L.ELETTORALE:UN  REALISMO INTEMPESTIVO ?


Roma,08/03/14 –(Aps) – Mentre pare registrarsi una nuova preoccupante impennata in questi giorni dei casi di violenza sulle donne,con relativi femminicidi,la coincidenza tra la Festa dell’8 marzo  e la salita di tono delle polemiche sulla cosiddetta “parità di genere” nella nuova legge elettorale in discussione a Montecitorio (conl’approvazione slittata alla prossima settimana,forse martedì) getta ulteriore luce sulle criticità dell’importante riforma.Essa  resta d’altronde,il cuore dell’offensiva di Matteo Renzi, ora asceso alle stanze dei bottoni,a Palazzo Chigi,nella sua strategia annunciata  di cambiare verso al Paese.Crediamo,e speriamo,che l’istanza “paritaria” – sostenuta anche da uno specifico documento-appello - firmato trasversalmente da 90 esponenti parlamentari,in prevalenza Pd e Forza Italia,ma con la presenza di tutti gruppi minori ed anche di opposizione -  sia un buon viatico per l’accoglimento di detta istanza,per piegare le resistenze palesatesi soprattutto nella Destra e che sembrerebbero in via di ammorbidimento.Oltretutto lo scopo è quello di non far scivolare l’Italia nella zona bassa della classifica mondiale,trai paesi più retrogradi e meno aperti ai diritti-doveri delle donne.Una questione di civiltà insomma da affrontare e risolvere non solo nella composizione delle assemblee rappresentative.
Poiché si continua a far notare che è proprio dalle regole istituzionali che può prendere le mosse la rivoluzione del cambiamento che stiamo promettendo agli italiani ancora sotto la pesante sferza della crisi,dell’austerity,della mancata crescita e della disoccupazione.
Tornando al cronoprogramma di Matteo Renzi per la sua azione di governo,le prime due settimane dall’insediamento hanno già portato il giovane Presidente del Consiglio ad un battesimo del fuoco piuttosto severo: sia a Roma che sul piano internazionale,con la pericolosa vertenza russo-ucraina che agita sull’Europa lo spettro di un ritorno,dopo più di un quarto di secolo, alla guerra fredda.Con tutti gli intrecci delle relazioni in campo economico e commerciale che legano,ad esempio,Germania ed anche l’Italia alla Russia di Putin,nonostante le profonde riserve o contrarietà che da parte europea ed oltreatlantico si nutrono verso la Federazione russa e le sue assai incerte regole democrazia e di rispetto dei diritti e delle libertà dei singoli.Decisamente più impegnativo per Renzi ed il suo nuovo governo l’impatto a Bruxelles dove si è di fatto aperta la partita che da parte italiana si intende giocare quale uno dei sei Paesi fondatori e firmatari dei primi trattati della Comunità europea; come seconda nazione manifatturiera del Continente e perciò desideroso di dire la propria parola sulla strategià della Ue, dove ad una rilettura dell’austerity va velocomente affiancato un diverso molto più deciso impulso a sostegno della crescita.
In tale contesto si cala l’imprevisto dimezzamento,solo per la Camera e non anche per il Senato,della attuale stesura del testo di riforma elettorale.La spiegazione che ne è stata data è che - prevedendo il pacchetto delle riforme l’abolizione del Senato ovvero della sua trasformazione in Camera, non elettiva,delle Autonomie e dei poteri locali,con una più limitata e specifica potestà legislativa – sarebbe “realisticamente” risultato pleonastico estendere la validità della legge in approvazione a Montecitorio anche alla attuale Camera Alta.Il che ,come suol dirsi,potrebbe anche starci,se non si conoscessero i ben noti timori del principale, per quanto piccolo, alleato di governo del Pd,il Ncd di Alfano,di essere trascinato al voto anticipato e per questa ragione dar vita ad ogni possibile mossa di contrasto che allontani quanto più possibile la scadenza elettorale politica dove si viene inesorabilmente pesati.Sarebbe già questa una ragione più che legittima,come si è avuto già modo di notare,per accelerare viceversa i tempi di una normativa elettorale maggioritaria che elimini la possibilità di coalizioni poco omogenee di governo.
Un altro elemento che ha pesato sicuramente
 lo spacchettamento Camera/Senato  è stato il clima che si vive nel Pd e nel suo numeroso gruppo della Camera dopo il trauma non del tutto assorbito dello “strappo” a Letta e della ormai famosa staffetta con il Segretario delle primarie,Renzi,passato, con manovra assai veloce nei tempi, dallo sfiduciamento al Letta medesimo all’assunzione dell’incarico di governo.Oltre a ciò, malesseri e mal di pancia che nel Pd forse non sono mai mancati ad iniziare dalla costituzione del partito,probabilmente per una malintesa modalità di amalgama tra le due principali componenti che vi confluirono:ex-Cattolici popolari ed ex-Ds.O forse vale per tutti,anche per democrat,quando non si è votati ma nominati ,l’istinto di conservazione.Quindi allontanare,con i più sofisticati argomenti,il pericolo di una scadenza scadenza più ravvicinata che mette evidentemente tutto in discussione.

