domenica 3 gennaio 2016

L'EDITORIA FINISCE AL CENTRO DI UNA FRASTORNATA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO DEL PREMIER RENZI / EDITORIA E RUOLO ORDINE GIORNALISTI MESSI SUL TAVOLO PER L'IMPROVVIDA MOSSA DEL RAPPRESENTANTE DELL'ORDINE STESSO







APS – Anno XX ( nuova serie ) n° 722 di mercoledì 30 dicembre 2015


LA CRISI DELL’EDITORIA FINISCE PER CASO  AL CENTRO DI UNA FRASTORNANTE CONFERENZA DI FINE ANNO DEL PREMIER  RENZI/SALVO L’INTENTO DI FARE DEL REFERENDUM IL PLEBISCITO SUL PREMIER


 


Roma,30/12/15 – (Aps) - La conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio Matteo Renzi,tenuta quest’anno nell’Auletta dei gruppi a Montecitorio,non ha presentato segni di novità significativi.Uguale il rituale al quale ci ha voluto abituare il Premier,uguali le slide(sovrastate dell’immagine del  gufo, questa volta).Uguale,cioè fervida ed impegnata, la perorazione a favore dell’opera riformatrice di governo.Uguale soprattutto l’ottimismo  nel quale ancora una volta ha voluto calare la realtà del  Paese.Le cui riforme continueranno a beneficio della crescita e del prestigio dell’Italia,in tutto il mondo.Ripetuto baldanzosamente l’impegno del proprio governo in Europa per far valere i diritti dell’Italia che adempie a doveri imposti dalle regole  comunitarie di una Cee troppo ispirata all’austerity ( e soprattutto dominata dalla Germania ).Ha ribadito – di fronte ai nuovi terrificanti scenari del terrorismo jihadista nel nostro continente ed in vaste aree del pianeta – la posizione dell’Italia che è assieme solidale e rispettosa dei vincoli occidentali,ma si muove al tempo stesso su un terreno di indipendenza.Insomma  senza commenti poiché resta da vedere,è importrante, il seguito ed il bilancio complessivo dell’opera  di Matteo Renzi a Palazzo Chigi .Dagli osservatòrì politico-giornalistici i segni di diffidenza e di dubbio sono espliciti ,almeno quelli,se non apertamente critici da parte di un altro settore esteso dell’opinione pubblica del Paese che fa capo ad un orientamento d sinistra(diciamola apertamente questa parola),mentre nello stesso Pd emerge il frastornamento che ha portato sin qui il preesistente “ partito dell’Ulivo” a confondersi con una pasticciata ed impropria  posizione centrista(il Partito della Nazione ?) del tutto innaturale all’imprinting socialdemocratico europeo della nuova  formazione dei  democrat  italiani ,nata dalla faticosa confluenza delle componenti ex comunista e socialista,di quella laica e dei popolari cattolico-democratici.  .




Il FORTUITO NOCCIOLO DELLA QUESTIONE/PERCHE’EDITORIA ED INUTILITA’ DELL’ORD:GIORNALISTI AL CENTRO DELLA CONFERENZA DEL PREMIER


Roma,30/12/15 – (Aps) –Il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti,Jacopino,che moderava unitamente al Presidente della Stampa parlamentare Amici, la conferenza stampa di fine anno del Premier Renzi,ha subito posto sul tavolo dell’incontro la crisi dell’editoria,specie di quella stampata e,conseguentemente,il riordino professionale della categoria giornalistica.Un tema,quest’ultimo,che riporta immediatamente al prevalente  orientamento di cancellare l’Ordine medesimo,largamente superato dalla pratica quotidiana e da più di una contraddizione normativa.
A Renzi era stata prospettata una vera e propria”emergenza democratica” accompagnan=
dola con la richiesta di non dare soldi pubblici ai gruppi editoriali che non pagano dignitosamente i giornalisti.Ed è stato citato l’esempio  di giornalisti contrattualizzati a meno di cinquemila euro lordi l’anno,tanto da doversi a questo punto estendere la norma sul “caporalato” a tutti i mestieri a rischio, trai quali oggi v’è quello del giornalista Da Renzi ci si aspettava una risposta – ha subito comiziato il rappresentante dell’Ordine, Jacopino medesimo – ed invece è arrivata fulminea la risposta del Premier secondo il quale l’Ordine dei giornalisti era da chiudere da “ieri”.A conferenza appena chiusa,non si è perso – per il rappresentante dell’Ordine – l’opportunità di continuare l’ambito siparietto,con toni e modalità tutte volte al politichese,con esplicita ambientazione da campagna elettorale.
Niente più tutela anticaporalato per i giornalisti,niente denuncia dello sfruttamento-vergogna,niente tabelle stipendiali sotto il livello di sopravvivenza.Semplicemente le scelte di campo – la Fieg, gli editori,non i cittadini – avendo di mira unicamente gli interessi politici in gioco con i prossimi appuntamenti elettorali.
In conclusione giornata deludente quella della conferenza stampa di fine 2015 del Presidente del Consiglio,non solo per i suoi contenuti politico-programmatici.Deludente anche per questa inaspettata coda esibizionistica cui ha dato vita il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti.Richiamando dinanzi alla categoria tutta intera la necessitàdi porre qualche più efficiente paletto per impedire,subito anche prima dell’inevitabile cancellazione dell’Ordine,il deleterio professionismo sindacale palesatosi ormai non marginalmente anche nel settore giornalistico.


