sabato 17 gennaio 2015

LA "SEDE VACANTE" ACCRESCE CONFUSIONE ED INSICUREZZE NEL QUADRO POLITICO/L'INTRECCIO PERVERSO COL NAZZARENO/BIZANTINA A COSTITUZIONE VIGENTE,LA ELEZIONE NON DIRETTA DEL CAPO DELLO STATO

APS – Anno XX ( nuova serie ) – n° 691 di sabato 17 gennaio 2015 LA “SEDE VACANTE” ACCRESCE CONFUSIONI ED INSICUREZZE DEL QUADRO POLITICO/L’INTRECCIO PERVERSO COL NAZZARENO/BIZANTINA,A COSTITUZIO= NE VIGENTE,LA ELEZIONE NON DIRETTA DEL CAPO DELLO STATO Roma,17/01/15 –(Aps) – Come si può definire la attuale anomala situazione istituzionale italiana,che si ripete ovviamente,con problematiche non di poco conto nella metodica e nella scelta stessa del nuovo Presidente,ad ogni scadenza del mandato di quest’ultimo? Non ci pare scorretto – mutuando l’espressione dall’ordinamento di uno Stato quello Vaticano che un tempo si indicava come d’Oltretevere – parlare anche per la nostra Repubblica di “sede vacante”. Bene,per il nostro “conclave” repubblicano mancano a partire da oggi esattamente dodici giorni,e sono appena quattro i giorni addietro,quando il Presidente Napolitano – in perfetta sincronìa con la scadenza da lui stesso indicata – ha rassegnato le dimissioni nel momento stesso in cui si concludeva il semestre Ue a Presidenza italiana,con Matteo Renzi.Il Presidente Napolitano,non c’è bisogno di ricordarlo,concludeva così un suo doppio mandato quasi novennale,dopo la rielezione dell’aprile 2013. Abbiamo ripercorso questa breve cronistoria per rilevare i travagli che puntualmente stanno riproponendosi, ed accentuatamente, di fronte all’appuntamento della elezione presidenziale,sia tra le forze politiche di maggioranza,sia di opposizione,evocando la brutta esperienza di meno di due anni fa quando l’ impasse di Parlamento e Grandi Elettori venne superato facendo ricorso ad una “miracolosa” soluzione.Vale a dire la rielezione –dopo un pressante ripetuto invito della grande maggioranza delle forze politico-parlamentari – dell’uscente Presidente Giorgio Napolitano. Oggi che una soluzione miracolosa di questo tipo non esiste più,come è evidente,resta dinanzi all’Assemblea dei grandi elettori - che si riunirà a Montecitorio per la prima votazione già nel pomeriggio del 29 gennaio - il grande “busillis” del nome su cui far convergere la maggioranza richiesta e che si riduce alla maggioranza assoluta soltanto a partire dalla quarta votazione.Tutto qui il problema?,si potrebbe obbiettare.Si ma anche questa volta che la politica va attestandosi – e ne sta anche preparando,con la nuova legge elettorale,la riforma del Senato e delle Autonomie, le forme nuove in cui dovrebbe articolarsi in un futuro ormai prossimo la nostra democrazia – su una netta concezione maggioritaria,a sostegno della governabilità e con una probabile ulteriore revisione costituzionale per un maggiore equilibrio trai poteri dello Stato;anche questa volta non mancano i problemi.Non solo Renzi qualche capitolo aperto all’interno del Pd ce l’ha tutt’ora aperto,non solo per effetto della ancora vigente legge elettorale al Senato non dispone della stessa ampia maggioranza della Camera.C’è anche l’indubbio pasticcio del Nazzareno,come viene semplificato il nome dell’omonimo Patto siglato esattamente un anno fa tra il