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venerdì 28 febbraio 2014

TRA FIDUCIA E PREOCCUPAZIONE IL "RENZI 1" VA /APPOGGIO PIENO DEL PD CON QUALCHE MALPANCISMO





APS – Anno XIX ( nuova serie ) – n° 662 di venerdì 28 febbraio 2014


TRA FIDUCIA E PREOCCUPAZIONE IL“RENZI 1” VA / APPOGGIO PIENO DEL PD CON QUALCHE MALPANCISMO
Roma,28/02/14 – (Aps) – Dopo la formazione della lista dei Ministri – che rispecchia fedelmente l’impostazione e la “filosofia” del nuovo Premier – il nuovo Governo del giovane Sindaco fiorentino,il Renzi 1,come è stato battezzato,ha superato tra aspettative fiducia e qualche incredulità la prova del fuoco del voto parlamentare delle due Camere.Anche se  potrebbe essere l’ultima volta – egli ha detto – a Palazzo Madama rivolto ai un po’ attoniti senatori:per effetto del nuovo disegno della Camera Alta, nella riforma che dovrebbe essere varata a ruota della nuova legge elettorale,quale Camera delle Autonomie. E bisogna subito dire che il neoPremier ha pienamente confermato le aspettative di comportamento,di eloquio decisamente informali (specie in un’ occasione solenne ed impegnativa come la presentazione del Gabinetto e del programma al Parlamento del quale il Premier attuale peraltro non è membro).Insomma,il Renzi Premier è proprio tutto Renzi.
Venendo alla sostanza politica dell’Era Renzi appena cominciata,Renzi continua paicere alla gente,all’opinione pubblica che segue più costruttivamente la vicenda del Paese e del suo Governo,così come pone un obbligo di fiducia e di speranza nella maggior parte dei settori politici,a cominciare da quello cui è più direttamente legato per esserne il Segretario,il Pd.Un Partito che non è rimasto impermeabile al carisma di Renzi,nonostante il trauma recente per la storia della staffetta con Enrico Letta – con relativo sfiduciamento interno – che ha lasciato,qua e là, più o meno intensamente, strascichi e malumori che ancora non sono stati riassorbiti.Del resto la sensazione generale è che il rapporto di Renzi con il suo partito non è destinato ad essere rafforzato,proprio per una conc ezione che egli ha dell’appartenenza partitica e che potrebbe essere non essere rafforzata in prospettiva.Nonostante,lo ripetiamo,si tratti del Partito del quale ha voluto essere Segretario come le primarie delle scorso dicembre hanno confermato quasi plebiscitariamente.Ma questo discorso va tenuto sullo sfondo,altrimenti ci porta lontano dai temi più prossimi,dell’azione di governo di Renzi,verso cui sono concentrate le attese e le aspettative del Pd come di così vasta area area di opinione pubblica e dell’intero arco delle forze politiche responsabili.L’indeterminatezza di taluni obiettivi anche prioritari del programma di Renzi e soprattutto delle strumenti finanziari di copertura di tagli e interventi destano le maggiori perplessità.Si spera con fiducia di poterlo aiutare nel “cambiamento” che si propone.Per il resto,ed oltre la cortina “della responsabilità” messa avanti da quasi tutti i partiti e partitini,della maggioranza come dell’opposizione, è chiaro ed è naturale come debbano intravvedersi i segni della “vecchia politica”,le vecchie furbizie a protezione delle rispettive mosse tattiche.Così Alfano ed il suo Ncd fanno dire a Sacconi al Senato e Cicchitto a Montecitorio come la partecipazione alla all’alleanza con Renzi nasca da un un tentativo di ridisegno del centro-destra di ispirazione neo liberale che è speculare ad analogo tentativo di ristrutturazione in atto nel centrosinistra(!);per non parlare di capitomboli e conversioni di Berlusconi e soci di Forza Italia.     