 


 


 


 


 


 

martedì 10 novembre 2015

FASSINA CANDIDATO A ROMA ANCHE CON I 5 STELLE?; NUOVA CHIMICA DI ALLEANZE A SINISTRA,OVVERO RIMESCOLAMENTO IN VISTA PER RIPORTARE IN GIOCO UNA "GAUCHE PLURIELLE"?.


  Roma,10/11/15 – (Aps) – Da una nota dell’HuffingtonPost  riportiamo con il beneficio d’inventario le indiscrezioni che seguono.Nascono a proposito della nuova chimica delle alleanze che a sinistra potrebbero essere innescate a seguito della nascita della nuova formazione parlamentare - nata sabato scorso al Quirino – dopo la mini scissione nel Pd ,di non molti parlamentari per la verità,e che tuttavia con Sel danno vita ad un gruppo che è 31 deputati a Montecitorio e di oltre dieci senatori a Palazzo Madama.Non precludo la possibilità di sostenere un candidato del Movimento 5stelle a Roma se sul piano programmatico è più compatibile con la nostra idea di sviluppo di una città (una metropoli come Roma). Vogliamo stare sui programmi". Stefano Fassina, tra i fondatori di Sinistra Italiana, ospite lunedì ad Agorà su Raitre, non esclude l'ipotesi di appoggiare un esponente grillino nella campagna elettorale per il sindaco della Capitale. E, a proposito di una sua candidatura a sinistra ha aggiunto: "Sceglieremo insieme quale è la figura migliore". "Salvini e Berlusconi sono i nostri principali avversari e ieri a Bologna dovrebbe essersi capito perché. Noi vogliamo portare al voto un pezzo largo di popolo democratico che in questo anno e mezzo è stato abbandonato dal Pd", sottolinea ad Agorà.A proposito di una sua candidatura al Campidoglio, Fassina aggiunge: "A Roma ci sono dei problemi molto profondi da affrontare: la drammatica conclusione della Giunta Marino, per responsabilità principale del Pd che non ha consentito neanche una discussione in Consiglio comunale, lascia aperte questioni strategiche. Roma deve ritrovare una vocazione economica: non può più andare avanti coi motori della spesa pubblica o dell'edilizia espansiva. Quindi, insieme a tanti altri stiamo lavorando affinché possa esserci un programma adeguato e a tempo debito parleremo anche delle candidature. Sto pensando di dare una mano a costruire questo percorso, poi sceglieremo insieme quale è la figura migliore che può interpretare il progetto di svolta a Roma. Non si tratta di cominciare dall'alto. Abbiamo visto che anche se trovi un candidato forte che vince le Primarie, se poi non c'è un progetto, una classe dirigente, una squadra, alla fine di sgonfia. Vorrei dire che io non sono stato nominato. A Roma ho fatto le Primarie e col Pd ho preso quasi dodicimila preferenze", conclude.Sarcastico il primo commento di Matteo Orfini, presidente del Pd e ormai ex commissario dem a Rom.”
E’ chiaro che si tratta di prospettive tutte da verificare,intanto nella loro intrinseca sostanza politica.Che influenza potrebbe avere nel Pd una simile situazione che potrebbe ripetersi in teoria anche da altre parti,anche in altre città metropolitane?Che tipo di evoluzione presupporrebbe una siffatta novità che vedrebbe quale elemento coagulante soggetti politici di tutt’altra caratura riformista,gradualista,del tutto distante dalle impostazioni massimaliste ed ondivaghe dei grillini che hanno ispirato sino ad oggi la propria presenza politica a principi poco conciliaboli tra di loro,sia in Parlamento che nel Paese:Anche se negli ultimi tempi essi hanno intrapreso una via forse meno incoerente, e forse anche di maggiore riconoscibilità.Ma la strada è ancora lunga verso un approdo che sia veramente chiarificatore sulle reali intenzioni che si prefigge il Movimento 5S,con Grillo che fa intravedere propositi di abbandono che allo stato dei fatti sembrano tuttavia poco credibili..
Ci siamo però forse incamminati lungo una via che appare che rimane tuttavia secondaria,nonostante la crescita dei consensi che i sondaggi attribuiscono alle liste patrocinate dall’ex-comico genovese.Il discorso centrale rimane evidentemente quello della identità del Pd,quale perno di una rinascita del sistema Italia in termini politico-istituzionali,come in generale ogni ritocco alla un po’ arcaica società civile e della produzione e distribuzione della ricchezza,tanto da ridare al nostro Paese i numeri e le potenzialità che merita in campo europeo e non solo.Ebbene questa identità si è innegabilmente offuscata,dietro una impostazione delle riforme che Renzi sta attuando improntandole più a quel minaccioso “Partito della Nazione” - che era stato individuato ante-litteram nei veri scopi del Patto del Nazzareno – contraddicendo a tutti i valori del solidarismo ed equità propri del new labour in tutte le sue compatibili accezioni con un moderno welfare:certo anche con i suoi necessari costi – piuttosto che ai tradizionali aggiornati principì della socialdemocrazia europea.