nascente astro dei democrat,Renzi,allora in procinto di diventare nel giro di poche settimane il nuovo Presidente del Consiglio,e l’ex Premier Berlusconi,leader in buona parte contestato di una dimezzata ormai Forza Italia,in procinto di essere assoggettato alla applicazione della propria condanna che era stata confermata dalla Cassazione.Un accordo di cui non è stato mai espicitato nei dettagli il contenuto – a parte il sostegno da parte del Cavaliere al programma di riforme istituzionali ed elettorale impostato da Renzi,Segretario del Pd – ma che aveva come punto focale per il Cavaliere un impegno alla ripresa di una propria “agibilità politica”,di cui non si conoscono le possibili modalità di esecuzione.E’facile allora capire come il cosiddetto “Nazzareno” agisca come una palla al piede di chi – come Premier in carica e come Segretario del maggiore Partito – si è preso l’onere di dare le carte nella difficile partita della elezione presidenziale.Un vero e proprio rompicapo,con molti rischi al proprio interno.L’interferenza di questa partita –di per sè oggettivamente anacronistica una elezione così “modellata” del Capo dello Stato – sull’impegnativa agenda parlamentare che di qui al 29 prossimo dovrebbe essere conclusa con l’approvazione della legge elettorale(al Senato) e della riforma del Senato(alla Camera).L’intreccio di questi elementi potrebbe anche portare – bisognerebbe stare molto attenti – od all’elezione di un “Presidente per caso” ovvero di un Presidente non idoneo all’alto ruolo. LO STRAPPO DI COFFERATI SULLE PRIMARIE IN LIGURIA RIATTIZZA CONTRASTI E MALUMORI NEL PD /UN LIMITE ALLA GUIDA “SPERICOLATA” DI RENZI ? Roma,17/01/15 – (Aps) - Dopo che è divenuto ufficiale lo strappo dell’ex Segretario Gen.della Cgil ed attuale deputato europeo,Sergio Cofferati,che a seguito dell’esito delle primarie regionali liguri ha dichiarato di “non poterci più stare nel Pd” sono molti gli interrogativi che s’affacciano.Riguardano le conseguenze su quei settori del Pd che mostrano da mesi ormai aperta insofferenza verso la linea del Premier e Segretario del partito Renzi.Per la verità il discorso “scissione” non sembra appassionare neppure in questa occasione molti esponenti di questo malcontento,eccetto quasi certamente Civati che di scissione parla o la lascia indovinare ad ogni piè sospinto.Ma non è tanto su questi settori del Partito più apertamente contrappostisi al Segretario,quanto su una più larga fascia che non nasconde dubbi e malumori sulle scelte di Renzi e sulle sue modalità di esecuzione piuttosto sbrigative.Che sempre si incrociano con le famose ragioni del Naz= zareno spesso chiamate a far da semaforo regolatore nel cammino parlamentare dei relativi testi legislativi.Sempre in nome di queste intoccabili esigenze della cosiddetta “alleanza per le riforme” stretta con il Cavaliere.Del quale si rimane poi tutti a scrutare rea= zioni e comportamenti della sua residua truppa nelle aule parlamentari.Vi è solo da vedere se da questo più duro contrasto introdotto da Cofferati a Genova non possa davvero scaturire – come è nell’auspicio della più ampia area dei critici moderati del Segretario – quel limite più tassativo alla “guida spericolata” del Pd che va manifestandosi.