L’ADESIONE DEL PD AL PARTITO DEL SOCIALISMO EUROPEO A CONGRESSO A ROMA/ AL NAZZARENO IERI ULTIMI BAGLIORI DI POLEMICHE INATTUALI
Roma,28/02/14 – (Aps) – In stretta sincronia con l’apertura del Congresso del Pse a Roma,ieri la Direzione nazionale del Pd  ha sancito formalmente l’adesione dei democrat italiani al Partito del socialismo europeo che ha sede a Bruxelles ed a compl<etamento di un percorso che era già iniziato un paio di anni fa con l’ingresso degtli europarlamentari del Pd nel Gruppo dei socialisti e democratici nel Parlamento di Strasburgo.La medesima denominazione che assume ora ufficialmente il Pse e non solo per corrispondere alla richiesta della delegazione italiana,del Pd.
In mancanza di argomenti a carattere più generale e più roventi dell’attualità – che pure restano sottotraccia – nella Direzione di ieri al Nazzareno non sono mancati spunti polemici tra le due componenti principali del Partito - post-comunisti,e sulla scia quella socialista-socialdemocratica ,e quella cattolica popolare,o post-Dc – rappresentate rispettivamente ,nel garbato confronto polemico di ieri al Nazzareno, da D’Alema e da Fioroni.Al centro della discussione i due ormai un pò logori slogan:” non moriremo socialdemocratici”;”non moriremo democristiani”,che hanno perso entrambi quella parte di verità che negli immediatamente passati potevano ancora conservare.L’intervento di Massimo D’Alema ha introdotto – e non è la prima volta che lo fa – un elemento ulteriore,od una sorta di aggiornamento che valesse a rassicurare quanti come Fioroni e compagni nel Pd hanno ancora di queste preoccupazioni.Vale a dire che  nello stesso Partito del socialismo europeo è attualmente in corso un aggiornamento od un adeguamento alla realtà in trasformazione non solo in campo europeo ma mondiale,per aprire ai nuovi movimenti del progressismo democratico le porte della vecchia casa socialdemocratica europea.Sarà – aggiungiamo noi – anche questa un esigenza giusta,ma da questo a mettere in archivio le esperienze ed i valori che le socialdemocrazie europee rappresentano,concretamente – nonostante la congiuntura poco favorevole come quella quella presente- interpretandole alla guida dei governi di vari paesi del nostro Continente,insomma ce ne passa.Che le culture politiche “novecentesche” vadano rivisitate e calate nelle nuove realtà è anch’esso un argomento giusto che non può stravolgere le radici di una cultura politica attualissima come la socialdemocrazia.

sabato 22 febbraio 2014

CONFORME ALLE ATTESE IL PROFILO DEL GOVERNO RENZI/VECCHIA POLITICA,POPULISMI ED ALTRI INCIAMPI SULLA VIA DEL CAMBIAMENTO


APS  - Anno XIX ( nuova serie ) – n°661 di sabato 22 febbraio 2014


CONFORME ALLE ATTESE IL PROFILO DEL GOVERNO RENZI/LE RESISTENZE DELLA VECCHIA POLITICA E L’ATTESA PER FAR CAMBIARE VERSO  AL PAESE

 