domenica 8 novembre 2015

LA NASCITA DI "SINISTRA ITALIANA",COL CONCORSO DETERMINANTE DI UNA MINISCISSIONE PD,DA FORZA AI MALUMORI ANCHE AI PIANI ALTI DEL NAZZARENO.IL PENSIERO SENZA VELI DI BERSANI


APS – Anno XX ( nuova serie ) – n°717 di sabato 7 novembre 2015

IL GIUDIZIO DI BERSANI SUL BATTESIMO A ROMA DI “SINISTRA ITALIANA”:IL CENTROSINISTRA SI FA,CON L’ULIVO,NEL PD/IL GOVERNO VI SI DEVE ISPIRARE
MA LA DOMANDA DI SINISTRA NEL PAESE E’UN FATTO CONSISTENTE, REALE


Roma,07/11/15 –(Aps) Alla vigilia di un evento quale sicuramente è stata la nascita di “sinistra italiana” avvenuta questa mattina Roma al teatro Quirino e che sembra abbia propagato un’onda di malcontento e di avversione verso la politica di Renzi installatori plebiscitariamente al Nazzareno e immediatamente dopo a P.Chigi,sono un ghiotto argomento i malumori manifestatisi anche ad ad alto livello nel partito del riformismo socialista ed oggi accusato senza peli sulla lingua difare una politica alla Berlusconi,cioè di destra.Anche il pensiero,certo non tenero, di P.L.Bersani sul premier e sul suo Governo,il leader del partito-ditta,come viene affettuosamente definito il Pd da lui rimesso in carreggiata dopo la brutta batosta elettorale del 2008,è stato affidato ad un intervista di G.De Marchis su Repubblica:”copia Berlusconi, l'abolizione della Tasi è contro la Costituzione, il Pd isolato e inconsistente,Insofferenza palpabile. Se ne sono anche andati via Fassina e D'Attorre, bersaniani puri”. Potrebbe essere l'avvisaglia di qualcosa di più grosso,invece premette Bersani, non è così. "Se io resto nel Pd non lo faccio perché ho una nostalgica passionaccia per la ditta, per motivi sentimentali. Lo faccio perché senza il Pd il centrosinistra non esiste perciò mi chiedo come fanno altri a pensare di costruirlo fuori dal Pd. La mia idea d'Italia sta qui. E se gli elettori abbandoneranno il partito, temo sia più facile che finiscano nelle braccia di Grillo piuttosto che in quelle di una sinistra che non è nel Pd". Il "suo" Pd è ulivista, di centrosinistra, civico, diverso dal partito pigliatutto che sembra avere in mente il segretario. "Dare un profilo al partito è importantissimo. Lui




pensa di rafforzarsi pescando qua e là, per me è il contrario. Più sei senza identità, più il tuo consenso è contendibile. Penso per esempio all'idea della Lorenzin: a Roma un bel patto trasversale dal Pd a Forza Italia intorno a Marchini. La via maestra per la vittoria dei 5stelle". Della manovra dice che non è il male assoluto. Ci sono cose "positive" e altre negative, a cominciare dal "balletto diplomatico e un po' ipocrita sulla sanità pubblica: duecento milioni sono tagli agli sprechi, dodici miliardi in tre anni sono il colpo di grazia, sparirebbe. Davanti alla salute per me non c'è nè ricco nè povero. Se un pensionato viene costretto a pagarsi la risonanza magnetica spende l'equivalente di due Tasi".Il premier però spiega: non condanno il Pd al suicidio, la sinistra deve abbassare le tasse. La minoranza è il partito delle tasse? "La legge di stabilità non si giudica con gli slogan. Chi sa leggere la manovra, dalla Corte dei conti a Bankitalia all'ufficio parlamentare del bilancio, esprime garbatamente una preoccupazione: oggi si fa una scommessa ardita ma dal 2017 può essere rimesso in discussione il percorso di risanamento. Allora, se vogliamo discutere sul serio, esiste un solo modo per mettere in sicurezza i conti: prendere, nel 2016, almeno un pezzo del programma antievasione proposto dal Nens. Solo così, tra clausole di salvaguardia, sovrastima dei tagli e andamento del deficit, proteggi i conti pubblici".La crescita non basta? "La crescita c'è, anche se a livello embrionale. Ma attenti agli slogan, ripeto, e all'ottimismo. Può diventare pericoloso anche a livello elettorale. Non basta dire: ho portato il bel tempo. Sa che fa la gente quando c'è il sole? Esce, si muove, si mette in libertà, va un po' dove gli pare. Proprio quando le cose prendono la piega giusta non è detto che gli elettori votino chi li ha messi in quelle condizioni favorevoli. In Polonia, che ha una crescita molto più alta, è successo proprio questo. Quindi bisogna rafforzare il proprio profilo, un profilo di centrosinistra. E occorre togliere gli impedimenti alla crescita. Si fa con investimenti pubblici e privati, il lavoro viene solo da lì. L'altro aspetto è la disuguaglianza, quella impedisce la crescita vera. In Parlamento, adesso, rafforziamo ciò che c'è di buono e correggiamo ciò che è sbagliato".C'è del buono, quindi?"Sì".E' una notizia. "L'ammortamento al 140 per cento sull'acquisto dei macchinari è un'ottima idea. Così come il ritorno dell'antico ecobonus. Se aggiungiamo qualche altra misura di questo tipo e la incentiviamo per il Sud, aiuteranno molto".A proposito di disuguaglianza, viene introdotto il fondo per la povertà. "Qualche soldino c'è, chi lo nega. Ma il vero contrasto alla povertà si regge su due gambe: welfare universale ovvero pensioni e salute, e fedeltà e progressività fiscali".Si formerà un'asse contro il governo tra la minoranza e i governatori? "Finora ho assistito a un balletto diplomatico mentre sarebbe giusto raccontare alla gente come stanno le cose: già nel 2016, ma ancora di più nel 2017 e nel 2018, i tagli previsti farebbero saltare il sistema sanitario. E' un punto interrogativo grande come una casa e bisogna uscire dall'ipocrisia".Renzi dice che abolendo la Tasi si aiutano i pensionati non i benestanti. Lei invece parla di misura incostituzionale.

