venerdì 24 maggio 2013

IL VOTO AMMINISTRATIVO DI DOPODOMANI COME PROVA D?APPELLO DELLE ULTIME POLITICHE?/QUANTO PESA IL VOTO PER IL CAMPIDOGLIO SUL QUADRO POLITICO


APS – Anno XVIII ( nuova serie ) n° 631 di venerdì 24 maggio 2013

Roma,24/05/13 – (Aps) – Un altro passaggio non privo di rilievo in questo tormentato e confuso quadro politico italiano:un turno elettorale amministrativo che coinvolge alcuni milioni di cittadini di comuni e capoluoghi di varia dimensioni,tra cui spicca la Capitale – dove più impegnativo e serrato è il confronto, quasi una prova d’appello rispetto al voto politico di fine febbraio.In queste ore si svolge il serrate della campagna elettorale nelle storiche piazze politiche di Roma,da Piazza del Popolo,a S.Giovanni – riconquistata questa volta dalla Sinistra - al Colosseo, per citare soltanto le principali formazioni politiche che si fronteggiano :Epifani per il candidato-Sindaco Ignazio Marino,Grillo per il portabandiera del M5S,Di Vito,ed infine il Cavaliere nel tentativo di mantenere in sella l’uscente Alemanno la cui Amministrazione è stata punteggiata sotto ogni angolazione  da pessimi esiti e da scandali di tutte le dimensioni,soprattutto a livello di Municipalizzate,principali pietre dello scandalo del malgoverno locale della Destra,affiancatosi nella Capitale a quelli ancora  più clamorosi della Giunta (e Consiglio)  Regionale della Polverini.I risultati di queste votazioni non cambieranno evidentemente lunedì sera – a proposito, ma quando diventeremo un Paese civile,normale,con le votazioni in una sola giornata,e possibilmente entro le 8 di sera ? – il corso degli avvenimenti politici nazionali.Eppure ,in un senso o nell’altro,qualche fibrillazione in più potrebbero provocarla.Soprattutto a Roma,città nella quale la sinistra  ha sempre avuto un buon radicamento che l’ha vista varie volte al governo della città, sino alle ultime amministrative,quando sull’onda del voto “plebiscitario”  per Berlusconi del 2008,  è arrivato in Campidoglio l’esponente An, Alemanno,che ha dato in questi cinque anni il giusto lustro alla “tradizione” politica di cui è stato significativa espressione.La questione di questo voto amministrativo per Roma è che il candidato Pd Marino – persona di nota fama scientifica internazionale, oltre che esponente politico impegnato in primissima fila sul terreno politico-parlamentare – ha l’appoggio certo del suo Partito, che attraversa tuttavia ,come ben sappiamo, una fase di stanca se non di disorientamente dopo l’intricato avvio della legislatura e la nascita necessitata delle “larghe intese” che potrebbe, per cosi dire,riflettersi anche qui e compromettere il sostegno alla “causa”.C’è da augurarsi che così non sia
LE LARGHE INTESE CHE SI VORREBBE FAR SOPRAVVIVERE A SE STESSE:SOLO QUALCHE RITOCCHINO AL PORCELLUM.MAGARI LA GIUSTIZIA,TOGHE ROSSE… Roma,24/05/13 –(Aps)- Continua la schermaglia su modi e contenuti della cosiddetta “clausola di salvaguardia”,una soluzione minima di riforma o di ritocco della legge elettorale che metta in sicurezza ini un paese- che vuole essere moderno e democratico, come il nostro-un sistema decente di votazione nell’eventualità tutt’altro che remota che le larghe intese  possano naufragare.Per questo,accanto al complicato (un po’ bizantino ed ,a norma di Costituzione, più fitto di passaggi, sbarramenti, letture) progetto di riforme istituzionali – tutte legittime necessarie – comprendente anche un più meditato sistema di elezioni parlamentari  si era pensato a questa formula di salvataggio.
Così in questi ultimi giorni sono esplose non soltanto le polemiche sul “tritacarne della giustizia”,sul “siamo stufi”,gridato dall’immancabile Brunetta e dalle “amazzoni” di vario livello a beneficio del perseguitato Cavaliere,ma abbiamo dovuto ascoltare più alti lai in una sostanziale difesa del Porcellum da parte di chi vuol mantenere ad oltranza la ingovernabilità a beneficio di una parte soltanto,l’unica interessata,la propria e stende come rete questo ipotetica clausola di salvaguardia a tutela di un più duraturo stato di “larghe intese”.A prescindere,perché è sempre meglio imbarcarsi che restare a terra.Poi sulle riforme istituzionali e sulla vera nuova legge elettorale si vedrà.Senza fretta.

IL “CASO DE MAGISTRIS”/LA CRISI DELLA CITTA’ E DEL SUO HINTERLAND, LA ERRATICA VICENDA DEI 2 ANNI A PALAZZO  S.GIACOMO/RIPARTIRE O PERIRE
Roma,24/05/12 –(Aps) - Ancora un rimpasto,il terzo in due anni di mandato, nella Giunta comunale di Napoli: Luigi de Magistris  sostituisce  cinque dei suoi  assessori  con altrettante new entry.. Tra i bocciati   di maggiore spicco: Antonella Di Nocera( cultura e turismo) che in una recente  intervista non  aveva  taciuto critiche verso l’ esperienza de Magistris;  Anna Donati( mobilità e contestatissima ZTL,già assessore al Comune di Bologna)Trai nuovi assessori spiccano figure interne al Consiglio Comunale,dirigenti dei partiti che al  Maschio Angioino formano la base politica di riferimento politico della Giunta del Sinadaco-sceriffo. Nonostante le critiche che da più parti piovono su De Magistris - non ultima quella del segretario nazionale del Pd Epifani che lo accusa di fare e disfare le giunte senza un minimo di continuità e programmazione  - non sembra che il Sindaco  intenda allontanarsi  dalla sua linea operativa   dei grandi eventi che egli ritiene possa essere la leva per risollevare la città che due anni fà lo aveva innalzato, speranzosa, al soglio sindacale con largo suffragio .La critica neppure velata è oggi quella di non sapersi  concentrare ,a tempo pieno, sui gravi problemi della città. Parlando di lui  e nel descriverne un breve ritratto,alla trasmissione TV “Ballarò”,il filosofo Aldo Masullo ha detto che De Magistris è “un uomo solo che tende in fondo alla supremazia sui suoi stessi collaboratori; fa un’impressione patetica” perchè crede nelle cose che immagina e “non avverte la distanza tra il sogno e la realtà”. E lo storico GiuseppeGalasso: chiarisca il nebuloso programma”, attui quel decisionismo per il quale era stato votato: o la sua Giunta  naufragherà.(m.g.)