domenica 11 gennaio 2015

CONTRO LA MINACCIA TERRORISTICA/DUE MILIONI ALLA MARCIA "REPUBBLICANA"DI PARIGI,QUASI ALTRETTANTI NEL RESTO DELLA FRANCIA/CAPI DI STATO O DI GOVERNO ALLA TESTA DEL CORTEO/UN RASSEMBLEMENT SENZA PRECEDENTI SECONDO IL PARIGINO"LE MONDE"

APS –Anno XX ( nuova serie ) – n°690 di domenica 11 gennaio 2015 PARIGI,FORSE DUE MILIONI ALLA MARCIA “REPUBBLICANA”/RASSEMBLEMENT SENZA PRECEDENTI,PER IL QUOTIDIANO Le Monde” CONTRO ILTERRORISMO, PER LA LIBERTA’ DI TUTTI il Roma,11/01/15 –(Aps) – Impressionante e commovente il senso della imponente manifestazione nella capitale francese,del tutto blindata, con milioni di persone,non soltanto francesi ma anche di molti paesi, europei e non, e di almeno 45, forse anche 50 Capi di Stato e di Governo convenuti a Parigi per testimoniare la loro solidarietà,Alla Francia, gravemente ferita nei giorni scorsi da una non calcolata impennata della violenza terroristica che trova alimento nell’estremismo jhadistico in rapida espansione in molte aree del mondo e che trova il suo fulcro nel vicino Oriente.Uno spettacolo;per così dire,quello offerto oggi dalla grande manifestazione parigina che può ben definirsi la trasposizione plastica della prima forte reazione,a caldo,dopo la terrificante strage nella redazione del periodico satirico,di assai affermata diffusione,”Charlie Hebdo”,che ha portato Parigi,la Francia come quasi tutti gli altri paesi europei,a convergere sulla scritta e lo slogan efficacissimi: “Je suis Charlie”. Da stasera si discuterà a lungo sulla portata e l’investimento politico e morale che comporta l’eccezionale marcia del due milioni nelle strade e nelle piazze più celebrate della “Repubblique”,con alla testa i Vertici di governo dei principali paesi ,nei vari continenti,sotto braccio l’uno all’altro in una testimonianza di eccezionale valore.Molto meglio sarà tuttavia se si riuscirà a decidere sollecitamente ed univocamente in Europa sulle linee e sulla strategìa di risposta comune ai due allarmanti episodi di violenza terroristica che si vogliono direttamente riportati ad un disegno stragistico del Jadismo.Ovvero appartenenti ad una forma di terrorismo molecolare che rappresenta la nuova forma della violenza estrema propagandata dai vertici delle organizzazioni affacciatesi negli ultimi tempi alla ribalta del nuovo fanatismo criminale islamico. Ed anche questo occorrerà capirlo bene.Poichè dipende da quale delle due forme sia stata veramente assunta- da questo fanatismo di nuova generazione- per potersi orientare in una posssibile strategia d prevenzione e di lotta ai così gravi pericoli – come li abbiamo conosciuti questa settimana in Francia – che incombono su obbiettivi e bersagli in tutto il mondo occidentale.