 

 

 

 

 Due mondi lontanissimi. "Ho detto che è contro i valori della Costituzione. Ci vuole progressività: un terzo dei contribuenti quella tassa può pagarla a beneficio di altriinterventi fiscali, come l'abolizione delle imposte sulle compravendite. In ogni caso, non mi piacciono certi slogan. Il centrosinistra non dice meno tasse per tutti. Dice meno tasse perché, a chi e per che cosa. Meno tasse per tutti è uno slogan da anarchismo dei ricchi. Meno tasse ok, ma per dare lavoro. E che le paghino tutti. Non puoi rubare il salario come cantava Pierangelo Bertoli, però non puoi nemmeno rubare agli altri italiani non pagando le imposte".Renzi l'ha sfidata sul contante: vedremo se cambia qualcosa con il tetto a 1000 o a 3000 euro."Il tetto a 3000 euro facilita l'evasione a valle. Mi sembra quasi un insulto all'intelligenza spiegare che non è normale girare con 3000 euro in tasca. Chi lo fa o evade o ricicla. Dice Renzi: ma facciamo le banche dati. E io devo sentire un premier e un ministro del Tesoro che dicono queste cose? Il nero come fa a finire nella banca dati, su".È una manovra di destra allora? "Nell'insieme questa legge ha dentro degli spunti interessanti. Ma bisogna cautelarsi sulle prospettive e puntare di più su investimenti e riduzione delle disuguaglienze".Voterà la fiducia?"Non c'è bisogno della fiducia. Il Parlamento può migliorare la legge. Speranza e Cuperlo hanno presentato le correzioni necessarie".La minoranza non rischia la sindrome del can che abbaia non morde? In fondo l'uscita di D'Attorre e Fassina si spiega anche così. "Riconosco che la nostra posizione debba essere più netta, più visibile ma credo che l'alternativa noi dobbiamo costruirla nel Pd. Non sarò io, ovviamente. Sarà un altro e vedremo chi. L'alternativa è un Pd che non ammaina la sua bandiera, che non fa il partito della Nazione, che costruisce il centrosinistra ulivista, civico, riformista, moderno. Non sono contento, come invece sembra essere Renzi, del fatto che parecchi escano. In loro c'è un pezzo di forza del Pd. Ma ho anche qualcosa da dire a quelli che se ne vanno"Cosa? "Con Fassina e D'Attorre siamo d'accordo su ciò che serve all'Italia. Non serve un partito neocentrista. Loro escono dicendo che vogliono costruire un nuovo centrosinistra. Ma dove? Senza il Pd il centrosinistra non lo fai più. Se il Pd fosse irrecuperabile, quella prospettiva verrebbe cancellata, punto. E se è così la nostra gente va prima da Grillo che nella sinistra nascente".Un bel viatico per il nuovo soggetto che nasce domani... "Non lo dico con inimicizia, anzi spero che ci ritroveremo. Ma la penso così. E non credo che la sinistra nel Pd sia una ridotta indiana".Se arrivano Verdini e altri forzisti può succedere "Per me è impossibile che il Pd perda la sua missione e cioè i suoi veri punti di forza. Pensare che la destra ti faccia fare il suo mestiere è alla lunga illusorio, velleitario. La destra esiste. Esiste ormai in maniera strutturale anche Grillo. Se non alzi le tue bandiere ti disarmi".