 

 

sabato 18 maggio 2013

LA DESTRA SULLA ZATTERA DELLE "LARGHE INTESE"/PROVOCAZIONI POPULISTE,OSSESSIONE GIUSTIZIA,MINACCE DI UN RITORNO ALLE URNE


APS – Anno XVIII ( nuova serie) – n°630  di  venerdì  17 maggio 2013

Roma,17/05/13 – (Aps) – Giornali e circoli benpensanti continuano ad alimentare la speranza che il governo di “emergenza” possa continuare positivamente la sua azione nonostante i forti scricchiolii ,meglio, le aperte tensioni,che si avvertono nella sua maggioranza,conditi dalle ricorrenti minacce Pdl di un ritorno alle urne.Più recenti esempi :il tentativo maldestro del Cavaliere di attribuirisi il merito dello stop alla rata di giugno dell’Imu,ovvero quello di riproporre il bavaglio alla stampa in materia di intercettazioni,la cui disciplina va semmai vista – come strumento volto a disvelare la prova, non il reato - in un contesto più organico.Ed inoltre – punto centrale e nevralgico della esile intesa di governo –bisogna assolutamente scansare il tranello di Berlusconi e soci di legare l’abolizione del Porcellum – sinanco il suo autore Calderoli ne auspica la fine! – ad una più estesa riforma istituzionale che ha tempi e procedure chiaramente  più lunghi e complessi e che potrebbe non arrivare in porto o,verosimilmente,non arrivarvi per tempo in  condizioni politiche come quelle attuali.Questo è l’imperativo che è condiviso chiaramente dal Pd,il maggior azionista della coalizione di governo,e soprattutto dal Premier Enrico Letta che ha indetto per il prossimo mercoledì un incontro “ad hoc”.Benchè il governo delle “larghe intese” non abbia alle spalle molte settimane di vita,è chiaro ormai che la navigazione di questo governo che voleva essere di”servizio” per il Paese,per superare un’altra fase acuta della crisi – che riguarda il lavoro e e la recessione in termini di economia reale – fa fatica procedere, con la palla al piede di una Destra berlusconiana dominata dall’ossessione giudiziaria del Cavaliere e dalla spinta alla guerriglia demagogica, populista che non trascura nessuna occasione per mettersi di traverso sul cammino che Enrico Letta aveva disegnato – con fiducia ed anche forse con qualche ingenuità in più – per la coalizione da lui guidata.Berlusconi vuole incassare il prezzo di una collaborazione di governo che si è resa necessaria perché priva di alternative percorribili .Necessaria tuttavia  anche perché il Pd in questo avvio di legislatura,dopo la delusione per il proprio risultato elettorale,ha manifestato un malessere profondo  rivelatosi in pieno con le votazioni per eleggere il nuovo Capo dello Stato,con la imponente dissidenza di ben 101 grandi elettori sul nome di Prodi.Tale malessere ha impresso necessariamente una svolta in qualche modo ulteriormente involutiva al quadro politico già complesso,quale si presentava all’apertura delle urne a fine febbraio scorso.

LE FATICHE DI EPIFANI PER RIDAR VOCE POLITICA AL PD/E PER RITESSERE IL FILO DI UNA DIALETTICA RIFONDATIVA DELLA  NOSTRA SINISTRA RIFORMISTA.   

Roma,17/05/13 – (Aps) – Il Pd - che non è,come  ovvio,il partito “comunista” di cui comicamente si delira dalle parti del Cavaliere ( ma quando ci liberemo finalmente di questo fastidioso ingombro del quadro politico nostrano ed avremo un normale polo conservatore-democratico ?)- ha iniziato con la Segreteria di Guglielmo Epifani il suo impegnativo percorso di “ricostruzione” politica interna.Dobbiamo chiamarla così tenuto conto dello stato al quale si era arrivato con le convulsioni del voto “presidenziale” a Montecitorio e con la mesta rassegnazione che ha palesato l’Assemblea nazionale di domenica scorsa a Roma.Ora il Pd non può fallire l’obbiettivo di rimettere in corsa, su basi aggiornate e rivisitate,quello che deve essere - uscendo anche dagli imbarazzi e dalle ambiguità post-ideologiche forse oggi di moda – il partito socialdemocratico di forte impronta europea.