Roma,22/02/14 – (Aps) – Il Governo Renzi formalmente da ieri sera costituito ed attende a partire da lunedi la ratifica del Parlamento. Oltre due ore e mezza di colloquio al Quirinale con il Capo dello Stato  di Matteo  Renzi prima di sciogliere la riserva ed ufficializzare la lista dei ministri.E’ stata questa la più emozionante,per così dire,suspence  provocata dalla vicenda pure non priva di spunti ed aspetti intriganti,dell’incarico di governo al giovane neo-segretario Pd dopo lo sfiduciamento interno di Letta.Eccezion fatta la conferma di tre Ministri Ncd – Alfano,privato tuttavia della qualifica di  Vicepremier (una casella che l’incaricato aveva subito anticipato di non gradire ),più Lorenzin e Lupi – l’attesa lista dei ministri ha poi confermato in buona sostanza tutti gli elementi che  caratterizzavano l’avventura politica del Sindaco fiorentino, anche per quanto riguarda la composizione della compagine  che dovrà  collaborare all’attuazione del programma del cambiamento  che Renzi si propone. Assoluta parità uomo-donna:otto donne (due collocate nelle caselle più importanti di Esteri e Difesa )su sedici ministri,mediamente giovani,come del resto lo è con i suoi 39 anni il nuovo Premier .Tanta voglia di fare per il famoso cambiamento di verso proclamato da Matteo Renzi,per portare la politica italiana e quindi il Paese “fuori dalla palude”.L’impatto dei conti e degli equilibri finanziari, così come  sulla scena europea è sulle spalle del Ministro tecnico Padoan:una nomina salutata con generale favore.Rimane fermo naturalmente l’impegno a far progredire nei tempi stabiliti il programma di riforme politiche e costituzionali,dalla legge elettorale alla riforma del Senato con la fine del bicameralismo per fetto al Titolo V.Tutti punti che Alfano – il maggiore dei mini-alleati del Pd nella coalizione – ha cercato vanamente di mandare indietro,nell’evidente terrore di un eventuale voto anticipato.
Detto tutto ciò non resta  che vedere all’opera la nuova compagine di Matteo Renzi ,con i suoi auspicabili esiti positivi.

Ripercorrendo a ritroso il cammino fatto sin qui dal determinato,volenteroso neo Segretario Pd -  acclamato si può dire a furor di popolo nelle primarie dei democratici dello scorso dicembre – è utile ricordare i passaggi più saignificativi e salienti.
All'interno della faticoso percorso dei giorni scorsi che  il Presidente del Consiglio incaricato Renzi ha dovuto compiere - la ricognizione in tutto l'arco parlamentare delle posizioni delle singole formazioni anche quelle più minuscole sull'agenda del costruendo governo - si evidenzia l'incontro in streaming di Renzi con Beppe Grillo,di cui si è parlato ampiamente dai vari angoli visuali.Diremmo,dinanzi allo show premeditato del comico genovese( fattosi capo politico simil-rivoluzionario ) che siamo arrivati alla prova lampante dello sbocco nichilistico di un populismo esasperato e violento,come mai s’era visto prima.Quello rappresentato appunto dal M5S,come lo abbiamo visto all'opera anche nelle aule parlamentari,he punta solo a distruggere ed a scappare.Per conservarere la rendita di posizione che ne ricavano personaggi  alla Grillo od alla Casaleggio.Con tutta la comprensione e l'amicizia per gli ingenui sostenitori di quel Movimento,dopo le desolanti performance di demagoghi di siffatta portata,bisogna impegnarsi a realizzare anche per loro un'italia migliore e più giusta.Sempre con il massimo  disprezzo per chi li manovra così spudoratamente.Quello svoltosi,sempre nella Sala del Cavaliere a Montecitorio,è stata in certo modo la replica di due incontri precedenti con delegazioni Cinque Stelle,prima con Bersani e poi con Letta,sempre in vista della formazione del governo dopo l’anomalo risultato elettorale del febbraio dello scorso anno,nel corso della lunga crisi.Una replica tuttavia – quella ,ancora in streaming,dei giorni scorsi – che non era in programma,imposta bensì dalla scelta on line dell’ultimora,quindi finalizzata ad enfatizzare ed appesantire le precedenti esperinze.Insomma quando platealmente la politica cede il posto alla demagogia ed alla violenza.
Altra annotazione possiamo dedicarla alla linea di resistenza di Alfano su composizione e programma del governo Renzi .Essa è purtroppo  emblematica di una pretestuosità volta ad affermare la propria visibilità sulla scena in questo passaggio e che altrimenti sarebbe stato davvero difficile garantirsi.Il Nuovo Centro Destra ,terrorizzato dalla tenaglia che gli si potrebbe stringere attorno con un affondo tattico del Cavaliere - spingendo sulla "responsabilizzazione" della sua opposizione – vede ,come già si è detto, come un incubo un ritorno alle urne nel 2015.Due condizioni che potrebbero vanificare l'eroica secessione di Alfano,l'ex-delfino - "senza quid" - del Cavaliere medesimo.