 

 

 

 

venerdì 30 ottobre 2015

MENTRE CRESCONO NEL PD MALUMORI E INSOFFERENZE,UN EQUILIBRATO IN= TERVENTO DELGUARDASIGILLI HA FORSE SPENTO LE SCINTILLE ANM DI BARI

APS - Anno XX ( nuova serie ) - n°716 di sabato 24 ottobre 2015 MENTRE CRESCONO NEL PD MALUMORI E INSOFFERENZE,UN EQUILIBRATO IN= TERVENTO DELGUARDASIGILLI HA FORSE SPENTO LE SCINTILLE ANM DI BARI Roma,24/10/15 – (Aps) - “Le brutte nubi addensatesi sul rapporto politica-giustizia con le parole di Sabelli ieri a Bari sono staste forse diradate dall'intervento del Guardasigilli Orlando questa mattina al Congresso Anm.Questo perchè Il ministro è uno dei più attenti e scrupolosi custodi del principio di reciproca indipendenza tra Esecutivo e Magistratura ed uno dei più attivi garanti,nel Governo,di tali principi.Detto questo,naturalmente è sempre tutta da costruire una relazione ottimale tra questi due poli.Per la luinga parentesi che ci sta alle spalle del berlusconismo derlla sua sua pretesa distorsiva e di impunità,per illungo cammino che resta ancora da fare nel campo della Giustizia in Italia.Ma forse da Bari oggi sono arrivati segnali di incoraggiamento ad andare avanti e migliorare lo stato delle cose,come si è potuto ascoltare dalle parole del Guardasigilli.”Abbiamo riportato,virgolerttato,il giudizio espresso da Antonio Ciampaglia – sul suo blog – a conclusione della seconda giornata dei lavori del congresso dei magistrati italiani nel capoluogo pugliese.Vero è che domani domenica è atteso dal palco del Teatro Petruzzelli anche l’intervento di un altro esponente di governo.Della Ministro Boschi che rappresenta la più fedele immagine del Presidente del Consiglio Renzi, in visita inimportanti Paesi dell’America latina.Proprio per queste ragioni è verosimile che le parole di Maria Elena Boschi non debbano alterare il profilo ministeriaie che si è sforzato oggi disegnare – con la sua conosciuta precisione e coerenza – il Ministro della Giustizia Orlando.Il fatto è che l’inatteso “siparietto” apertosi, quasi nella distrazione generale,all’Assise dell’Associazione nazionale Magistrati,è frutto di due fattori.Uno appartiene,come suole anche dirsi,ad una orgogliosa,forse anche puntigliosa, rivendicazione di una prerogativa della classe magistrale che all’ombra della male interpretata “supplenza” svolta in molte occasioni che – l’esempio più eclatante è per tutti Mani Pulite - si ripetono dai magistrati giudicanti ed inquirenti a fronte di un vistoso ritardo se non di una “latitanza” degli organi dello Stato:purtroppo quelli politici in testa a tutti gli altri.Questa,checchè se ne dica,è la linfa che alimenta il senso di superiorità,di distanza, davanti ai provvedimenti legislativi che vanno a toccare in qualche maniera o per qualche aspetto,il “modus operandi” dei magistrati medesimi.Dalla responsabilità civile dei giudici,ai più disadorni aspetti delle ferie giudicate,e non senza fondamento, eccessive della “categoria”(quarantacinque giorn!) sino a tutti gli aspetti normativi veri e propri della Giustizia italiana che va ammodernata alla luce dei proincipoi di civiltà giuridica di cui rivendichiamo poi perentori la primogenitura,e che va corretta ed emendata dalle troppe manomissioni esercitatevi dai governi del centro destra berlusconiano all’insegna del motto “tutti impuniti,tutti liberi.e giuù con prescrizioni brevi anzi brevissime,stabilite su misura per sfuggire ai rigori della legge,quando questa veniva a che a fare- ed accadeva non di rado con esponenti di primo piano di quei governi,e giù continuando.Uno dei compiti che dovrebbe essere assolto – in maniera completa e tempi possibilmente brevi – è proprio questo “repulisti” della normativa messa ispirata “ad personam “ ed a tutta la vecchia classe politica che avesse avuto necessità di servirsene.Ecco,nascono da qui molti punti di frizione tra Governo,Parlamento e Magistratura, la quale quando può lancia qualche segnale ben mirato all’indiririzzo del Governo.Giudicato severamente per il ritardo nell’assolvere al suo compito. E veniamo al punto chiave di questo pericoloso bisticcio che riattizza il fuoco sotto la cenere tra politica e giustizia. Il quale a giudizio non tanto dei magistrati nelle loro riunioni, unitarie o correntizie,ma di molti osservatori politici interni ed internazionali,che finiscono per far proprie le riserve su non pochi aspetti del programma di lavoro del Governo e del Partito di Matteo Renzi.Viene chiamata, anche a questo riguardo,in causa l’ispirazione”neo-centrista”del Premier italiano che notoriamente vagheggia una acquisizione dei voti di quello che a suo tempo fu un ricco serbatoio di consensi per il Cavaliere e per il centro-destra,con il che viene spiegato anche il prosieguo degli armeggiamenti attorno a Patti vecchi o nuovi del Nazzareno.Sarebbe questo in altri termini il vero volto del cosiddetto “Partito della Nazione” di cui vagheggia Renzi.Già ma conquistati i voti che già furono del berlusconismo, il “giovane ex-sindaco fiorentino” potrebbe perdere i voti della sinistra.Vale a dire quelli della “ditta” e del grande arcipelago sindacati,apparati scuola e pubblico impiego che sono stati sempre in buona parte lo zoccolo duro del Pd. Che c’entra,dite voi,tutto questo con i magistrati che battono il piedino – anche le mani – contro il governo,con il revisionismo di destra di marca blairiana,con le sconosciute “terze vie” di cui si blatera inutilmente da anni .C’entra,c’entra.Poichè tutto si tiene;anche quando a prima vista non c’entrerebbe!