CATALOGO DEL DEGRADO :NETTURBINI E GIARDINIERI,MISTERO  METROPOLITANO /LETTERALMENTE SOTTO I PIEDI  IGIENE VERDE E DECORO DELLE  CITTA’

Roma,17/05/13 – (Aps) - Sono un  esercito e pure  si vedono poco in giro; di  pomeriggio poi quasi per niente.Parliamo dei netturbini e dei giardinieri  comunali.Nelle città si raccolgono rifiuti solo con i camion ma lo spazzamento è ormai una attività desueta.Sui giornali locali e sul web cittadini indignati, si chiedono:”dove sono finiti gli spazzini” (alias: operatori ecologici o netturbini , se preferite)? “Riusciremo mai a sapere- si chiedono tra l’allarmato e l’imbufalito i cittadini – quanti  sono,come sono organizzati,come ed  in che modo il loro lavoro viene distribuito nelle varie municipalità,in che misura incidono sulla pesantissima tassa della spazzatura che tutti  paghiamo”? Appena apparsi in occasioni speciali ,e solo nelle strade maggiormente interessate,ricompaiono poi a ranghi rigorosamente ridotti, al centro ed  ancora di più in periferia dove l’inadeguatezza ed  i ritardi nella pulizia di piazze,strade e marciapiedi,mettono a rischio le condizioni di igiene  e procurano un grave danno di immagine. Anche per i giardinieri come per  i netturbini si pongono gli stessi interrogativi.Aiuole della città, prive della ordinaria manutenzione,sono piene di sterpaglie.Alberi , piante e fioriere che avrebbero bisogno di  innaffiamenti sono destinati  per incuria ad un mortale abbandono. Ai cittadini che protestano per  questo stato di cose  spesso si risponde che  mancano uomini e mezzi necessari per far fronte  a tutte le innumerevoli  esigenze.Recentemente,tuttavia, varie inchieste hanno  accertato che   negli organici v’è una ripartizione del numero complessivo degli addetti tra municipalità,grandi parchi , etc.Non tutti sono però operativi.Tra di essi ci sono naturalmente anche  anziani, inabili,   assenteisti  che normalmente vengono esentati dai turni più impegnativi.La soluzione inevitabile sta nell’affidamento di appalti a ditte private.E qui il cerchio si chiude:servizio carente, inefficiente= più costi in ascesa costante.

 

 

 

venerdì 10 maggio 2013

LA SENTENZA MEDIASET EVIDENZIA L'ANOMALIA BERLUSCONIANA/PROVE SEMPRE PIU' PROIBITIVE PER LETTA E LE "LARGHE INTESE"


APS – Anno XVIII ( nuova serie ) – n°629 di venerdì 10 maggio 2013

Roma,10/05/13 – (Aps) – Anche se sono apparsi evidenti i tentativi di molti,anche  autorevoli, organi d’informazione di coprire di un velo pietoso almeno nei titoli d’apertura,di prima pagina,la condanna confermata in Appello per il Cavaliere,nel processo Mediaset per il reato di  frode fiscale in materia di diritti tv(quattro anni di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici ) ,la botta ricevuta dal leader della Destra è di tutto rispetto.Si è verificato allo stato dei fatti uno degli eventi temuti (gli altri - processo Ruby,quello di Napoli:De Gregorio-Lavitola – sono in gestazione e dovrebbero approdare a sentenza entro lassi di tempo relativamente brevi ) della cosiddetta “persecuzione “ di Berlusconi da parte delle “toghe rosse”, come egli non si stanca di definire pm e giudici delle diverse Sedi giudiziarie in cui pendono procedimenti a suo carico.La prima reazione del Cavaliere dinanzi alla sentenza della Corte d’Appello di Milano è stata sdegnata,ma al momento non “vibrante”,per così dire, come la centralità del tema  ( non assente,tutt’altro in campagna elettorale e nella sua rincorsa nei sondaggi) poteva fare attendere.Anche se i suoi fedelissimi e falchi hanno rotto gli argini con dichiarazioni più infuocate; e per fine settimane si tenterà anche di scaldare la piazza.Intanto quella di Brescia,dove è in programma per domani sabato la prima “indignata” esternazione dei berluscones.Si parla anche di una manifestazione lunedì prossimo, sotto il Palazzo di Giustizia di Milano dove riprenderà il processo Ruby.Insomma la rappresentazione plastica di come non si intenda disarmare quella offensiva contro l’istituzione Giustizia da Berlusconi scelta, e non da oggi, come elemento distintivo del suo movimento politico trascinato dal proprio Leader a proteggerne l’immagine “scheggiata” da così ricorrenti “iscrizioni” nei Tribunali italiani.Un passaggio della vicenda politica nazionale che acquista toni surreali,che smentisce i presupposti della cosiddetta “pacificazione” a base del coraggioso tentativo messo in atto dal giovane esponente Pd,Letta, con il governo da Lui presieduto.E’ il caso dunque di rinnovare ad Enrico Letta i’augurio e l’incoraggiamento a proseguire fin dove gli sarà consentito il percorso di questo Governo di grave emergenza sotto molti punti di vista..  

DOMANI L’ASSEMBLEA PD/ LA MANCATA VITTORIA ELETTORALE E LE TRAVAGLIATE VICENDE IN AVVIO DI LEGISLATURA/RIFONDAZIONE ED IDENTITA' DEL PARTITO
  
Roma,10/05/13 –(Aps)- Un Partito pronosticato come vincitore con ampi numeri alle scorse elezioni e che, ad urne aperte, è risultato primo, si, ma non il vincitore,quasi un primus inter pares con M5S e Pdl.Una legge elettorale (quella che sarebbe da abolire subito)che gli ha conferito alla Camera il vistoso premio in seggi parlamentari.Poi l’immagine inusitata che è stata palesata in avvio di legislatura,e soprattutto nella fase delle votazioni per il Colle, di una formazione politicamente decomposta,priva di una univoca direzione di marcia,che ha perso il potere d’iniziativa che comunque le spettava in base a numeri non esaltanti ma pure inconfutabili:E stato’ un passaggio della sinistra riformista italiana - dal postcomunismo, al popolarismo democratico,a spezzoni socialisti (che non hanno saputo mantenere il passo con le socialdemocrazie europee) – assolutamente inatteso,nel momento in cui sembrava che la sinistra italiana avesse imboccato la strada della socialdemocrazia di netta impronta europea.Invece non solo l’amalgama interna non è stata conseguita,il problema identitario è rimasto lì insoluto;è emerso il volto di gruppi o correnti malamente conviventi,o contrapposti tra di loro,aggravato forse da una mistica “primariale” a tutti i livelli che non sempre ha dato buoni frutti.Non pare facile trovare il rimedio a tutto ciò nell’Assemblea di domani,con l’elezione di un Segretario di transizione sino al Congresso di ottobre.Ma una sorta di rifondazione del Pd sembra urgente ed indispensabile se non si vuole buttare al vento al principale risorsa della democrazia italiana