sabato 3 gennaio 2015

PROFILI E CONTENUTI DELL'AGENDA DI GOVERNO NELL'ULTIMA CONFERENZA STAMPA 2014 DI MATTEO RENZI/STRETTA CONNESSIONE TRAI PUNTI DI RIFORME

MOLTI PASSAGGI ROVENTI PER L’AGENDA DI GOVERNO DI RENZI/ STRETTA CONNESSIIONE TRAI PUNTE DELLE RIFORME, TUTTE ASSAI IMPEGNATIVE. Roma,30/12/14 –(Aps) – Nella sua ultima conferenza stampa per il 2014 del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi questo pomeriggio a Palazzo Chigi ha disegnato lo scenario imminente che impegnerà, assieme al Governo,le forze di maggioranza come delle opposizioni.Su che cosa?Sui decisivi passaggi parlamentari che alla Camera come al Senato attendono riforme come quella della legge elettorale,della fine del bicameralismo perfetto,con la Camera Alta non più elettiva ed a ridotta potestà normativa,la riforma della P.A.e via discorrendo.Esse dovranno prevedibilmente lasciare il passo alle votazioni per il nuovo Capo dello Stato dopo le preannunciate dimissioni di Napolitano le quali saranno meno informalmente confermate nel messaggio di Capodanno dal Quirinale. Molto si è detto e molto di più si dirà a partire dalla prossima settimana con la riapertura del Parlamento,quando l’intreccio con i problemi che solleva la elezione presidenziale saranno ulteriormente delibati da osservatori come dalle forze politiche con maggiore peso e responsabilità anche dinanzi a siffatto passaggio.Ma non v’è dubbio che le problematiche complesse relative alla scelta del nuovo Capo dello Stato non fanno davvero scolorire polemiche ed ostacoli che stanno difronte a Renzi.Soprattutto all’interno del suo stesso partito,dove campeggia la cosiddetta minoranza dem, sia pure ormai di forza e dimensioni ridotte,a causa della formazione di un ben consistente gruppo dei cosiddetti “bersianiani” che le ragioni del dialogo interno e delle prioritarie esigenze della salute della “ditta” e della sua unità ha sempre privilegiato sopra ogni altro obbiettivo.Da questo punto di vista la navigazione di Renzi e della sua compagine di Governo dovrebbe forse ora trovare motivi di forse minore difficoltà.Restano i rapporti con gli altri alleati.Quelli del Patto del Nazzareno(tradotto in volgare,Berlusconi) e quelli direttamente imbarcati nella coalizione di maggioranza.Come Alfano ed i resti della Scelta civica di montiana memoria.Sulla fedeltà di ciascuno di questi soggetti difficile mettere la mano sul fuoco.Le motivazioni che muovono la loro bellicolosità sono disparate.Muovono tuttavia tutte dalla stessa premessa:procurarsi ad ogni costo una visibilità operosa,nel tentativo non facile di apparire comunque parte del gioco,per appropriarsi di un angolo di scena.

giovedì 1 gennaio 2015

L'ULTIMO MESSAGGIO DI CAPODANNO DI NAPOLITANO/UN ALTO LASCITO POLITICO E MORALE PER CHI GLI SUCCEDERA' ,PER GLI ITALIANI,LA CLASSE POLITICA