mercoledì 14 ottobre 2015

LA MATTINA DEL GIORNO DOPO/IL TITOLO DI UNA CANZONETTA DOLCIASTRA BUONO ANCHE PER LA NOSTRA EPOCA?NO:LA DIFFICOLTA' A FOTOGRAFARE LA CONTRADDITTORIA REALTA' DEL PAESE

mercoledì 14 ottobre 2015 LA MATTINA DEL GIORNO DOPO Roma,14/10/15 – Sembra un titolo da canzonetta,e può anche esserlo.Certo si presta poco a fotografare la situazione attuale che dopo lo “storico” voto del Senato sulla propria decisiva autoriforma, mostra per intero l’Italia nelle sue luci ed ombre.Renzi ha ragione,dal suo punto di vista, di esultare per l’ambito traguardo raggiunto.Di aver portato cioè a conclusione la prima fase,decisiva - che ha scritto finalmente le regole di questa riforma,seppure un po’ pasticcita per la vertità e pure veramente attesa dagli italiani.Non sappiamo se desiderata altrettanto - ma sospettiamo di no - dal ceto politico tradizionale che si è dovuto piegare alla pesante novità.In compenso questo passaggio parlamentare a Palazzo Madama ha potuto far anche registrare la tenuta dell’armistizio un po’ fragile all’interno del Pd e che temiamo possa riproporsi nelle sue coflittualità, che,come abbiamo avuto modo di osservare,hanno estesi confini, e potrebbero perciò ripresentarsi.in altre prossime occasioni. Insomma:”cornuti e mazziati”,Sarebbe proprio il caso di dirlo,pensando al pendolo delle esaltazioni e dei rancori dopo il voto di ieri del Senato.Se non vi aggiungessimo tuttavia un altro dato.Quello dell’arresto del Vice-Governatore Mantovani(FI) edi altri due altri suoi complici nell’ennesima inchiesta sulla sanità lombarda che vede allo stato indagati una trentina di persone,tutte sospettate di implicazioni in questo altro colossale malaffare che attorno alla salute dei nostri concittadini lombardi si è sviluppato in questi ultimi anni.Del resto non era pensabile che Roma potesse detenere tutto per se lingombrante primato di Mafia Capitale,attorno al quale ha cominciato a ruotare più vorticosamente il già precipitoso tracoloo della sindacatura di Ignazio Marino.Sino ai recentissimi episodi del suo viaggio da “imbucato” – come si è scoperto, nessuno lo aveva invitato – al seguito di Papa Francesco negli Usa;e con lo scandalo degli scontrini “dubbi” nelle spese di rappresentanza, con la carta di credito con la Lupa capitolina in possesso del suddetto sindaco Marino.Ecco,se questi episodi – Senato riformato e nuova pessima immagine dell’Italia delle autonomie ( sotto la Madonnina come sotto il Cupolone !) – potessero sovrapporsi a somma zero,bè potremmo tirare un sospiro di sollievo.Ma invece. QUANDO A TORINO C’ERA LA FIAT/L’ESPERIENZA OPERAISTA NELLA STORIA DELL’ITALIA POSTFASCISTA/ UN VOLUME ED UN RICORDO DI ADALBERTO MINUCCI NELL’INCONTRO DELLA FONDAZIONE OPERAIA, AAMOD Roma,14/10/15 –(Aps)- A Roma, in un incontro promosso dalla Fondazione per il Movimento Operaio Democratico – tenuto questa sera presso la sede della Fondazione stessa in via Ostiense 106 – è stata ricordata l’opera di giornalista e politico sempre impegnato in prima linea(Unità,Rinascita,Avvenimenti;,le sue inchieste sull’universo Fiat con tutto quello che rappresentavano i fatti ed i fermenti politici cui il mondo della grande fabbrica torinese diede vita;la sua esperienza di dirigente di vertice nel Pci,prima alla Stampa e Propaganda,poi alla Cultura,membro della Segreteria di Botteghe Oscure dove fu chiamato dallo stesso Berlinguer.Parlamentare per più legislature,Adalberto Minucci ha portato e diffuso le doti del suo sapere politico,accompagnate dalla grande apertura umana che sapeva manifestare con tutti i suoi numerosi interlocutori.Un vasto e significativo percorso insomma,che i partecipanti all’incontro – Diego Novelli,Alfiero Grandi,Vincenzo Vita,coordinati da Paolo Cioli – hanno esaurientemente posto in evidenza.La manifestazione si è avvalsa anche del contributo delle immagini del documentario di A.Ceste,con una interessante testimonianza di Emilio Pugno,sindacalista Fiom e parlamentare.Il volume dedicato ad Adalberto Minucci – edito da Editori Riuniti –ha il titolo di per se eloquente,”Quando a Torino c’era la FIAT”..