 TRASPORTO PUBBLICO UN SETTORE AL COLLASSO(A NAPOLI ANCHE PEGGIO)/ DOPO CINQUE ANNI INTESA PRELIMINARE PER IL NUOVO CONTRATTO
Roma,09/05/13 – (Aps) - Appena  qualche settimana  fa le associazioni aziendali Anav ed Asstra  ed i rappresentanti sindacali dei 116 mila  lavoratori del  trasporto pubblico  locale  sono finalmente riusciti a trovare  una intesa  preliminare sul rinnovo del contratto di lavoro scaduto ormai da 5 anni.   Agli addetti al settore, tra maggio ed ottobre di quest’anno,  arriverà  una tantum di 700 euro.Le aziende del settore sono sull’orlo del  dissesto. Non dispongono  di nuovi  mezzi di  trasporto e  neppure di risorse per la manutenzione di quelli vecchi. A Napoli  la mancanza di carburante ha bloccato nei depositi  parte del parco  bus.Lo Stato ha effettuato  nel settore tagli dell’11,4%;le Regioni si trovano quasi tutte a mal partito .Le aziende ,inoltre,subiscono  ogni  anno una perdita di  circa 450milioni di euro  per effetto  dei “portoghesi”, chi fruisce gratis del servizio  di trasporto. Si stima che, su 15milioni di italiani che per spostarsi fanno ogni giorno uso dei mezzi pubblici, circa il 20% viaggia senza biglietto.A latere dell’accordo non sono mancati impegni a razionalizzare il servizio, ad incrementarne  le entrate Sulla falsariga di quanto accade in altri Paesi, all’estero, il conducente svolgerà anche funzioni di controllore:chi è sprovvisto di biglietto lo  acquisterà con un sovraprezzo.In Campania,intanto,dove i tagli hanno completamente messo al tappeto tutto il comparto del trasporto pubblico-su ferro,gomma.via mare,etc.-  già dal primo aprile scorso  sono aumentati i prezzi dei ticket Unico Campania e degli abbonamenti.

 

 

giovedì 2 maggio 2013

CONTRO LO SCENARIO DI GOVERNO DISEGNATO DA LETTA I RICATTI DEL CAVALIERE SU IMU E CONVENZIONE PER LE RIFORME/PRIORITA' LEGGE ELETTORALE


APS – Anno XVIII ( nuova serie ) – n°628 di giovedì 2 maggio 2013

Roma,02/05/13 – (Aps) – Uscito dalle Aule parlamentari dopo aver incassato la doppia fiducia di Camera e Senato ma essere stato precocemente già bersaglio - a cavallo dei due voti- del fuoco “amico” di uno dei due principali partners della maggioaranza,ovviamente il Pdl,sul tema che,facile previone, arroventerà subito in partenza il clima politico governativo,è  il primo bel primato conseguito da Letta sul campo.Manco a dirlo, per i pidiellini si batte sul chiodo fisso (cavallo di battaglia della ultima rimonta berlusconiana) della definitiva messa in soffitta dell’Imu (con la sua restituzione ai contribuenti) e la Presidenza,nientedimeno che per il Cavaliere, della Commissione riforme.Entrambe le pretese,del tutto strumrentali non sono state affatto recepite nella piattaforma politica del Gabinetto di” larghe intese” messo assieme con tenacia e metodo dal giovane Presidente del Consiglio, e V.Segretario Pd,Enrico Letta. Ma questa uscita anticipata del Pdl su due temi cruciali dell’alleanza per dar forza alla quale si era chiamati a sfumare,a scolorire diversità e contrasti,non è una novità,non giunge inattesa.Nel senso che si sa la ragione per la quale il Pdl – che, riperiamo, rincorsa o rimonta finale a parte,le elezioni le ha perso di brutto,lasciando sul terreno circa sei milioni e mezzo di voti,arrivando in pratica soltanto terzo al traguardo,dietro Pd e M5S – si è buttato sul carro del Governo appena se ne è aperta la possibilità:larghe intese,o qualsiasi altra diavoleria di ingegneria istituzionale si fosse preserntata.Il Pdl aveva bisogno di risalirvi,di restare a galla  mimetizzarsi, senza perdere il contatto con le sirene incantatrici del suo peggior populismo demagogico che tanto male ha già fatto al Paese.
Ora forse non è abbastanza educato; non si può dire con eccessiva enfasi,ma questa è la verità che mette a nudo la vera direzione di marcia di una Destra berlusconiana miracolata dalla “intuizione” presidenziale,da parte del Capo dello Stato rieletto,di muoversi sul terreno di una formula di emergenza che – in mancanza di alternative praticabili - potesse far fronte alle urigenze economico-sociali,come a quelle politico-istituzionali,sempre nella speranza che non ci si dimentichi o che si butti indietro la riforma della legge elettorale che sempre più chiaramente è la madre di tutte le battaglie per salvare la democrazia nel nostro Paese.
Il punto però è proprio questo.E’veramente l’alternativa al collasso politico la via imboccata del “Governo di servizio”,o più esplicitamente delle “larghe intese” ,trai due partiti che si sono duramente contrapposti in un ventennio di democrazia zoppa ( ancora una volta) nello Stivale, dove si è conosciuto la realtà poco esaltante della Seconda Repubblica ?
Letta nel suo discorso di insediamento è stato bravo, abile nel disegnare un nuovo scenario che si apra direttamente su una Terza  Repubblica,imperniata su una sorta di pilastro centrista in cui convergano i due poli sin qui fronteggiatisi.Ma in quale maniera ? Abbandonando le diversità che li hanno caratterizzati,tagliando le le ali estreme dei due schieramenti,alimentando  una nuova linfa per la democrazia italiana che rinasce assieme al Paese,assieme alla soluzione dei suoi problemi acuti, in un’Europa più armoniosa e solidale.Questo sembrerebbe il futuro al quale accompagnare l’Italia,come delineato da Letta.Con una specie di amnistia per il ventennio passato che ha avuto,ricordiamolo,un’anomalia,quella berlusconiana,che va certo cancellata,ma non attraverso un lavacro al quale salvificamente tutti ci sottoponiamo.Dopo la “mezza vittoria” elettorale del Pd che  ha tolto allo stesso l’arma, al Senato, di poter varare un governo della sinistra riformista – come credo il Paese avrebbe meritato – ed parte il “giallo” dei centouno voti spariti nelle votazioni per Prodi al Quirinale,qualcuno ha voluto evocare lo spettro di Weimar per lo scenario italiano di questi mesi.Un po’ di pessimismo in più ed un po’ di analogie in meno rispetto alla vicenda che segnò drammaticamente il passaggio per la Germania anni ’30 dalla socialdemocrazia ad Hitler ed al nazifascismo ed alla cartastrofe che ne conseguì non solo per i tedeschi.
La considerazione conclusiva su questo ancora poco chiaro avvio del governo di servizio messo assieme da Letta ed incoraggiato da Napolitano torna agli interrogativi sopra accennati.
E’ realistica ed utile la soluzione di governo che si sta tentando? Quando si osserva un Pd in preda - trai suoi militanti oltre che nellas leadership, nell’esteso universo di opinione pubblica che in esso si identifica e lo sorregge - ad una forma di insofferenza acuta per la diversità compressa, le limitazione ai suoi caratteri distintivi,a seri dubbi sulla scelta “obbligata”..E per quanto riguarda il Pdl,lo abbiamo detto sopra: il suo voler apparire  “partito di lotta e di governo”,a modo suo naturalmente.
Ma questa era dunquel’unica alternativa che avevamo davanti dopo i due mesi trascorsi inutilmente dal voto di fine febbraio? Se sì, il Governo di Enrico Letta deve modificare la propria agenda,mettendo in testa a tutto la riforma della Legge elettorale.