Questo per un verso.Per un altro,la controprova della vistosa anomalìa di sistema che ancora possiamo vantare al momento - in attesa del varo affrancatore dell'Italicum - per la mancanza di un chiara legge maggioritaria.Governa chi vince nelle urne.Senza il penoso minuetto,come quello di questi giorni,dei faticosi accordi tra alleati eterogenei,il più delle volte,mirati a difendere posizioni di piccolo potere,se non la stessa sopravvivenza politica. 

 

lunedì 17 febbraio 2014

INCARICO A RENZI/FUORI LA VECCHIA POLITICA DENTRO IL PROGRAMMA DEL CAMBIAMENTO/RIASSORBIRE NEL PD IL TRAUMA DELLO STRAPPO SU LETTA





APS – Anno XIX ( nuova serie ) n°660 di lunedì 17 febbraio 2014



INCARICO A RENZI /VIA I REPERTI  DELLA VECCHIA POLITICA SUL PIATTO I PUN= TI DEL PROGRAMMA/DA ASSORBIRE NEL PD IL TRAUMA DELLO STRAPPO SU LETTA



Roma,17/02/14 –(Aps) - La decisa accelerazione impressa da Renzi al “cambio di schema” per Palazzo Chigi ,da sintonizzare con la forte iniziativa da lui messa in campo - le tre riforme politiche e costituzionali(l.elettorale,Senato,titolo V) - non ha solo prodotto qualche stupore e qualche incomprensione,se non scetticismo,nei circoli politici e giornalistici.Partito dalla sua ben fondata campagna contro "la vecchia politica",tanti conati della vecchia politica Renzi se li è trovati davanti già al secondo giorno delle consultazioni al Quirinale.Un po’ di esempi?Con Vendola che ha coperto i profondi dissidi all'interno di Sel - fresco di Assemblea nazionale nella Sala dei Frentani a Roma - con il suo deciso niet dinanzi al Capo dello Stato riguardo alla nascita del Renzi 1.Il quale  dovrà implicitamente, viceversa, se vorrà mantenere le promesse delle sue impostazioni dalle primarie sino all’atto conclusivo avverso a metodi e contenuti del Gabinetto delle “ex larghe intese” presieduto da Enrico Letta,caratterizzarsi come governo “più di sinistra”. Ancora,con le ambigue e coperte astuzie "responsabili" ascoltate direttamente dalla bocca nientedimeno che del redivivo Cavaliere nei Palazzi  delle istituzioni.Soprattutto con le contorte,dure parole usate da Alfano in quella stessa occasione,forse per mascherare il proprio delirio di "impotenza" di chi è stretto tra il terrore di essere rigettato rovinosamente tra le fauci del vecchio padrino e l'ambizione o la necessità di rivendicare spazi politici - palesamente opinabili - nella piattaforma del nuovo governo Renzi in formazione.E rivendicare intanto anche spazi di potere, in termini intanto di poltrone ministeriali.Esattamente un lessico ed una concezione di "vecchia politica" che non è solo Renzi ed il Pd che li rinnegano.E’ in primo luogo il Paese,sono gli elettori che lo hanno espresso questo desiderio - sia pure ancora molto confusamente,nelle urne quasi un anno fa
Ma al di là di siffatte “sbavature”,quelle espresse ed inespresse,,chiamiamole così,inevitabili secondo appunto metodi e filosofìa della vecchia politica,della Prima Repubblicanel momento in cui ci si accinge alla fomazione di un nuovo