APS –Anno XX ( nuova serie) –n°689 di mercoledì 31 dicembre 2014 IL MESSAGGIO DI NAPOLITANO:UN LASCITO MORALE E POLITICO SOPRATTUTTO PER QUANTI DOVRANNO ELEGGERE IL SUO SUCCESSORE AL COLLE Roma,31/12/14 –(Aps) –La conferma da parte del Presidente Napolitano della sua decisione ormai irrevocabile di lasciare a breve la massima carica istituzionale che egli occupa da poco meno di nove anni – come avvenuto questa sera nel suo ultimo messaggio di Capodanno agli italiani – sta per aprire formalmente un passaggio impegnativo della nostra vita pubblica.Si,perché diciamolo chiaramente,non sarà facile sostituire Napolitano al Quirinale,dove la sua opera di lucido ed equilibrato tessitore-mediatore democratico è stata sempre in evidenza in questi lunghi anni.Giorgio Napolitano – o “Re Giorgio”, come ebbe a definirlo poco più di tre anni fà il Wahington Post in occasione dell’incoronazione con l’incarico di governo a Mario Monti dopo le note travagliate vicende cha avevano trascinato l’Italia dentro il vortice della crisi che aveva scosso l’eurozona –si è confermato personalità di,squisita,rara impronta democratica,sempre impegnato in un personale sforzo di ricerca tesa a conciliare le radici della sinistra con le forme e con la cultura politica del riformismo gradualista della sinistra in Occidente.Non a caso egli era stato il capofila della corrente cosiddetta “migliorista” nel Pds,prima della nascita del Pd,Presidente dell’Assemblea di Montecitorio,più volte Ministro.Insomma,senza voler straripare in giudizi eccessivamente elogiativi,Napolitano ha portato al Colle, al vertice dello Stato italiano uno stigma di cultura politica e istituzionale,di competenza, difficilmente uguagliabile.Per queste ragioni che si congiungono a quelle di una perdurante crisi che investe la crescita e l’occupazione intrecciata con quella“debolezza di sistema” che fa parte ormai del nostro assetto pubblico istituzionale la ricerca e l’elezione di un successore di Napolitano al Colle appare oggi un’operazione non facile.Anche senza voler aggiungere che a questa duplice crisi Renzi sta cercando di portare rimedio con una serie di misure o riforme alcune delle quali al traguardo, e proprio per il sostegno e l’incoraggiamento costante venutogli da Napolitano. L’obbligo che è di tutti e di ciascuno,come proprio stasera ha voluto ribadire il messaggio del Capo dello Stato,di uno sforzo collettivo per far positivamente fronte ai bisogni della comunità nazionale, si evidenzia anche dinanzi a questa suprema esigenza che reclama il nostro sistema istituzionale.Per questo sembra prevalere la consapevolezza della necessità di individuare la figura di un politico che sappia rientrare nei tratti dell’identikit che Giorgio Napolitano ha implicitamente disegnato con la sua opera quasi novennale al Quirinale.E proprio da qui potrebbe purtroppo iniziare il nuovo giro di questo impegnativo gioco dell’oca della elezione al Colle del dopo Napolitano. MOLTI PASSAGGI ROVENTI PER L’AGENDA DI GOVERNO DI RENZI/ STRETTA CONNESSIIONE TRAI PUNTE DELLE RIFORME, TUTTE ASSAI IMPEGNATIVE. Roma,30/12/14 –(Aps) – Nella sua ultima conferenza stampa per il 2014 del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi questo pomeriggio a Palazzo Chigi ha disegnato lo scenario imminente che impegnerà, assieme al Governo,le forze di maggioranza come delle opposizioni.Su che cosa?Sui decisivi passaggi parlamentari che alla Camera come al Senato attendono riforme come quella della legge elettorale,della fine del bicameralismo perfetto,con la Camera Alta non più elettiva ed a ridotta potestà normativa,la riforma della P.A.e via discorrendo.Esse dovranno prevedibilmente lasciare il passo alle votazioni per il nuovo Capo dello Stato dopo le preannunciate dimissioni di Napolitano le quali saranno meno informalmente confermate nel messaggio di Capodanno dal Quirinale. Molto si è detto e molto di più si dirà a partire dalla prossima settimana con la riapertura del Parlamento,quando l’intreccio con i problemi che solleva la elezione presidenziale saranno ulteriormente delibati da osservatori come dalle forze politiche con maggiore peso e responsabilità anche dinanzi a siffatto passaggio.Ma non v’è dubbio che le problematiche complesse relative alla scelta del nuovo Capo dello Stato non fanno davvero scolorire polemiche ed ostacoli che stanno difronte a Renzi.Soprattutto all’interno del suo stesso partito,dove campeggia la cosiddetta minoranza dem, sia pure ormai di forza e dimensioni ridotte,a causa della formazione di un ben consistente gruppo dei cosiddetti “bersianiani” che le ragioni del dialogo interno e delle prioritarie esigenze della salute della “ditta” e della sua unità ha sempre privilegiato sopra ogni altro obbiettivo.Da questo punto di vista la navigazione di Renzi e della sua compagine di Governo dovrebbe forse ora trovare motivi di forse minore difficoltà.Restano i rapporti con gli altri alleati.Quelli del Patto del Nazzareno(tradotto in volgare,Berlusconi) e quelli direttamente imbarcati nella coalizione di maggioranza.Come Alfano ed i resti della Scelta civica di montiana memoria.Sulla fedeltà di ciascuno di questi soggetti difficile mettere la mano sul fuoco.Le motivazioni che muovono la loro bellicolosità sono disparate.Muovono tuttavia tutte dalla stessa premessa:procurarsi ad ogni costo una visibilità operosa,nel tentativo non facile di apparire comunque parte del gioco,per appropriarsi di un angolo di scena.