 

  

domenica 28 aprile 2013

TRA SCETTICISMI E SPERANZE L'ESECUTIVO DI ENRICO LETTA/UNA FORMULA ATTESA ALLA PROVA DEI FATTI


APS – Anno XVIII (nuova serie ) – n°627 di domenica 28 aprile 2013


SOBRIA E CONVINCENTE L’ IMMAGINE DEL NUOVO GABINETTO/L'INSEDIAMENTO
STAMANE DEL GOVERNO E L'ALLARME PER UN ATTENTATO SOTTO PALAZZO CHIGI:COLPITI DUE CARABINIERI.
 
Roma,28/04/12 – (Aps) – Proprio nei minuti in cui nei Saloni del Quirinale si svolgeva, nelle mani del Capo dello Stato, il giuramento di Enrico Letta e dei componenti del suo
GabInetto, sotto la sede del Governo di Palazzo Chigi –dove Letta era atteso dal Premier uscente Mario Monti per lo scambio di consegne – si verificava un episodio di violenza con esplosione di colpi di proiettoli all’indirizzo dei carabinieri,due gravemente feriti, di servizio alla Sede del Governo.L’attentatore veniva catturato:allo stato l’attentatore non sembra aver avuto altri complici,l’episodio sarebbe isolato.Speriamo sia così poiché l’allarme destato da questo avvenimento è stato notevole.
Avevamo atteso che si completasse l’iter di insediamento del nuovo Governo prima di scrivere queste note poiché volevamo cogliere più compiutamente giudizi ed umori che accompagnavano questo evento politico quasi del tutto imprevisto, sia prima che dopo il voto di fine febbraio;anche e soprattutto dopo, con le consultazioni al Quirinale e con le prime cinque votazioni per la rielezione del Capo dello Stato.Poi v’è stata la svolta fuori programma che ha mutato il corso difficile dei rapporti trai partiti.La chiamata di Napolitano,il suo assenso personalmente travagliato,una accettazione legata all’appello vincolante di una nuova assunzione di responsabilità da parte dei due principali partiti antagonistii,Pd e Pdl,come di tutte le altre formazioni presenti in Parlamento.Il nuovo rapidissimo giro di consultazioni di Napolitano ed il conferimento dell’incarico al Vice Segretario reggente del Pd(dopo le dimissioni di Bersani, strenuo e non fortunato sostenitore di quel “cambiamento” che sembrava essere la più corretta lettura delle urne) portava dunque a quella svolta che a sinistra veniva accolta con molti mugugni ed anche con forme di palese dissenso della base, con i vari episodi di “occupy pd” da parte di iscritti e militanti in diverse città.Oltre che con la dissociazione di Sel dal Patto con il Pd, da “Italia Bene Comune” .Se l’incarico a Letta,per un governo che comunque lo si definisse vedeva l’affiancamento di Pd e Pdl,si rivelava subito in aspra salita,bisogna tuttavia dare atto al giovane Presidente incaricato di aver messo in opera pazienza,tenacia,visioned’assieme correlata al quadro nuovo di un Paese insoddisfatto dell’andamento della cosa pubblica, ancora attraversato da una crisi grave e che proietta nuove minacce:Che richiede riforme urgenti come era stato anche riassunto nella “tavola sinottica” dei saggi incaricati da Napolitano.Bene,Letta  ha saputo – contro un Pdl che voleva cogliere come sempre l’occasione per non uscire definitivamente dalla partita e con un Pd,piuttosto svogliato, percorso da non superficiali travagli dopo l’inopinato ribaltamento della linea del “cambiamento” sino ad una settimana prima sostenuta senza alternative – portare in porto e con esiti bisogna dire apprezzabili la formazione di una compagine che non concede certo a Berlusconi più di quanto era politicamente lecito ad una forza che di certo le elezioni le ha perse;ed un bel più del Pd,non in sintonia col Paese.