governo;soprattutto quando ve ne sono chiamate a far parte anche formazioni minori..Anche quest’ultimo elemento un “reperto” che una concezione bipolare(se non bipartitica) – che non ha certo scoperto Renzi -  dovrebbe cancellare, salvo casi eccezionali.
Il punto rilevante dell’accoglienza riservata allo “scarto” di Matteo Renzi ed alla conseguente deliberazione,a grandissima maggioranza, della Direzione Pd di giovedì scorso - che ha portato alla infausta e certamente brusca conclusione dell’esperienza di Enrico Letta a Palazzo Chigi – è tuttavia un altro.Al netto dell’indubbio trauma che lo strappo su Letta ha provocato alla base del Pd,di cui l’ex Premier è stato apprezzato esponente di vertice(viceSegretario unico con Bersani),così come ha disorientato non poco una larga fetta di opinione pubblica,non solo quella più prossima ai democratici;al netto di tutto ciò,il punto è’ la sostanziale distanza ed incomprensione del significato di tale svolta da parte di analisti,osservatori,commentatori con le loro regole, i loro schemi immutabili.E’questo .che ha portato a focalizzare gli avvenimenti di queste ultime settimane esclusivamente quale frutto della velocità,dell’intraprendenza ideativa,od anche del coraggio del giovane sindaco fiorentino,frettolosamente definito da qualche pure autorevole pubblicazione straniera:”demolition man” che ora dobbiamo vedere veramente alla prova. Non si è dato alcun peso alle preoccupazioni,le ansie ed assieme alla voglia determinata di cambiamento,dopo il ventennio, che hanno dominato a tutti i livelli,in questi ultimi tempi,il gruppo dirigente democratico ed anche i  sostenitori ed elettori di quello che nonostante la  deludente prova elettorale politica del febbraio 2013,e gli infortuni che ne conseguirono(l’infruttuoso incarico aBersani,prima,la “misteriosa” bocciatura dei suoi candidati alle votazioni per il Quirinale,poi ) resta il principale partito italiano.E vogliamo aggiungere,oggi – dopo l’infausto affollarsi dei populismi di varia inclinazione -  l’unica risorsa democratica per portare fuori dalle secche della crisi,e dai mali antichi dello Stato che connotano malamente,in generale,la vita pubblica del Paese.In questo senso – scindendo per un momento il Pd dai promettenti profili del suo neo-Segretario e Premier designato – ci pare di poter rilevare un’omissione  decisiva da parte di chi si è
speso nell’arte dell’introspezione politica del delicato passaggio politico attuale.Un omissione o un limite che è del tutto speculare a quello di aver acceso tutti i riflettori sul personaggio Renzi che è indubbiamente oggi l’uomo da copertina.Di non aver tenuto  cioè nel conto un elemento che molto probabilmente potrebbe far premio su tutti gli altri.Il bagaglio di orgoglio,di ambizioni,non sappiamo se smisurate ma certamente legittime,che è dentro  il corpo politico dei democrat,dei suoi dirigenti ,come dei singoli elettori attuali o potenziali,di voler risanare e migliorare l’Italia, secondo i valori o,se si vuole, gli schemi di una grande tradizione di cultura e di politica che appartiene a tutta l’Europa.La socialdemocrazia.     