domenica 30 novembre 2014

"PRIMA IL COLLE POI LE RIFORME"/MA RENZI DICE NO AL RICATTO DELL'EX CAV.NELL'INTEMERATA DI MILANO/ANNICHILITO DAL VOTO PER FI ALLE REGIONALI

APS – Anno XIX ( nuova serie ) – N°688 di domenica 30 novembre 2014 “PRIMA IL COLLE POI LE RIFORME”/MA RENZI DICE NO AL RICATTO DELL’EX CAV.NELL’INTEMERATA DI MILANO/ANNICHILITO DAL VOTO FI ALLE REGIONALI Roma,30/11/14 – (APS) – In una domenica lavorativa a tutti gli effetti per la politica,a Montecitorio è arrivato questo pomeriggio il via libera della Camera - dopo che ieri aveva già largamente superato la fiducia posta per tre volte sui maxi emendamenti in cui è stato spacchettato il provvedimento - alla Legge di Stabilità.Un tassello questo tutt’altro che indifferente per la politica economica del Governo,a favore delle famiglie e delle imprese;in una cornice anche temporale che da il senso e la misura di quanto sia impegnativo l’attuale passaggio del quadro politico.Ma la domenica politica registra anche un altro rilevante botta e risposta tra il Premier e l’ex Cav.Berlusconi che, scottato dalle ultime brucianti sconfitte (l’8 per cento appena alle regionali emiliane), si era lanciato ieri in una temeraria uscita pubblica sulla piazza di Milano, dalla quale ha lanciato il suo guanto di sfida:prima delle riforme di Renzi (che poi a detta dell’exCav. sarebbero quelle da sempre proposte dal centrodestra!) accordo sul successore di Napolitano che peraltro ancora non si è formalmente dimesso,come sappiamo.Renzi non ha atteso a replicare : il patto del Nazzareno va rispettato nella sua sostanza e da entramber le parti.Dunque,niente ricatti. Dobbiamo peraltro ricordare che è appena di sette giorni fa il voto regionale in Emilia Romagna e Calabria – altre due Regioni conquistate dalla Sinistra( senza trattino,come Renzi stesso tiene a precisare anche se in contrasto con le forti dispute interne al Pd e con il Sindacato di riferimento che da sempre è stata la Cgil) che hanno evidenziato un pauroso balzo in avanti dell’astensionismo,con soltanto il 37% recatosi alle urne nell’Emilia Romagna e con poco più,il 42%,in Calabria, che non possono non far seriamenre riflettere la classe politica, sul largo senso di sfiducia che prevale trai cittadini verso la politica stessa.Ed anche a proposito dei minori consensi attorno alle liste del Pd in Emilia-Romagna - regione tradizionalmente “rossa” e per definizione sempre schierata con la Sinistra – la flessione del voto al Pd(che ha vinto comunque la competizione amministrativa ma con una cifra assoluta di voti consistentemente inferiore rispetto ad ogni altra consultazione popolare) non poteva non essere messa in relazione con lo strappo a “sinistra” determinatosi attorno ai democrat con il Jobs,art.18 e tutte le polemiche che ne sono discese,a cominciare dall’essere di sinistra oggi,.per finire all’encomio recentissimo di Renzi agli imprenditori” : ai lavoratori no?”,gli è stato obbiettato. Insomma,in una temperie che certo non appare rasserenata all’interno di quello che oggi si conferma il solo partito-risorsa per il consolidamento democratico e per un mirato piano di crescita del Paese,ci si avvia ad una fase ancor più impegnativa in cui al completamento urgente e necessario del piano delle riforme, attese anche in Europa,si somma oggi la questione non meno spinosa di un ormai preannunciato avvicendamento a scadenza breve,probabilmente non ravvicinatissima,al Quirinale tra Napolitano – il cui rinnovo per ragioni eccezionali era stato accolto da Napolitano stesso soltanto alla condizione di una sua breve durata – ed il suo successore.Non si può non aggiungere che - mentre prende corpo un’alternativa di destra lepenista poco promettente,cui sta abilmente dando vita il successore di Bossi,Salvini,su una piattaforma di questa nuova Lega che da federalista diventa nazionalista, viene mandato in soffitta il secessionismo per anni sbandierato più che altro folcloristicamente.Sfruttando viceversa oggi,da parte di Salvini, la disperazione e la rabbia,di varia origine che è certo presente in larghi strati della popolazione Infine,per completare il panorama,la crisi progressiva profonda dell’MS5,che ad ogni elezione ormai perde colpi,mettendo in mostra la vacuità ed il velleitarismo dei propri inutili proclami.Beppe Grillo – che si “sente un pò stanchino”,come ha lui stesso dichiarato in uno dei suoi ultimi show,dedicato alle pulizie interne trai cittadini-deputati,con minacce o decretazioni di espulsione,sempre sulla base formale delle irregolarità o mancanza di rendicontazione spese – ha confessato in buona sostanza la propria delusione per la fermata così brusca del movimento.Dal Parlamento come pure dalle altre pochissime esperienze di potere locale emerge con chiarezza che lo stare in panchina non giova.Si da la conferma definitiva della totale incapacità dei 5S a misurarsi con i problemi reali della gente.del Paese.Una coclusione sulla quale in verità vi erano pochi dubbi.