domenica 4 ottobre 2015

SCONTRO A PALAZZO MADAMA SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE( SENATO) /CAMBIANO GLI SCHIERAMENTI,S'ACCRESCE LA CONFUSIONE,NONOSTANTE IL FRAGILE ARMISTIZIO INTERNO NEL PD

APS – Anno XX ( nuova serie ) –n°714 di mercoledì 30 settrembre 2015 LA BATTAGLIA IN CORSO PER LA RIFORMA COSTITUZIONALE:IL SENATO/ CAMBIANO LE ALLEANZE MA,NONOSTANTE IL FRAGILE ARMISTIZIO INTERNO NEL PD,CRESCE LA CONFUSIONE. Roma,30/09/15 –(Aps) –Al centro della giostra a Palazzo Madama è sempre il Presidente Grasso che, da uomo prudente, misurato qual è, finisce per essere il bersaglio di tutti gli strali polemici delle opposizioni – Cinque Stelle,Lega Sel in primo luogo –e delle spinte e pressioni di Palazzo Chigi e della maggioranza.Su di Lui infatti vengono esercitate le loro esplicite sollecitazioni,come già accaduto assai di recente dinanzi ad altri contrastati esami di provvedimenti da parte delle due Camere.Proprio nel loro pieno esercizio,in questo momento, di quel bicameralismo che si intende eliminare nelle procedure di legislazione,ovvero di ridurre drasticamente.E’ proprio questo del resto l’oggetto dell’art.1 della riforma del Senato che verosimilmente domani aprirà l’infocato confronto sul testo dell’importante modifica dell’ordinamento costituzionale. A Grasso si guarda perciò per tutte le decisioni rimesse ai poteri e responsabilità del Presidente della nostra Camera Alta che – se tutto andrà in porto secondo gli incontenibili voleri del Premier – starebbe vivendo proprio in queste settimane uno dei suoi ultimi momenti di “massima gloria”.E non c’è dubbio che la fine bicameralismo – a parte le smanie e le insofferenze del Premier e Segretario Pd – è oggettivamente un traguardo di progresso e modernità per le nostre massime istituzioni.Diverso il discorso sul metodo piuttosto confuso se non pasticciato secondo il quale Renzi ha sin qui proceduto.Prima all’ombra del discusso patto del Nazzareno con Berlusconi – che era sembrato subito un azzardo, troppo arrischiato.La scelta di Mattarella per il Colle – riconosciuta a Renzi come forse la migliore mossa azzeccata dall’exSindaco fiorentino, dalla sua tuttora recente apparizione nel firmamento politico nostrano – aveva avuto come diretta conseguenza la disdetta del patto stesso ad opera di Berlusconi,che cercava e cerca – forse inutilmente ed anche un po’ ormai stancamente – la via per fermare la continua emorragia dei resti di Forza Italia – Poi,l’incoraggiamento, da parte sempre di Renzi,alla costruzione di una una cerchia di alleati nuovi (ed anche d’antan:.vedi Verdini ed il suo gruppo in Parlamento) che però attizza malumori e sospetti in chi nel Pd sta seguendo con crescente timore i “concludenti” passi di Renzi verso quel “Partito della nazione”,il suo distacco od indifferenza verso il Pd e la classe politica che lo ha guidato e rappresentato in tutti questi anni.Insomma ,anche la recente Direzione democrat ha lasciato perplessi i più,non solo gli esponenti della cosiddetta “minoranza dem”,ma anche quell’area dialogante della ditta che non ha voluto sinora frapporre ostacoli all’iniziativa seppure alquanto spericolata del Prermier.Tirando le somme la conclusione è insomma sempre la stessa.Il distacco di Renzi e del suo programma riformista da una impostazione di sinistra.La rottura anche vivace con il mondo sindacale in generale,la scuola,il pubblico impiego e così via, che sono stati da sempre il punto di riferimento del Pd e delle sue antiche radici riformiste,nelle varie accezioni dell’aggregato democrat..Si chiami post-comunista,o socialista,cattolico democratico,con tutti i distinguo che si vogliano e che condividiamo circa il superamento dell’ideologismo.Ma non confondiamo le carte in tavola.La socialdemocrazia di piena impronta europea, che accetta le ragioni di un mercato regolamentato,inquadrato in una dimensione rigorosamente sociale,che non snobba(né butta alle ortiche) le forme consolidate di welfare,soprattutto per chi ha meno,per gli esclusi,non può abbracciare la tesi del “partito buono per tutti”,che non ha più suoi valori specifici,che non ha un suo popolo.Sappiano, Renzi e compagni, che questi sono limiti invalicabili.Tutto questo non è affatto tornare ad un socialismo d’antan(che neppure ha fatto sempre ottime prove) ,alla vecchia “ditta” con le eroiche compagne in cucina alle feste dell’Unità.I tempi,certo,sono cambiati.Ma non così tanto,da giustificare” tutta un’altra storia”.Che poi forse neppure ci appartiene.