NAPOLI  PALERMO/DESTINI INCROCIATI(ALMENO NEL CAOS  RIFIUTI) TRA L’EX CAPITALE  E L’ALTRA METROPOLI  DEL SUD

Roma,28/05/13 – (Aps)  -  La spazzatura è un   problema nazionale ancora molto controverso che, tuttavia ,mentre al Nord sembra di più probabile soluzione ,al Sud è sempre a livelli di  emergenza.Ad una tale emergenza, appena  alcuni giorni fà , è stata sottoposta Palermo le cui già scarse condizioni di igiene ambientale sono state ancor  più aggravate da uno sciopero dei dipendenti della società AMIA,l’azienda incaricata della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani, dichiarata fallita dal tribunale locale  perché travolta da una crisi senza precedenti  che mette a rischio  posti di lavoro. Cumuli di spazzatura per le strade non solo del centro  ma anche della periferia,cassonetti rovesciati con blocchi del traffico e disagi per la popolazione , costretta a respirare  esalazioni  e fumi velenosi degli incendi. Palermo come a Napoli - dove esiste l’ASIA,una azienda omologa all’AMIA - si renderebbe necessaria sia una  raccolta differenziata superiore sia la installazione di un termovalorizzatore moderno ed efficace immune da nocive conseguenze sulla salute della cittadinanza. In Sicilia  non  sj dispone di discariche sufficienti ad accogliere tutto il pattume regionale   e la  ipotesi di un impianto di incenerimento  trova ,come in Campania, non poche ostilità alla sua realizzazione.Si dice che l’AMIA,  interamente partecipata dal Comune di Palermo  ma  gestita da commissari,avrebbe accumulato negli ultimi 3 anni  90 milioni di euro di debito che il sindaco Orlando attribuisce in parte alla suddetta cattiva gestione ed in parte a varie ruberie dimostrabili, a suo avviso,anche da procedimenti penali in corso. Anche su Napoli  che  ha appena raggiunto una  raccolta differenziata del 22% ,meno della percentuale prevista  dalla legge 123/2008(35% nel 2010 e 50% nel 2011) ,incombe il rischio del commissariamento.  Napoli,inoltre, è nel mirino della Commissione europea  che minaccia il deferimento della Campania alla Corte Ue  ed una forte penalizzazione  per  i  ritardi nel completamento  del ciclo integrato di smaltimento dei rifiuti. Il sindaco della città ,De Magistris,non demorde . Ha sempre escluso e continua ad opporsi all’installazione nell’ambito comunale di un  termovalorizzatore.Si dice che  la sua  preclusione  incide sui napoletani sia in termini di  tasse-i napoletani pagano la più alta tassa della spazzatura in Italia- sia in termini  di efficienza del servizio di nettezza urbana, ostacolata per la verità anche dalla camorra.Si calcola,infatti,che i  costi che il Comune  sostiene  per l’imbarco della spazzatura su navi ed  il  suo trasferimento all’estero,ammonta  ogni anno a 108 milioni di euro, 180 euro a tonnellata, più di quanto viene a costare una tonnellata bruciata nel termovalorizzatore di Acerra.

 

domenica 21 aprile 2013

"NAPOLITANO BIS" COM'ERA NEGLI AUSPICI DELL'OPINIONE PUBBLICA MA ANCHE COME FRUTTO DELLO STALLO POLITICO/PD ALLO SBANDO,LE DIMISSIONI DI BERSANI


APS- Anno XVIII ( nuova serie ) – n° 626 di sabato 20 aprile 2013

IL“NAPOLITANO BIS” DOPO IL FLOP DEL PD NELLE VOTAZIONI  DI MARINI PRIMA DI PRODI POI/DIMISSIONI DI BERSANI /PD PARTITO ALLO SBANDO:LE AUTOANALISI