mercoledì 12 febbraio 2014

SUSPENCE PER LA DIREZIONE PD DI DOMANI/LA TRAVE DI LETTA SULLA CORSA DI RENZI:SERVIRA' ?


APS – Anno XIX ( nuova serie ) – n°659 di mercoledì 12 febbraio 2014


SUSPENCE SULLA DIREZIONE PD DI DOMANI / LA CONFERENZA STAMPA DI LETTA CHE GETTA UNA TRAVE SULLA “CORSA” DI LETTA

 

Roma,12/02/14 – (Aps) -Il logoramento di Enrico Letta a P.Chigi è frutto di molti fattori oggettivi e soggettivi.La diifficile partenza con le larghe intese ed il suo ingombrante bagaglio:l'Imu,tanto per dire, che ancora si riflette negativamente sugli esiti di governo per quanto riguarda il "puzzle" delle coperture.Il travagliato passaggio tra la condanna definitiva e la decadenza dal laticlavio del Cavaliere,sino all'abbandono del Pdl,la scissione di Alfano e soci restati nel governo,appesantendone tuttavia ulteriormente il cammino connotato da non poche indecisioni e "pasticci".La mancanza - irrecuperata - di una visione,di una strategìa di un governo nato ancora per l'emergenza poco meno di dieci mesi fà e tuttora dinanzi al difficile compito di agganciare la ripresa, con interventi straordinari per uscire dalla crisi delle famiglie come delle imprese.Per offrire ai giovani tante, più numerose opportunità di lavoro.Anche con un piano generale di interventi a carattere assolutamente innovativo - un "esercito della salvezza"(come un amico e collega autorevole suggeriva nei giorni scorsi) dedicato al tentativo di ripristino della salute del territorio in tutto il Paese,secondo una mappatura che gli stessi eventi climatico-metereologici recentissimi e degli anni più recenti hanno già in buona parte disegnato.Ecco,questo un programma da mettere tra le priorità urgenti,assieme magari alla cancellazione delle consolidate inettitudini o furbizie della casta burocratica capace di bloccare centinaia di leggi anche giuste.Parlando di staffetta anche questi sono le risposte che un Premier deve saper dare al Paese con prontezza ed efficacia ed alla crisi che persiste in termini reali,come conferma l’ultimo ritratto dell’Italia curato dall’Istat.Al Nazzareno ,dunque, giovedì il responso.Questi  i ragionamenti che sustanziavano sino a questa mattina la previsione del cambio o staffetta del Pd a Palazzo Chigi.
Questo pomeriggio v’è stato tuttavia il fatto nuovo,anticipato in larga parte dal tono e le conclusioni dell’incontro a P.Chigi tra lo stesso Letta ed il Segretario Pd ormai veleggiante verso il traguardo della guida del Governo.Vale a dire la conferenza stampa nel Presidente del Consiglio nella stessa sede del  Palazzo.A questo punto è da ritenere,ed io stesso lo credo, che al di là del merito della proposta Letta - che sicuramente avrà i suoi elementi di validità - alla vigilia della Direzione Pd al Nazzareno la confusione stia obbiettivamente crescendo sotto il cielo della politica.In un punto nevralgico che corcerne la guida ed i contenuti dell'azione di governo.La testarda difesa da parte di Letta, che forse nessuno aveva messo seriamente in conto,è certo venuta a complicare non poco, quel che sembra,l'orientamente generalizzato per la famosa staffetta, con l'arrivo di Renzi a Palazzo Chigi, ormai condiviso da larga parte del Partito e non solo:Oltre alle minoranze di vario rito che caldeggiano apertamente ormai l'obbiettivo staffetta,ma ancora più esplicitamente lo sostengono gli alleati di governo,da Alfano a Scelta Civica alle altre formazioni minori; e ancora in sottotono ma in crescita gli umori non ostili provenienti anche da Sel.e dalle frange ribelli dei 5 Stelle.L'alzata di scudi di.Letta accresce e non di poco la suspence sulla Direzione Pd di domani.

L’ADESIONE  PD AL PARTITO DEL SOCIALISMO EUROPEO(PSE) /UNA PARTITA FORSE  MINORE CHE AVEVA APPASSIONATO O INTIMIDITO I DEMOCRAT

Roma,12/02/14 –(Aps)- Parallela a quella ben più impegnativa su staffetta si staffetta no Renzi - Letta a Palazzo Chigi,sta per chiudersi un’altra partita,certamente meno coinvolgente,ma che nei primi anni dalla nascita del Partito Democratico aveva creato da un lato aperte ostilità,dall’altro un favore mitigato da certe timidezze che nella componente post-comunista nasceva da una sorta di riflesso condizionato verso ogni testimonianza o reperto che si riferisse all’esperienza  del socialismo riformista.Si tratta della questione, che si è subito posta,dell’adesione al Pse assieme a quello dei Gruppo socialista al Parlamento di Strasburgo, alla cui denominazione da parte italiana si riuscì ad ottenere una modifica dell’etichetta:dei “socialisti e democratici”:Ora ed in vista dell’appuntamento elettorale per l’Europa e del corposo ordine del giorno che incombe sulla Ue per una rivisitazione dei canoni (crescita non soltanto austerity) che improntano la filosofìa comunitaria,lo stesso problema si pone per il Partito del socialismo europeo nel quale sino ad ora il Pd aveva avuto uno speciale statuto di membro associato.A questa anomalia statutaria si porrà termine a cominciare dalla riunione della prossima settimana a Bruxelles, dove fervono i preparativi anche dei socialisti per l’appuntamento  elettorale per i Paesi Ue:A cominciare del simbolo dell’adesione al Gruppo politico delle singole liste di candidati che dovrebbe cominciare dal prossimo maggio sulle schede di votazione.Insomma,sta per chiudersi una partita forse mai veramente giocata tra le due principali componenti  Pd – post comunisti e post popolari – che ora  cesseranno i lamenti tante volte ascoltati:”non moriremo mai socialdemocratici”;ovvero “non moriremo mai democristiani”.