sabato 15 novembre 2014

RECESSIONE CHE NON ARRETRA,SCIOPERO SOCIALE E MALESSERE IN MOLTE PIAZZE D'ITALIA/NEPPURE RENZI ARRETRA CON LE SUE RIFORME/IL DIBATTITO NEL PD SUL CHI DEVE CAMBIARE CANALIZZATO IN UNA SALUTARE DIALETTICA?

APS – Anno XIX ( nuova serie ) n°687 di sabato 15 novembre 2014 RECESSIONE CHE NON ARRETRA,DISAGIO SOCIALE NELLE PIAZZE/LO SFORZO DI RENZI:DARE SBOCCO ALLE SUE RIFORME IMPEGNATIVE MA NECESSARIE Roma,15/11/14 – (Aps)-E’ un dibattito ininterrotto quello che è dato da registrare all’interno od attorno al Pd quando è sembrato che la”irruenza “ del giovane Premier potesse mettere a repentaglio la stessa coesione del partito di cui egli è Segretario(oltrechè ,appunto,attivissimo Premier).Riguarda, da caso a caso,.l’auspicio di un cambio di passo del Leader,o viceversa di un diverso atteggiamento dell’altra componente,quella minoritaria,della” vecchia guardia” che raccoglie come si sa anche molti big democrat ,da Bersani a D’Alema, a tanti altri esponenti ,vecchi e nuovi,di rilievo del Partito.Dibattito ed interrogativi che diventano tanto più incalzanti dinanzi ad occasioni in cui “i due Pd”,come vengono individuati,sono addirittura impegnati in eventi diversi,ed apparentemente contrapposti.Come è accaduto qualche settimana fa con la riunione annuale renziana della Leopolda a Firenze ed,in contemporanea, la riuscita mobilitazione di Cgil e Fiom a piazza San Giovanni a Roma.Chi e come dovrebbe dunque cambiare?La risposta la possiamo riprendere da un bell’editoriale del quotidiano Europa,dedicato alla predetta circostanza: “È da quando è sulla scena, che più o meno ogni giorno – scrive Europa - qualcuno chiede a Matteo Renzi di essere diverso da come è. Per un periodo l’ha fatto anche Europa, quando temeva che gli scossoni che il rottamatore dava al Pd, allora malato, potessero ammazzarlo.Era un pronostico assai diffuso al tempo (sembra un secolo fa, sono appena due anni). Non so se fosse da assimilare alle odierne gufate, in ogni caso era un timore sbagliato. Oggi dire che Renzi abbia guarito il Pd è un eufemismo. E dovrebbe bastare questo a chiudere le polemiche sulla Leopolda: pur senza esporre bandiere del Pd, la verità è che le Leopolde hanno salvato il Pd, fin dalla prima edizione. Prima come incubatrici, poi come vettori del gruppo dirigente che ha portato i democratici a governare l’Italia, a battersi in prima fila in Europa, a divenire oggetto d’attenzione per i progressisti nel mondo.Più che sbagliato, è inutile chiedere a Renzi di cambiare. Qualsiasi istanza di normalizzazione, rivolta con le migliori intenzioni, cadrà nel vuoto. Renzi può cambiare tattica e tempi, anzi è rapidissimo a farlo, ma non cambierà mai prassi operativa. È un po’ come per la Leopolda: tutti si interrogano su come debba per forza cambiare (o sparire) ora che il renzismo è partito, governo, istituzione; Renzi, senza interrogarsi troppo, si siede al solito banco da dj e conduce il solito gioco.Il fatto è che sono gli altri, sostenitori e avversari, che dovrebbero cambiare e non l’hanno fatto.” Ecco,partendo da questa conclusione che si può forse andare nella giusta direzione.Nel senso che un dibattito plurale indirizzato ad individuare una nuova identità riformista calata nel tempo che attraversiamo e che ha cambiato molti dati di fondo della società,del contesto in cui ci muoviamo,in Europa e non solo;tutto questo non solo non è limitativo,può dare bensì maggior forza ad un partito della grande tradizione socialdemocratica europea e che in Italia e nel Vecchio Continente mira oggi a giocare una partita di primo piano. Si vorrà probabilmente obbiettare:ma con tutto quello che sta accadendo non solo sullo scenario italiano(su tante piazze lo “sciopero sociale” che è segnale nuovo di malessere diffuso ed assieme un ottimo investimento per gli imprenditori della violenza,dai Salvini,ai Borghezio -non parliamo dell’usurato showman dei 5Stelle e dei suoi comprimari - ai vecchi e sfiancati burattinai del rigurgito fascista sempre in agguato) il Pd crede ancora di poter governare il quadro d’assieme del Paese percorso da così tante tensioni?La risposta non può essere che sì.Intanto per mancanza della benchè minima alternativa credibile e concretamente spendibile.In secondo luogo,perché il Pd è appunto una grande forza democratica riformista, erede di una collaudata esperienza della cultura politica,di proposta e di governo, socialdemocratica europea,consistentemente premiata dal consenso popolare(quasi il 41%) alle ultime consultazioni di fine maggio per le europee,facendone il principale partito del riformismo democratico(il Partito del socialismo europeo,il Pse).Infine,perché esso è impegnato in un duro ma sin qui vittorioso tentativo di dare all’Italia una cornice di riforme in materia economica,del lavoro,delle istituzioni che dovrebbero farne uno dei paesi che meglio di ogni altro in Europa sta per compiere il grande balzo in avanti,con l’assetto più innovativo in materia politica,economica iastituzionale,come della garanzia dei diritti del cittadino.Passaggi certamente assai impegnativi,ma sin qui positivamente già avviati in sede parlamentare.Portare a compimento l’opera riformatrice del Governo Renzi significherà oltretutto affrontare con più fondate ragioni nella Ue,con la nuova Commissione appena insediata, la partita imperniata sul trinomio riforme-flessibilità-austerity a cui l’Italia resta,come sappiamo,fermamente interessata. Anche in virtù di una siffatta promettente cornice,ben venga dunque il dibattito interno al Pd sul cambiamento,sul chi deve prima cambiare e cosa.Sarà motivo utile a rivitalizzare energie per un interno salutare confronto di cui un grande partito come il Pd ha sempre estremo bisogno.

martedì 4 novembre 2014

RICUCIRE I FILI DI UN MODERNO RIFORMISMO DI GOVERNO/DI CERTO SGRADITO A DESTRA ED ESTREMA POPULISTA/INDISPENSABILE ALLA RIPARTENZA ED ALLA CRESCITA DEL PAESE