Roma,20/04/13 –(Aps) – Sei votazioni per eleggere –confermare nel caso nostro – l’inquilino del Quirinale non sono certo un enormità se confrontate con i precedenti che annoverano parecchi record di durata.Ed invece questa volta è sembrato proprio così.Ma  perché i fisiologici indugi di queste votazioni nascondevano più seri ed inquietanti segnali della crisi sistemica della politica che quasi per paradosso ha colpito maggiormente e più a fondo proprio quel partito della sinistra riformista – o socialdemocratico – che era sembrato volersi muovere in sintonia con i segni, le volontà di novità e di cambiamento,di  porsi al ritmo ed ai moduli dei tempi.Proprio il Partito erede di una tradizione consolidata di promozione umana,sociale,culturale,all’indirizzo delle giovani generazioni,dei meno protetti,degli ultimi.Un Partito,il Pd, uscito anch’esso malconcio dalle urne, per effetto dell’ondata populistica dell’antipolitica da cui era stato evidentemente eroso,raccogliendo alle politiche di fine febbraio, una percentuale di voti nettamente inferiore a quella preventivata.tanto da essere il primo partito,si,ma di non essere il vincitore vero della gara elettorale,se non per aver potuto guadagnare il cospicuo premio elettorale in numero di seggi alla Camera,con la maggioranza assoluta dei voti,e soltanto con quella relativa al Senato,sempre in base alla “benemerita” legge del medico-dentista Calderoli della Lega di Bossi Della quale legge – occorre dire – non c’è.stata la volontà di disfarsi da parte di nessuno dei partiti.
Ora la crisi del Pd che ha subìto,come si sa, in questi giorni l’onta di veder azzoppati,e per un centinaio di voti, dal “fuoco amico” nel  segreto dell’urna a Montecitorio due suoi candidati, di primissimo piano - quali Marini e Prodi,entrambi promotori dell’Ulivo e quindi dell’attuale Pd – è gravissima ed ha prodotto un autentico sisma nel Partito,a cominciare dalle dimissioni di Bersani e di tutto il vertice di via del Nazzareno.Il Pd appare seriamente ferito da queste vicende quirinalizie  che sono evidentemente la spia di ben altro malessere che lo affligge e su cui da subito è necessario interrogarsi ed a fondo..
Nonostante il rinnovo del mandato presidenziale di Giorgio Napolitano corisponda alle aspettative ed agli auspici espressi nell’immediata vigilia da buona parte del mondo politico e dei più avveduti circoli giornalistici, per l’apprezzata opera,sul piano interno come su quello internazionale che il Quirinale ha saputo portare avanti con raro equilibrio e competenza in questi ultimi difficili  anni che stiamo ancora attraversando,l’agenda politica italiana resta oltremodo pesante e complicata.In primis, la perdurante insidia populistica dei grillini che continua a scuotere demagogicamente la piazza,portando anche in Parlamento questa sua testimonianza “muta”,politicamente indecifrabile.Poi l’inaffidabilità della Destra populista di Berlusconi – che ha preso oggi partito dall’esito delle votazioni quirinalizie(frutto anche della sua incapacità politica) e dai seri “infortuni” occorsi in casa Pd per riprendere maramaldescamente fiato e tornare a risibili perfomance con la complicità di conduttori amici nel servizio pubblico Tv. Al di là della non giustificata euforìa di queste ore,essa resta l’ostacolo più serio sulla via di quel “cambiamento” necessario nel respiro democratico del Paese e che sarà difficile rinviare.Sul piano delle riforme istituzionali ,dell’etica pubblica,ed in tutta la complessa sfera dell’economia reale,della ripresa,dell’occupazione,della crisi che morde ancora pesantemente sulle famiglie italiane.   
 

 

IL DISINVOLTO  USO  DELLA “VERSAILLES  ITALIANA” A CASERTA  E DEL PALAZZO REALE A NAPOLI

 Roma,20/04/13 – (Aps) - Sconcertanti episodi  di malcostume e degrado si sono di recente verificati a Napoli e Caserta. Come anche fotograficamente documentato,a Caserta gruppi di imperterriti balordi sguazzano nelle  acque  delle colorate vasche sottostanti le cascate del parco delle reggia che  Carlo di Borbone fece costruire per celebrare i fasti del  suo regno.Le cascate, note in tutto il mondo,progettate da Luigi Vanvitelli e successivamente realizzate  da suo figlio Carlo e da altri famosi architetti e scultori, sono sormontate da gruppi di statue e scene mitologiche di valore artistico incommensurabile. All’indignazione  per l’oltraggio alla storia,all’arte e alla cultura,   si aggiunge  lo sconforto nel constatare-dalla suddetta documentazione- che degli intrusi possano  liberamente immergersi nell’acqua sgorgante dalle fontane di un complesso architettonico  che ,per la sua importanza e  la sua bellezza ,è definito la Versailles d’Italia. Non sono  meno sconsolanti, rispetto alle condizioni  di incuria in cui  ci è apparsa  dalle  suddette immagini la reggia di Caserta,quelle relative al palazzo reale di Napoli-una volta centro del potere e di relazioni della capitale del Mezzogiorno- in cui ci è stato dato di rilevare un analogo oltraggio rappresentato dalla circolazione e dal parcheggio,tra i viali e le ampie aree interne  all’edificio, di auto e motoscooters  non solo di dipendenti della Soprintendenza che ivi ha sede  ma anche di cittadini comuni  che vi entrano ed escono a piacimento, in barba  a norme e divieti. Residenza prima dei vicerè spagnoli ed austriaci e poi ,con l’avvento del regno  indipendente di Napoli di Carlo di Borbone, per oltre un secolo della sua famiglia,il palazzo - ampliato e restaurato  nel 700 dallo stesso Luigi Vanvitelli  e poi da altri  architetti - è assurto al rango di uno tra i più notevoli e maestosi  edifici di quel secolo. Si spera che, nell’uno e nell’altro caso,così come per beni che fanno parte del patrimonio dell’umanità, i poteri pubblici  e le Soprintendenze vogliano porvi al più presto rimedio con tempestivi ed efficaci interventi diretti alla loro tutela.   

 

venerdì 12 aprile 2013

VERSO LA STRETTA FINALE LA PARTITA QUIRINALE E PALAZZO CHIGI/TRA ROSA DI NOMI E NOMI COPERTI PER IL COLLE LA CHIAVE DELLA SOLUZIONE


APS – Anno XVIII (nuova serie) – n°625 di venerdì 12 aprile 2013

QUIRINALE E PALAZZO CHIGI/ DUE PARTITE APERTE PER L’AVVIO DI UNA
DIFFICILE E FORSE ANCHE BREVE LEGISLATURA/PER IL COLLE ROSA DI NOMI E NOMI “COPERTI”