mercoledì 23 settembre 2015

MA A CHI O A COSA SERVONO LE MEZZE RIFORME DI RENZI ?

APS – Anno XX (nuova serie) – n°713 di venerdì 18 settembre 2015 MA LE MEZZE RIFORME DI RENZI A CHI O A COSA SERVONO? Roma,18/09/15 –(Aps) - Nel suo blog della scorsa settimana,Antonio Ciampaglia scriveva:“ma insomma le “mezze-riforme” di Renzi - pasticciate oltre il lecito,promozionate a piè spinto in tutte le occasioni e pure più - a quale logica rispondono ? A porre fine ai 70 anni - ed ancor prima,in fasce o quasi - di attesa che ci hanno accompagnato sino ad oggi,direttamente dalla nascita della Repubblica ?Sarebbe bello se fosse vero,ma è soltanto una favola cui non credono neppure i più patiti supporter dell'ex-sindaco fiorentino.Lenta od inefficace che sia ,o tutte e due assieme,l’immane carico di dissesto che si può oggi vedere nello stato di fatto oltre che normativo del Paese-Italia,catastrofico fin che si vuole, non si può neppure addebitare a tutta la classe politica italiana,dell’intero arco costituzionale(questa volta si può dire).Sulla riforma del Senato, sul famoso art.2. sull'elettività indiretta con cui si vorrebbe spezzare le gambe non già al bicameralismo - su questo saremmo tutti d'accordo! - ne tappare la bocca ai tanti falsi profeti dell'antipolitica,ma semplicemente eliminare un altro contrappeso all'assai incerto equilibrio istituzionale che si sta disegnando dopo il varo della legge elettorale "maggioritaria" dell'Italicum E tutto il resto del programma riformatore di Renzi ?Con la Rai rimessa sotto l'ombrello dell'abominevole legge Gasparri , con il Jobs Act,con l'eliminazione della tassa sulla casa per tutti ,modesti lavoratori e ricchi possidenti con maxi case di prestigio nel cuore delle grandi città.Una vera distorsione della filosofìa non solo socialdemocratica di sgravare il lavoro, non il patrimonio.E potremmo come è ovvio continuare con l'elenco.L'annotazione è sempre la stessa.Manca una logica di corretta articolazione statuale nel rispetto pieno, integrale della democrazia.Men che mai troveremmo una logica di sinistra,di ispirazione socialdemocratica.Bè,quello è troppo,Andiamo!” Bisogna onestamente convenire che un tale giudizio,contenuto sinteticamente nel post citato, non fa una grinza; può essere semplicemente integrato dal rimanente elenco delle “sofferenze” che nonostante le riforme o riformine di Renzi affliggono tutt’ora il “Paese do’ sole”(anche troppo se combinato ai dissesti idrogeologici che ne conseguono spesso!).E’ vero anche – e possiamo concordare su questo con Renzi:il Premier non ci chiami gufi,per cortesìa ! – che oggi abbiamo però l’opportunità di godere di segnali ancora timidi di una “ripresina” che pure c’è, che avviene da noi come in parecchi altri Stati dell’eurozona.La differenza che da noi sono accompagnati da una piccola tempesta,di tensioni sociali,il pubblico impiego,la scuola con il mondo dei sindacati(di cui è giusto ridiscutere il ruolo,gli ambiti di intervento perché non diventino un partito politico come ha indotto in un primo momento a pensare la cosiddetta”coalizione sociale” di Landini) di cui dalle altre parti non v’è traccia se non a livello disputa politico-culturale forse.Certo il futuro è poi gravido di incognite. Detto di Renzi e del suo stupefacente Partito – che a molti di noi un po’ interessa,che ne dite? – tutto il male ed anche tutto il bene possibile,resta un interrogativo grosso quanto una casa,come si dice,o quanto un grattacielo.Che ha significato l’irruzione di Matteo Renzi sulla nostra scena politica e quali concrete prospettive comporta per il nostro Paese che aspira giustamente anche a crescere di peso in Europa,nel Mediterraneo,sulla scena internazionale?Anche perché in fondo gli italiani non sono peggio degli altri.Un bel dibattito per i Congressi democrat avvenire,per le Leopolde e non solo.Sugli interrogativi che ha portato il renzismo in tutte le sue accezioni,di metodo e di sostanza.Occorre proprio parlarne:bene,approfonditamente,una volta per tutte.