APS – Anno XIX ( nuova serie ) –n° 686 di martedì 4 novembre 2014 RICUCIRE I FILI DI UN MODERNO RIFORMISMO DI GOVERNO CERTO SGRADITO A DESTRA E ALL’ESTREMA POPULISTA/UTILE ALLA RIPARTENZA DEL PAESE Roma,04/11/14 – (Aps) – Non è proprio dei migliori il clima politico in questo momento.In generale, ma soprattutto all’interno della maggioranza e del più vasto universo della politica, della cultura, del mondo del lavoro,sindacati in primis,che sono sempre stati catalogati,per antonomasia, come la sinistra. Fibrillazioni attraversano in tutti i sensi di marcia il vasto corpo del Pd.Dai vertici agli esponenti impegnati in prima linea nell’opera di governo,con la complessa agenda che la connota, a tutti i dirigenti di fede renziana o della cosiddetta minoranza che mordono il freno per dare più visibilità a progetti,contropoposte La cosa che più allarma è la nuova categoria politica - imperiosamente lanciata da “superautorevoli” esponenti del nuovo corso - che vorrebbe di “sinistra” unicamente chi si allinea alla”trasformazione” (non al trasformismo?) che si vuole attuare,altrimenti fatalmente si è di “destra”.In verità ci sembra un gioco un po’ bizzarro,mirato a trasformare,si,ma che cosa?Per effetto di illusionistiche magìe, la realtà, politica ,sociale, economica,italiana e non solo,forse anche del più esteso contesto geopolitico in cui ci muoviamo? Il quadro purtroppo è più serio.Perchè che la situazione del nostro Paese in particolare, ma anche dell’Europa,eurozona,non,v’è dubbio che essa rimanga pesante.Dati statistici - e rilevazioni autorevoli anche in sede internazionale alla mano - confermano l’andamento sostanzialmente fermo,non lontano dal segno negativo dell’economia ,i limitati se non controproducenti effetti di alcune delle misure contenute dal nostro Piano di Stabilità,che riducono la crescita auspicata a frazioni di punto.C’è in altri termini da lavorare ancora sodo da noi.E così anche per tentare di modernizzare ed efficientare la macchina dello Stato, come di amministrazioni periferiche ed enti locali ;e via dicendo anche per gli numerosi ed importanti campi toccati dalle riforme di Renzi, per risalire la china sulla quale eravamo decisamente incamminati dalla seconda metà del primo decennio duemilla.Per non parlare degli ancora più lontani inizi del nostro disastro contabile ed economico.In altre parole,è venuto anche per Matteo Renzi il tempo delle scelte.Il nuovismo come sinonimo di moderenizzazione, come adeguamento alle nuove dinamiche delle realtà sociali ed economiche,lo sveltimento delle regole per lo stesso mercato del lavoro,va bene.Mettere mano alla demolizione di conquiste simboliche fin che si vuole,che rappresentano tuttavia anche nel mondo di oggi diritti fondamentali dei prestatori d’opera:questo davvero non si può.Come non si possono usare toni sprezzanti nei confronti dei sindacati,come la Cgil, che con più coerenza quei lavoratori continua a rappresentare..Sindacati e lavoratori che devono continuare ad essere e rappresentare l’ineliminabile base di una forza di netta impronta riformista quale deve evidentemente ancora poter essere il Pd.Un limite obbligatorio,questo,e perciò invalicabile. Che abbiamo sentito viceversa fortemente scosso in queste settimane.Dall’ultima Leopolda ed alla non sempre edificante passerella più volte rimirata tra le suggestioni della vecchia stazione medicea,alla imponente manifestazione sindacale di sabato scorso a piazza S.Giovanni a Roma,ai poco esaltanti episodi di violenza,due giorni dopo, a danno dei manifestanti:i cinquecento operai della Thiyssen di Terni,radunati nella Capitale in difesa del proprio posto di lavoro seriamente minacciato.Ecco, se veramente tutti vogliamo “cambiar verso” al Paese,oggi dobbiamo e subito compiere un gesto che è nella nostra piena disponibilità.Dobbiamo voltar pagina nella dialettica e nelle relazioni – rafforzandole e migliorandole - all’interno di un partito e del suo mondo di riferimento naturale che è e rimane il il sindacato.Se vogliamo conservare la forza propulsiva del riformismo socialdemocratico del Pd.Con esso salvaguardare e possibilmente incrementare quel ragguardevole capitale di consensi raccolto nel voto europeo del maggio scorso.E’ vero che il Pd deve coltivare la legittima ambizione di conservare ed andare oltre l’inaspettato 40,08 % delle europee.Ma attenti a non confondere le lingue,come suol dirsi,con improbabili e poco definiti “partiti della nazione” di cui pure si è sentito,ed in più occasioni parlare.Si tratta di progetti ed idee che davvero non possono avere appeal nel vasto popolo del Pd.