Roma,12/04/13 – (Aps) –A sei giorni dalla prima chiama a Montecitorio per l’elezione del Presidente,il passare delle settimane fa apparire sempre più intrecciate tra di loro le due questioni che marcano questo difficile inizio di legislatura:formazione del nuovo governo ed elezione del successore di Giorgio Napolitano che scadrà irrevocabilmente dal suo mandato tra poco più di un mese,il prossimo 15 maggio.
Si è detto già ampiamente dell’iter faticoso di Pierluigi Bersani nel tentativo infruttoso di portare  a termine il mandato condizionato conferitogli – nella sua veste di Leader della coalizione di sinistra,” arrivata prima ma non vincente” al traguardo numerico fissato dalle urne - dal Capo dello Stato e della necessità non del tutto compresa, da parte di quest’ultimo di interporre una “pausa di riflessione”,in vista dell’incombenza dell’altra scadenza del rinnovo del massimo vertice istituzionale della Repubblica.Soprattutto nella prospettiva di poter mettere la ingrovigliata matassa della formazione del Governo nelle mani del nuovo Capo dello Stato che potrà disporre del fondamentale potere di scioglimento delle Camere nel caso quella matassa si confermasse davvero inestricabile.
Ugualmente pleonastico,perché ampiamente già note,ripetere quì le ragioni di questo serio impasse a sua complicato poi dall’ingorgo istituzionale venutosi a creare:formazione del Governo ed elezione del Capo dello Stato.In presenza – questo il nodo saliente della situazione,appunto già conosciuta – di tre forze politiche che grosso modo si equivagono,punto o frazioni in più od in meno;con la coalizione di centrosinistra avanti alle altre due(il Cavaliere e l’ex-comico Grillo),tanto da guadagnarsi il premio di maggioranza alla Camera che le conferisce la maggioranza assoluta dei seggi a Montecitorio;soltatnto con la maggioranza relativa al Senato.E sta tutto quì il busillis ,perché Bersani ed il Pd devono trovare un sostegno a Palazzo Madama se vogliono tentare la carta di quel Governo di “univoca vocazione” da essi ispirato,e senza venire a patti inquinanti con altre forze tra cui sinora,ed era prevedibile,non v’è stato un dialogo per pregiudiziali e veti che s’incrociano.Per compiutezza di analisi occorre soltanto solo aggiungere che se nei confronti del Movimento 5S v’è stato da parte di Bersani un largo quanto inutile tentativo di recupero,verso Il Cavaliere ed il Pdl sono stati elevati dalla Sinistra sbarramenti che appaiono certamente comprensibili alla luce di quel che ha significato in questi lunghi anni passati,quasi un ventennio,i postulati,le parole d’ordine.le linee d’azione soprattutto di un movimento populistico e padronale quale è quello di Berlusconi,avventuratosi non di rado sull’infido terreno della legislazione ad personam.
Ed è questo il discrimine che ha reso e rende difficile (lento,ha osservato indispettito qualcuno) – dinanzi ai due impegnativi passaggi di inizio Legislatura – quelle soluzioni che contengano in se il senso ed i valori di equilibrio e di garanzia,a beneficio non di qualcuno,bensì del Paese,di quelle vaste fasce sociali che più soffrono la crisi.A beneficio della Costituzione e dei suoi principì fondanti che non possono essere smentiti all’avvio di quella che dovrebbe battezzarsi III Repubblica

INIZIATO SUL PD Il FALSO TORMENTONE SCISSIONE SI O NO/ LA RAGIONE E’ LA FRAMMENTAZIONE DEL VOTO CHE NON HA RISPARMIATO I DEMOCRATS
Roma,12/04/12 – (Aps) –Mentre  dinanzi alle vere implosioni partitiche, quale ad esempio ha rischiato il Pdl prima del “ritorno in campo” del Cavaliere e della sua indubbia “rimonta” elettorale se confrontata alle premesse,per il Pd sono si invece attivati molti osservatori “sensibili” che preconizzano spaccature laceranti,prodromi di scissioni sicure,attribuite generalmente al Sindaco fiorentino Renzi.In questi giorni il coro è stato intonato attorno alla esclusione del predetto dalla delegazione Toscana nel collegio elettorale per il nuovo Capo dello Stato.Quando doveva essere charo a tutti che di nessun sbarramento si è trattato;unicamente bensì dalle strette e rigorose ragioni istituzionali che impongono che i delegati delle Regioni vegano scelti tra i componenti del Consiglio regionale,con il rigido criterio di due a uno tra maggioranza ed opposizione:tutto qui.Achiarire queste regole ci saremmo forse risparmiato,oltretutto  fastidiosi inutili inguettìì.Del solito Gasparri,per esempio.

DOMANI REFERENDUM A TARANTO SUL POLO SIDERURGICO
Roma,12/04/13 – (Aps) -Nata nel 1961, l’Ilva di Taranto - trai più grandi stabilimenti siderurgici d’Europa , che aveva acceso le speranze sui destini,sullo sviluppo del Mezzogiorno- dopo alterne vicende, nel 1992  chiudeva i battenti : l’Italsider con tuttii suoi circa 7mila cassintegrati.Tre anni dopo,con la crisi dell’industria dell’acciaio, lo Stato decideva di disfarsi  dell’llva.Lo stabilimento veniva acquistato  dalla famiglia Riva  ma senza che i nuovi proprietari fornissero fondate garanzie sulla tutela e bonifica del territorio e della salute dei cittadini.Oggi a distanza di anni,quando il discorso sul Mezzogiorno è diventato sempre più negletto ,con gli sviluppi negativi delle problematiche del sito siderurgico ( circa ventimila gli addetti coinvolti nel ciclo lavorativo),ascese ad oggetto di una complessa inchiesta giudiziaria – ancora oggi menzionata alla riunione straordinaria della Corte Costituzionale - i tarantini hanno dato forza alla loro protesta, preoccupati per la salute e l’occupazione.Un  referendum consultivo è in programma per domani sabato.dove i temi ambiente- salute – occupazione dovrebbero trovare un non facile terreno di conciliazione.